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Casamicciola, la pulizia degli alvei diventa un intrigo

Rimpallo di responsabilità tra Regione e Comune per la manutenzione dei canali tombati a rischio ostruzione. Per l’intervento a La Rita, la Città metropolitana sollecita la stipula degli accordi tra l’ente del Capricho e i privati proprietari nell’area

Continua il botta e risposta tra il Comune di Casamicciola e la regione Campania sulla questione degli alvei tombati. Parliamo di quei canali di raccolta delle acque, che nei pressi delle zone abitate sono stati irreggimentati al di sotto della sede stradale, e che hanno necessità costante di manutenzione e pulizia per scongiurare disastrosi effetti dovuti all’ostruzione di tali tratti. E la stagione invernale è un periodo-chiave per un territorio soggetto a seri rischi di dissesto idrogeologico come quello casamicciolese. Abbiamo parlato di botta e risposta perché a dicembre il sindaco del Comune termale aveva nuovamente segnalato alla Regione lo stato degli alvei tombati, subito dopo le forti piogge. L’Ufficio tecnico si era attivato per verificare i tombati di Cava Fasaniello – Negroponte, Cava Senigallia – Via Nizzola, Cava Pozzillo – Via Monte della Misericordia. I tecnici avevano redatto un verbale segnalando la presenza di detriti e vegetazione negli alvei, evidenziando in particolare un fortissimo stato di abbandono presso Cava Pozzillo, col rischio di gravi ostacoli al regolare deflusso delle acque e di conseguenza di pericoli per l’incolumità pubblica e privata. Il primo cittadino aveva quindi chiesto un intervento urgente per la manutenzione dei canali allo scopo di ridurre i rischi per le aree in questione, ricordando esplicitamente che tali interventi sono di competenza della regione.

Tuttavia anche stavolta la Regione, tramite la Direzione generale per la difesa del suolo e l’ecosistema, ha “rimproverato” il Capricho di non aver mai risposto alle numerose richieste e ai solleciti inviati dalla Regione, a partire addirittura dal marzo 2018, quando la Direzione sollecitò l’ente a disporre ogni azione utile per “la concreta ed urgente attuazione degli interventi programmati e già finanziati” e a trasmettere dettagliata relazione sullo stato di attuazione e sui tempi di realizzazione. Non solo: la Regione ha ricordato che nel maggio 2019 aveva inviato un ulteriore sollecito al Comune, in seguito alla richiesta di notizie dell’Arma dei Carabinieri, su delega d’indagini, in merito alla stabilità dei versanti e alla messa in sicurezza dell’alveo Cava del Monaco. Altri solleciti risalgono all’ottobre e al novembre 2019, ai quali – secondo la Regione – non c’è stata risposta.

Anzi, la Direzione generale è passata per così dire al contrattacco, chiedendo “con urgenza” di rispondere in qualità di “soggetto attuatore” a una serie di quattro note inviate tra il 2018 e 2019 dopo aver eseguito una ricognizione degli interventi programmati e finanziati, e del relativo stato di attuazione.

La pretesa della Regione si poggia sul fatto che le zone interessate dagli alvei sono oggetto sin dal 2016 di cospicui finanziamenti, oltre quattro milioni e mezzo di euro, per la sistemazione e manutenzione ordinaria e straordinaria, i cui soggetti attuatori sono proprio i Comuni di Casamicciola, Lacco Ameno e la Città metropolitana.

La missiva della Regione finisce così per tramutarsi in un rovesciamento della richiesta, in quanto viene intimato al Comune di accordarsi col Genio civile e con l’ex struttura regionale per la difesa del suolo, per adottare “ogni azione ed iniziativa, volte ad assicurare la manutenzione ordinaria e straordinaria del reticolo idrografico di competenza”. Inoltre il Comune insieme all’Autorità di Bacino viene compulsato a verificare la situazione di rischio residuo e individuare ogni azione diretta alla definizione del quadro organico delle misure di mitigazione a medio-lungo termine, tra cui la sistemazione idraulico forestale del versante,compresi i sistemi di regimentazione e convogliamento a recapito delle acque, in coerenza dei piani stralcio per l’assetto idrogeologico vigenti.

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Tali misure ed interventi dovranno poi essere sottoposti alla Direzione generale per la difesa del suolo e l’ecosistema, alla Direzione generale per le risorse agricole, alla Direzione generale per i Lavori pubblici e la Protezione civile, e alla Prefettura. Il tutto allo scopo della definizione delle azioni immediate e programmatiche previste dal Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, il ripristino e la tutela ambientale, approvato col Dpcm 20 febbraio 2019.

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Dulcis in fundo, la Regione sottolinea che l’adozione dei provvedimenti in materia di salvaguardia e tutela della pubblica e privata incolumità, a norma dell’art. 54 del Tuel e del Dlgs 1/2018 resta nella “competenza del sindaco,nella qualità di Autorità locale di Protezione civile”, il quale deve anche porre in essere ogni azione e provvedimento, per ottemperare alle prescrizioni dettate dai piani stralcio per l’assetto idrogeologico, per la tutela della incolumità pubblica e privata e per la salvaguardia dell’ambiente. Dunque, la partita a scacchi tra Comune e Regione è ben lontana dal risolversi: il guaio è che i rischi idrogeologici non vanno di pari passo coi tempi della burocrazia.

LA RITA. Intanto, dalla Città Metropolitana è arrivato al Capricho il Piano particellare da utilizzare per i lavori di manutenzione idraulica e di sistemazione del bacino dell’alveo La Rita al confine tra i comuni di Casamicciola e Lacco Ameno. Il piano è stato redatto dallo “Studio area progetto Associati”. La Città Metropolitana ha chiesto al Comune di Casamicciola “in considerazione dell’importanza e dell’urgenza dei lavori” di fornire “fattiva e cortese collaborazione provvedendo a contattare i proprietari delle particelle interessate al fine di acquisire il loro preventivo assenso alla stipula degli accordi bonari che poi verranno formalizzati e siglati tra gli stessi e la Città Metropolitana di Napoli”. L’ente ha infatti sottolineato che la stipula degli accordi è necessaria e indispensabile per l’inizio dei lavori, visto che l’ex Provincia non ha la titolarità delle aree che saranno oggetto degli interventi e un’eventuale procedura di esproprio comporterebbe tempi lunghissimi ed inconciliabili con l’esecuzione dell’intervento.

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