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Così la povertà ha “avvolto” anche Ischia

Ieri al Palazzo della Curia vescovile di Ischia il convegno sulla crisi economica e l’esclusione sociale. I numeri del problema, ma anche le prospettive per l’immediato futuro

Molti esponenti della politica e della società civile locale hanno partecipato ieri pomeriggio al convegno sulla crisi economica e la povertà in tempo di Covid, svoltosi al Palazzo della Curia vescovile di Ischia. Un problema cresciuto in maniera esponenziale in questi due anni di emergenza sanitaria, con il morso della crisi che ha affondato i denti in profondità nel tessuto sociale. Moderato da Marianna Sasso, l’incontro ha visto l’intervento del dottor Walter Nanni, della Caritas nazionale, che con l’ausilio di alcune slide proiettate in sala ha illustrato i numeri di una crisi che ha colpito pesantemente soprattutto i settori della ristorazione, del turismo, degli esercizi commerciali, ma anche le attività culturali, lo sport, l’assistenza personale, il settore educativo.

Altro approfondimento è stato condotto dal dottor Alessandro Sovera, della Caritas di Rovigo: ammontano a ben 1200 miliardi di dollari le perdite del settore turistico mondiale, che negli ultimi 15 anni era in espansione costante. Il lavoro stagionale è un settore “debole”, a rischio, cosa peraltro prevedibile e che col covid ha rivelato tutte le sue fragilità, anche se, in un territorio caratterizzato da province autonome come quelle del nord-est, la “botta” è stata sopportata meglio. Un aspetto fondamentale, è quello delle “comunità”, che non è antitetico al concetto di “istituzioni”. C’è infatti un forte legame, una continuità, tra i due concetti. Località concentrate come Riva del Garda hanno saputo trovare risposte alla crisi in maniera coesa. In realtà più estese come Venezia (9% delle presenze turistiche annuali sul territorio italiano), è stato più difficile rispondere alla mazzata della pandemia, il cui impatto è stato devastante. Si pensi, ha aggiunto Sovera, all’indotto enorme della crocieristica. In tale contesto è impossibile che gli addetti al welfare possano prevedere ogni imprevisto.

Di cui la necessità di provare a insistere sulla cultura della solidarietà. Chi ha bisogno di aiuto, ha bisogno di “professionista dell’aiuto”, oppure di una cultura diffusa della solidarietà? Le misure predisposte dalle istituzioni devono essere il punto di arrivo in un ambito già permeato dalla solidarietà diffusa, “orizzontale”.

In due anni il numero delle famiglie isolane aiutate dalla Caritas è addirittura quadruplicato

In tale ottica la Caritas va oltre la pur doverosa e meritoria distribuzione di generi di prima necessità. Senza la solidarietà diffusa, l’umanità non avrà armi quando ci sarà un altro pericolo come l’attuale pandemia.

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Ciro Grassini, della Caritas di Pozzuoli, coordinatore dossier sulle povertà della Campania, ha fornito altri dati significativi: dal 2019 al 2020 le famiglie che si sono rivolte ai centri d’ascolto Caritas sono passate da oltre ottomila a oltre quattordicimila. Fra l’altro, la Campania è la regione che riceve il maggior numero di aiuti, a partire dal reddito di cittadinanza, ma ciò non è bastato. I dati di genere confermano che sono soprattutto le donne a prendersi sulle spalle le responsabilità familiari e quindi a rivolgersi ai centri d’ascolto. Alto è il numero di famiglie che sono finite in grandissime difficoltà economiche, e la maggiore fragilità occupazionale è anche legata alla modesta scolarizzazione. Il Pnrr è un’occasione storica, secondo Grassini, che potrebbe fare la differenza, e di cui bisogna approfittare per far crescere la nostra economia, dando situazioni di vita e di lavoro stabiliti a tante persone. Bisognerà vigilare sull’impiego di tali risorse, affinché non vadano a finire a chi non ne ha bisogno.

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Mario Di Sapia, volontario Caritas, ha introdotto la visione di un filmato che ha ricordato i primi durissimi mesi della pandemia e l’azione sul territorio a favore dei bisognosi, mentre il parroco di Lacco Ameno Don Gioacchino Castaldi, direttore della Caritas diocesana di Ischia, ha ricordato quel marzo del 2020, quando l’attesa ripresa della stagione turistica venne spazzata via dall’esplosione della pandemia, mentre il dottor Ciro Di Gennaro, in servizio all’ospedale Rizzoli, ha voluto ringraziare la popolazione isolana per la solidarietà ricevuta durante la durissima lotta contro il contagio che aumentava.

Alessandro Sovera, della Caritas di Rovigo: «La solidarietà deve diventare un elemento costitutivo della comunità locale, altrimenti di fronte a un nuovo evento come la pandemia non ci sarà scampo»

Maria D’Ascia ha insistito sulla necessità di percorsi che portino all’autonomia, e non solo alla solidarietà, ma soprattutto sulle misure necessarie a eliminare l’odioso fenomeno dei senza-dimora, che sull’isola è in aumento. Un problema umano e sociale, che però molti commercianti e istituzioni riducono a mero problema di ordine pubblico, quasi cancellando l’umanità di queste vittime.

Coordinatrice della Caritas ischitana, Luisa Pilato ha rimarcato l’importanza di affiancare, alle pratiche solidaristiche, l’individuazione di reali soluzioni che consentano di superare definitivamente le condizioni di indigenza.

In rappresentanza dei lavoratori stagionali, Ferdinando Caredda ha delineato un breve report sulla situazione di chi opera nel settore, citando una proposta di emendamento legislativo che potrebbe consentire di migliorare la loro situazione, in un contesto dove la Caritas in due anni ha visto quadruplicarsi il numero di famiglie da aiutare. Di qui la necessità di un nuovo umanesimo nel mondo del lavoro, dove la persona non deve essere annullata dal profitto.

La pandemia ha accentuato anche la condizione di solitudine dei malati oncologici, come ha testimoniato Paola Falco, infermiera che ha operato anche in Italia Settentrionale e che ha sperimentato anche la malattia. Fare rete è fondamentale per combattere la malattia, e proprio durante la conferenza il dottor Di Gennaro ha annunciato l’istituzione di un servizio di sostegno psicologico grazie a due dottoresse presso l’ospedale.

Maria D’Ascia: «Il dramma dei senzatetto è un problema umano e sociale, ma sull’isola viene spesso ridotto a problema di ordine pubblico»

Il sindaco di Ischia Enzo Ferrandino ha ricordato di quando rimase positivamente sorpreso nel constatare che in tanti avevano accolto il suo appello, in pieno lockdown, alla solidarietà, e che in sala consiliare confezionavano i primi pacchetti di mascherine che il comune acquistò, quando allora erano merce rara. Fra gli interventi istituzionali anche quello dell’avvocato Giuseppe Di Maio, consigliere comunale di Forio, e del sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale, che ha ringraziato anche l’operato del dottor Di Gennaro, auspicando maggiore attenzione per i giovani e le donne.

Foto Franco Trani

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Corry54

E’ tutto vero, solidarietà, volontariato, spesa amica per i poveri, ma se gli albergatori e gli affituari delle case, uniti a tutti coloro che elargiscono servizi, tipo spiagge, ombrelloni ecc aumentano i PREZZI alle stelle, la povertà vi divorerà. In Italia ci sono luoghi dove sono strapieni di servizi al turista che costano la META’. meditate gente

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