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D’Ambra: «Vicini agli sfollati, ma adesso è l’ora dei fatti»

Il presidente di Federalberghi Ischia: «Sempre pronti alla solidarietà, ma bisogna mettere finalmente in sicurezza il territorio»

Il presidente di Federalberghi Ischia, Luca D’Ambra, è stato tra i primi a mettere in moto la macchina della solidarietà incontrando la collaborazione di vari imprenditori: «Noi abbiamo fatto semplicemente il nostro dovere, come è stato anche in passato in situazioni difficili come questa. Abbiamo attivato circa cinquecento posti letto, grazie ai vari albergatori che si sono messi a disposizione, ma stiamo cercando anche di ragionare a lungo termine, predisponendo una lista di alberghi che possano garantire anche i pernottamenti per un periodo più lungo. Tutto il comparto turistico si è attivato, una macchina della solidarietà davvero imponente, trasversale, dai cittadini agli imprenditori alle istituzioni. Cerchiamo di andare avanti, di tornare alla normalità e di non arenarci in sterili discussioni». Sul possibile aumento dei cittadini evacuati, D’Ambra ha specificato: «Naturalmente abbiamo ben presente l’eventualità di un sensibile incremento degli sfollati: abbiamo già presentato al Commissario una lista di alberghi pronti a ospitare persone anche a lungo termine. Dunque, stiamo lavorando non solo sull’emergenza, ma anche su una programmazione per le fasi successive. E una tale programmazione a lungo termine andrà fatta anche sul tema della salvaguardia del territorio». Il presidente di Federalberghi Ischia tuttavia non intende entrare nel discorso sulle responsabilità né tantomeno sulle decisioni che spetteranno alle istituzioni: «Non è mia competenza aprire discussioni che riguardano l’ambito politico, il nostro compito è far sì che i centri di accoglienza siano centri di “prima accoglienza” e che a tutti gli altri si possa assicurare un riparo. Il resto sono discussioni sterili».

Tuttavia, a livello generale, secondo Luca D’Ambra, alcune evidenze sono incontestabili: «Abbiamo visto tutti le foto in bianco e nero dell’alluvione e della frana del 1910, che fece ancora più vittime: si tratta di un territorio che ha una importante collocazione, anche se forse non dal punto di vista abitativo. Continuare a parlare di ricostruzione è impegnativo: forse in quell’area sarebbe più opportuno che vi fossero allocate delle aziende produttive, ma non abitative. Bisogna quindi creare una soluzione alternativa per queste persone, in un territorio che, come ripetiamo da quattro anni, c’è un rapporto vani/popolazione tra i più alti del mondo». L’auspicio per il futuro è chiaro: «Dobbiamo mettere finalmente in sicurezza il territorio: è grottesco che dopo cinque anni siamo di nuovo alle prese con gli stessi problemi. Sono problemi che persistono da secoli, ormai, e che bisogna affrontare guardando in faccia alla realtà».

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