CRONACAPRIMO PIANO

«Ecco le nuove tappe della ricostruzione»

I nuovi avvisi, l’incontro con i cittadini in programma martedì, l’accelerazione sulle delocalizzazioni volontarie e obbligatorie, l’accelerazione impressa ad una serie di processi che adesso sembrano davvero aver cambiato passo: a Il Golfo il commissario Giovanni Legnini fa un’analisi a tutto tondo e si sbilancia anche sul futuro

Onorevole Legnini, sono arrivati altri due avvisi per un processo di ricostruzione che va avanti e vive altri due importanti passaggi, direi step di fondamentale importanza.

«Si tratta di due decisioni, quelle assunte ieri (venerdì per chi legge, ndr) che si vanno ad aggiungere all’altra comunicata nei giorni scorsi, quella relativa alla necessità di ampliare la platea di professionisti impegnati nel tentativo concreto ed operativo di far partire finalmente – anzi, direi decollare – i processi di ricostruzione privata e di delocalizzazione. Siamo davanti a tasselli di un mosaico che abbiamo provato a comporre con l’ordinanza speciale numero 8. In particolare, con l’avviso esplorativo per verificare se ci sono imprese private o pubbliche disponibili a realizzare sull’isola impianti per il trattamento e il riciclo dei materiali da demolizione, noi vogliamo, oltre che conseguire l’obiettivo di irrobustire il carattere circolare della ricostruzione, sostenere il piano delle demolizioni dei fabbricati che dovranno essere abbattuti. L’attuazione del piano pubblico inizierà la prossima settimana, quando apriremo i primi due cantieri di demolizione pubblica (uno in via Nizzola e l’altro nell’alveo La Rita)”.

Poi?

«Seguiranno altri due lotti che sono già pronti per essere portati all’esame delle autorità competenti e dei proprietari, prima di diventare cantieri a tutti gli effetti. Le demolizioni sono preordinate anche a dare impulso ai processi di rigenerazione urbana nei termini che stiamo definendo. Riguardo ai professionisti lo abbiamo già detto: il nostro obiettivo è quello di aiutare i cittadini a “irrobustire” la presenza delle professionalità che servono, augurandomi come ho sempre detto che i tecnici isolani possano accrescere il loro impegno, accelerando la redazione dei progetti. Devo sottolineare che nelle ultime settimane noto dei segnali positivi in tal senso. C’è poi questo avviso importante che riguarda la possibilità – per i cittadini che hanno fatto domanda di delocalizzazione volontaria e per coloro che saranno chiamati a recepire le indicazioni di delocalizzazione obbligatoria – di avere un’opportunità in più. Ma su questo aspetto voglio essere più chiaro».

Prego.

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«I cittadini possono continuare a verificare se esistono le condizioni per acquistare in maniera autonoma un edificio legittimo sul mercato nei sei Comuni dell’isola, ma laddove lo vogliano possono chiedere al pubblico, allo Stato, rappresentato dal Commissario, di avere in proprietà un alloggio, un’unità abitativa equivalente in sostituzione del contributo. Perché dobbiamo fare questa esplorazione? È presto detto: se dovremo, come sarà necessario fare, promuovere l’acquisizione di immobili per riutilizzare le cubature esistenti (e ce ne sono, hanno aderito fino a questo momento 12 proprietari di volumi molto importanti), è chiaro che ho la necessità di conoscere prima quanti sono disponibili a ricevere su base volontaria, in alternativa al contributo, una superficie ristrutturata, adeguata, legittima che sarà realizzata in stretta collaborazione con i Comuni. Prima di partire con le acquisizioni, come dicevo, bisogna avere le idee chiare sul numero di cittadini disponibili e interessati: ecco, quella che stiamo dando è un’informazione importante e mi auguro che anche i media collaborino nel promuoverla e diffonderla nel miglior modo possibile. Spero che facciano altrettanto anche i sindaci, perché davvero siamo davanti a un passaggio di un certo rilievo dal momento che si va a introdurre una componente di ricostruzione pubblica sul territorio isolano».

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L’impressione, poi magari lei mi smentirà, è che rispetto ad un passato nemmeno così remoto la parola delocalizzazione non sia più così “tabu”. E questo se vogliamo è già un bel passo avanti…

«Questo è vero, non c’è dubbio. Lei lo sa bene, e con lei i lettori del vostro giornale: io non ho lesinato espressioni di preoccupazione per l’andamento della ricostruzione privata. Prendo atto con favore che, da qualche settimana, si registra una rinnovata vivacità e questo si sta verificando innanzitutto per quanto riguarda le delocalizzazioni. Il numero delle domande preliminari è cresciuto notevolmente, in poco meno di un mese ne sono arrivate circa 30 in più che hanno portato il numero complessivo a 82: parliamo di un risultato importante, perché significa che 82 edifici non saranno ricostruiti dove sono attualmente e i cittadini proprietari, come ho già spiegato, o acquisteranno un alloggio o lo riceveranno dal pubblico. Parliamo di un processo destinato a cambiare non poco il volto urbano di Casamicciola e in misura limitata di Lacco Ameno. Ma a breve arriveranno altre domande: ci sono contatti costanti, cittadini e tecnici che vengono a richiedere informazioni e poi arriverà (spero a breve) l’indicazione sulle delocalizzazioni obbligatorie con il Piano di ricostruzione che è in fase di stesura conclusiva. Mi auguro che la Regione possa rispettare il termine contenuto nella mia ordinanza e peraltro condiviso, quello del 30 giugno: il piano, che la legge ha affidato alla Regione, dovrà contenere l’indicazione sugli edifici che dovranno essere obbligatoriamente delocalizzati».

Cosa si può dire a riguardo?

«Senza voler svelare o anticipare nulla, si può già affermare con sicurezza che gli edifici che hanno sede nelle aree nelle quali dovranno essere realizzate le infrastrutture per la messa in sicurezza del territorio (vasche e altri interventi) dovranno essere necessariamente e inevitabilmente delocalizzati. Stesso discorso per quelli che si trovano a ridosso o addirittura all’interno di alvei e nelle aree più a rischio, per altri ancora bisognerà attendere le indicazioni del piano, oltre che al PAI recentemente approvato e agli studi che abbiamo acquisito dalle Università. Nei mesi scorsi qualcuno mi ha più volte chiesto se anche nel relazionarci col governo abbiamo dovuto indicare una cifra più o meno presuntiva di edifici da delocalizzare: posso affermare che l’indicazione data da tempo e relativa a circa 200 edifici che non potranno essere ricostruiti nei luoghi dove sono attualmente ubicati rappresenta una stima attendibile. Tra le 80 domande già pervenute, quelle che arriveranno e i casi di delocalizzazione obbligatoria credo proprio che ci attesteremo attorno a tale cifra. Si tratta di un’operazione di grande impatto per Casamicciola, che dovrà essere molto attentamente governata, dal Comune e dalla Struttura commissariale. Si porrà al riguardo un altro tema».

Quale?

«Quello della destinazione delle aree di risulta di quegli edifici danneggiati che dovranno essere demoliti. Che utilizzo si farà di quelle aree di sedime? Saranno certamente trasferite gratuitamente al Comune, mentre quelle prospicienti potranno essere cedute corrispondendo un indennizzo. Si creeranno quindi i cosiddetti “vuoti urbani” che dovranno essere ri-naturalizzati e dove potranno sorgere servizi e infrastrutture pubbliche o aree verdi, di cui c’è sempre tanto bisogno. Parliamo di una operazione di rigenerazione urbana a tutto tondo e io mi auguro che su questo (e non solo su questo) il contributo che arriverà dallo studio Fuksas sarà molto qualificante, insieme alle conseguenti scelte urbanistiche del Comune e della Regione, sotto il profilo del ri-disegno urbanistico delle aree più pregiate del territorio colpito dalle due ultime gravi calamità naturali».

Intanto, martedì c’è un altro incontro con i cittadini per parlare di CAS, ma chi lo vorrà potrà anche interloquire personalmente, singolarmente e privatamente con i tecnici della Struttura commissariale.

«Innanzitutto, mi preme ricordare che cittadini e tecnici sanno bene che quando vogliono dialogare con la Struttura commissariale lo possono fare sempre e ciò avviene correntemente. Lo stesso dicasi anche quando vogliono dialogare personalmente con il Commissario: ricevo ogni settimana chiunque me lo richieda. L’incontro di martedì è importante perché daremo la possibilità di partecipare ad un momento di informazione collettiva, oltre che di avere confronti singoli. Ma è un momento significativo perché ci siamo concentrati su questo primo blocco di edifici per i quali è obbligatorio presentare la domanda di ricostruzione entro il prossimo 31 luglio: si tratta di circa 65 edifici – corrispondenti più o meno a 110 nuclei familiari – che percepiscono il CAS e che non hanno nessun impedimento o vincolo per la presentazione del progetto di ricostruzione. Poi, se ci sono dei problemi, noi ascolteremo i cittadini, per capire quali sono e valuteremo se si tratta di impedimenti oggettivi. In tale caso, al cittadino viene offerta anche un’altra possibilità per non vedersi sospeso il contributo di autonoma sistemazione e cioè presentare una domanda in forma cosiddetta semplificata e poi condividere un percorso per completare il progetto. Questo è il primo blocco di edifici, poi seguirà l’altro per il quale abbiamo fissato la scadenza il 31 ottobre. Ecco, posso affermare che se questi passi e queste iniziative, di cui stiamo parlando, daranno buon esito e le professioni tecniche e i Comuni ci sosterranno, allora il secondo semestre dell’anno solare in corso potrà segnare la vera svolta nella ricostruzione privata. Che è l’obiettivo prioritario in questo momento storico. Naturalmente, il Piano non potrà che aiutarci in questa direzione e, lo ripeto, mi auguro che arrivi presto».

Lei si è occupato di ricostruzione non soltanto a Ischia e allora certamente potrà rispondere a questa domanda: al netto di qualche negligenza di cittadini e tecnici, il male italico rimane la burocrazia?

«Assolutamente sì. Non c’è dubbio che ci sarebbe bisogno di meno vincoli burocratici, ma soprattutto che ciascuno degli attori, siano essi pubblici che privati, faccia il proprio dovere fino in fondo. La burocrazia si abbatte certo con buone norme, ma anche se tutti i soggetti pubblici e privati navigano nella stessa direzione, altrimenti inevitabilmente la barca si ferma. Ma devo rimarcare che c’è un netto miglioramento nel rapporto con le altre istituzioni, c’è più consapevolezza che il tempo dei rinvii è finito. E poi non c’è paragone in termini di complessità tra ciò che siamo chiamati a realizzare sull’isola e ciò che invece – per quanto complicato e difficile – va fatto in altri territori. Questa complessità richiede uno sforzo compositivo, una generosità, una lungimiranza e un esercizio responsabile dei poteri che competono a ciascuno. La mia fatica quotidiana è questa, cercare di spingere per fare in modo che ognuno possa contribuire a portare avanti questo percorso, facendo fino in fondo ciò che la legge, il rispetto dei diritti di chi è stato colpito e il buon senso impongono di fare».

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