CULTURA & SOCIETA'

Eucaristia: Presenza reale. “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e vi ristorerò”

di Pasquale Baldino e i suoi Tralci

L’Eucaristia è una vera e propria trasfusione d’amore. Non c’è amore più grande di questo, dare la vita per gli altri! In effetti ogni volta che celebriamo questo Sacramento, partecipiamo alla passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo che si fa “dono” per noi, si offre continuamente a noi sotto la forma del pane e del vino. Gesù ha sentito in maniera molto più profonda di ogni persona la forte esigenza di donarsi a noi, e il Suo dono è stato di una totalità incredibile: con l’istituzione della Comunione è giunto fino a farsi mangiare da noi! E ogni giorno- e più solennemente ogni domenica- ci rivolge il pressante e dolce invito: “Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo. Prendete e bevete: questo è il Calice del mio Sangue”. Qui Gesù ha raggiunto il vertice dell’amore, quasi la pazzia dell’amore per noi. Nell’Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa: dopo di Essa non c’è che il Paradiso. Essa è il “memoriale della Pasqua”, non un semplice ricordo, ma la presenza reale del Corpo e del Sangue di Cristo. Celebrando l’Eucaristia noi offriamo il sacrificio della nuova alleanza, ripresentiamo l’immolazione della croce, dove s’è consumato l’Agnello senza macchia e prendiamo parte alla mensa del Signore: “Il modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è unico. Esso pone l’Eucaristia al di sopra di tutti i Sacramenti e ne fa ‘quasi il coronamento della vita spirituale e il fine al quale tendono tutti i Sacramenti’.

Nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia è ‘contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero’. Tale presenza si dice ‘reale’ non per esclusione, quasi che le altre non siano ‘reali’, ma per antonomasia, per antonomasia, perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente”(Catechismo della Chiesa Cattolica, 1374). La solennità cristiana universale fu istituita ad Orvieto da Papa Urbano IV, con la bolla “Transiturus” dell’11 agosto 1264 a seguito dello strepitoso Miracolo eucaristico di Liegi e Bolsena, località quest’ultima posta appunto nella diocesi di Orvieto-Todi, quando dall’Ostia consacrata del dubbioso prete boemo sgorgò sangue. Il Pontefice incaricò Tommaso d’Aquino (che, come lui, risiedeva a Orvieto come teologo docente nel locale Studium-Università dell’epoca e presso S. Domenico si conserva ancora la sua cattedra e il crocifisso ligneo che gli parlò: “Bene scripsisti de me, Thoma”) di comporre l’officio della solennità e della S. Messa del Corpus et Sanguis Domini, il giovedì e la domenica dopo la Festività della SS Trinità. L’inno principale del Corpus Domini, cantato nella pubblica processione con Ostensione dell’Ostia Consacrata e nei Vespri, è il “Pange lingua” e la sequenza “Lauda Sion Salvatorem”. Molto belle le parole del poeta romagnolo Giovanni Pascoli: “Vorrei credere anch’io nella rivelazione di Cristo Dio, come ci credeva Francesco d’Assisi; e per il dono divino di tanto credere, sarei ben contento di soffrire nel corpo. Fortunati e felici quelli che hanno la fede! Essi vivono in continua compagnia e quasi in familiarità con Cristo, con Maria! Si può vivere meglio di così? Si sentono certissimi di un domani di felicità eterna. Tanto che dopo una vita di probità, con un poco di tribolazioni ben sofferte, e divenute quasi leggere per virtù della fede stessa, che è per loro il morire? Una vera gioia”. Ebbene, credere in Cristo Dio e nella sua Rivelazione vuol dire, soprattutto, credere nell’ Eucaristia, perché Gesù è presente nel Sacramento dell’altare e perché l’Eucaristia è il cuore di tutta la Rivelazione, come afferma Pio XII: “è la somma e il centro della vita cristiana”. Perciò sono quanto mai vere e profonde le parole che ripeteva S.Francesco d’Assisi e che ha lasciato scritte nel suo Testamento spirituale “Nient’altro vedo corporalmente in questo mondo dello stesso altissimo Figlio di Dio se non il suo santissimo Corpo e Sangue…E questi santi misteri al di sopra di tutte le cose voglio che siano onorati”. Pensiero sublime accolto dal Vaticano II che proclama l’Eucaristia: “Vertice” di tutta la liturgia e di tutto il cristianesimo e “prima fonte” di tutte le grazie e le benedizioni del Signore. “La massoneria ecclesiastica, in tante e subdole maniere,cerca di attaccare la pietà ecclesiale verso il Sacramento dell’Eucaristia. Di essa valorizza solo l’aspetto della Cena, tende a minimizzare il suo valore sacrificale, cerca di negare la reale e personale presenza di Gesù nelle Ostie consacrate. Per questo si sono gradualmente soppressi tutti i segni esterni, che sono indicativi della fede nella presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, come le genuflessioni, le ore di adorazione pubbliche, la consuetudine santa di circondare il Tabernacolo di luci e fiori”(pag. 741 del libro azzurro di Don Stefano Gobbi, con imprimatur della Chiesa Cattolica). Quest’anno ritornano, dopo le interruzioni causa Covid, le processioni anche in occasione della solennità del Corpus Domini, dove racchiusa in un ostensorio sottostante un baldacchino, un’ostia consacrata viene portata per la pubblica adorazione. Viene adorato così Gesù vivo e vero, presente nel Santissimo Sacramento. Il beato Carlo Acutis definiva l’Eucaristia come l’autostrada per il Cielo, perché accostandoci tutti i giorni ad Essa si va dritti in Paradiso.

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