Procida e riti della Settimana Pasquale
Da Domenica delle Palme alla sera del Giovedì Santo, con la Processioni degli Apostoli organizzata dalla Confraternita dei Bianchi, per passare “al giorno più lungo” con la Processione del Venerdì Santo organizzata dalla Confraternita dei Turchini, si svolgono i riti più sentiti dall’intera comunità

Tradizionalmente la Pasqua, a Procida, coincide con un senso di risveglio dell’intera comunità dopo il “letargo” invernale e questo 2025, approfittando anche del lungo ponte festivo che si protrarrà fino al 1° maggio, non è difficile ipotizzare che il nostro piccolo lembo di terra sarà una meta da raggiungere e visitare per tanti “furastieri”.
Tra celebrazioni religiose, passeggiate alla scoperta delle sue architetture tipiche fatte di case ridossate le cui facciate sono caratterizzate da molteplici gradazioni di colori, girovagando alla ricerca di scorci mozzafiato, di luoghi in cui degustare l’eccellente tradizione enogastronomica (per fare un esempio pastiera, raffiuoli, pane pasquale, etc) e punti in cui la sua natura rigogliosa sboccia come un fiore a primavera, è impossibile annoiarsi.
Durante la Settimana Santa, da Domenica delle Palme alla sera del Giovedì Santo con la Processioni degli Apostoli organizzata dalla Confraternita dei Bianchi per passare “al giorno più lungo” con la Processione del Venerdì Santo organizzata dalla Confraternita dei Turchini, si svolgono i riti più sentiti e partecipati dall’intera comunità ed anche dai tanti visitatori che scelgono Procida per passare un periodo di vacanza lontano dalla caoticità delle grandi e medie città.
“La processione del Venerdì Santo di Procida è una tradizione antichissima, da porsi fra la fine del sec. XVI e l’inizio del sec. XVII, quando anche a Napoli la confraternita della Solidad organizzava una processione con i misteri della Sacra Passione, il cui svolgimento era in tutto simile a quello della Processione di Procida. (Sergio Zazzera)”.
Nata inizialmente come corteo penitenziale, ristretto alle stradine dell’antico borgo medievale di Terra Murata, dove i partecipanti si autoflagellavano a sangue per imitare le sofferenze di Cristo, con la Controriforma, però, la Chiesa vietò queste manifestazioni cruente e si passò al “simbolismo”, vale a dire la corona di spine, la lancia di Longino, i chiodi ed altro. Oggi è costituita principalmente dai “misteri“, tavole con struttura portante il legno, portate a braccio dai confratelli vestiti con il tradizionale abito cinti dalla mozzetta turchese, sovrastate da rappresentazioni iconiche di scritti e paraboleriportate nelle Sacre Scritture, ma non mancano temi anche più attuali, realizzate con vari materiali: cartapesta, legno, plastica, polistirolo e altri materiali poveri e di recupero, che seguono “la tromba, tamburo, croce e stendardo” e precedono le statue a soggetto religioso fisso e infine il Cristo Morto, un’opera lignea scolpita nel 1728 da Carmine Lantriceni,scultore abruzzese trapiantato a Napoli per lavoro. Come sottolinea nei suoi scritti il dottore e scrittore Giacomo Retaggio: “L’immagine della scultura è impressionante; ha una tragicità nello sguardo appannato, nelle gambe rilasciate, nella bocca semiaperta, nel torace teso, che va oltre la rappresentazione scultorea per approdare nella vera e propria realtà. Praticamente questa immagine sembra vera! Attorno a questa scultura si sono avvicendati il fior fiore di tecnici, di artisti, di storici dell’arte e tutti hanno convenuto che è un’opera d’arte di livello eccezionale”.
E la storia continua!










