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Grimaldi: «Le amministrazioni devono imparare a “correre”»

Lo scioglimento delle Camere quanto ha nuociuto sull’accelerazione di una serie di processi?

«Non penso che lo scioglimento abbia nuociuto alla futura fase di ricostruzione. Penso piuttosto che ci sarebbe voluta maggiore agilità in relazione ad alcuni dei commi della legge di Bilancio dedicati al sisma, come quello relativo all’assunzione a tempo determinato di nuovo personale, ma sempre nell’ambito dello stato d’emergenza. Se consideriamo il tempo necessario alle procedure, e il fatto che l’eventuale proroga dello stato d’emergenza non andrà oltre il 24 agosto, qualche perplessità sulle tempistiche c’è. Magari sarebbe stato più opportuno prevedere sin da subito un limite di dodici mesi per lo stato d’emergenza, dando maggior respiro alle amministrazioni bisognose di personale. Bisognerebbe anche comprendere cosa intendono fare col Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri), perché con esso si possono disciplinare materie già previste per legge».

Parlando invece di ricostruzione, una legge speciale quanto potrà essere determinante?

«Io spero vivamente che sia emanata. Una legge speciale per Ischia è altamente auspicabile. Non tutte le tematiche e le necessità del post-sisma possono essere trattate nell’ordinarietà della legislazione vigente, mentre con quella speciale ci sarebbero vantaggio quantomeno in ordine alle procedure, nel senso di uno snellimento e di una velocizzazione delle stesse. È impensabile procedere alla fase di ricostruzione con le disposizioni ordinarie, altrimenti diventerebbe una programmazione ordinaria. Tuttavia credo che il legislatore ne sia pienamente consapevole, anche se l’evento è capitato proprio nella fase pre-elettorale, e in tutta onestà non riesco a valutare tempi e modi  in maniera precisa. Correre non serve a nulla. Meglio perdere qualche decina di giorni, ma avendo le idee chiare su cosa fare.  L’ultima legge di bilancio comprende un’infinità di commi, moltissimi dei quali ancora dedicati agli eventi sismici dell’Emilia Romagna e dell’Aquila. Segno che dopo diversi anni si sta ancora correggendo l’originaria disciplina prevista».

Si è fatto un gran parlare dei fondi stanziati per l’emergenza: sono a suo avviso sufficienti o la gravità del terremoto di Casamicciola e Lacco Ameno è stata percepita in modo superficiale? In Consiglio Lei ha parlato di una certa “sottostima” delle conseguenze…

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«Sì, infatti ho evitato di parlare di “sottovalutazione”; potremmo definirla una stima “affrettata”. Tuttavia i 26 milioni stanziati, al momento coprono l’intero piano da me redatto, che è stato integralmente validato dal Consiglio dei Ministri. Può anche accadere, come spesso accade in circostanze simili, che necessiteranno ulteriori risorse finanziare per interventi che nel frattempo sono diventati urgenti. Tuttavia io confido in economie che potranno farsi con questo piano, per coprire anche evenienze oltre la fase emergenziale».

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Per la ricostruzione 50 milioni sembrano invece davvero pochi.

«Sì, sono pochissimi senza dubbio. Io credo che essi vadano intesi soltanto come un primo stanziamento per Ischia, uno stralcio, e sicuramente vanno pretese ulteriori e ben più rilevanti risorse per la fase ricostruttiva».

Cosa l’ha colpito particolarmente in senso positivo e negativo delle persone colpite dal sisma?

«Ho toccato con mano la comprensibile e umanissima disperazione delle persone: essere costretto ad abbandonare la propria casa è un trauma. Ci sono alcuni che credono che stare in albergo sia comodo, mentre io ritengo che per una famiglia sia una sistemazione scomoda, tenuto conto delle esigenze dei vari componenti, da quelli in età scolare a quelli più anziani. Io spero che si manifesti maggiore solidarietà anche in tal senso, auspicando che le tante case sfitte vengano messe a disposizione per gli sfollati ancora alloggiati in albergo. Ischia su questo presenta una particolarità, troppo spesso sottovalutata…»

Quale?

«A Ischia non c’è nessuno sfollato in strada, in tenda o al freddo. Tutte le persone sono state dignitosamente sistemate, seppure provvisoriamente. Ecco perché spesso esprimo disappunto quando si paragona Ischia con le emergenze sismiche dell’Italia centrale, dove ancora oggi c’è gente nelle tendopoli, ad anni di distanza. Non c’è dubbio che anche a Ischia si stia vivendo un dramma, così come non c’è dubbio che ci sarà la ricostruzione. Ma è altrettanto evidente che ci vuole tempo. All’Aquila si sta ancora costruendo, a nove anni di distanza. È inutile paragonare eventi così diversi, ferma restando la massima comprensione per il dramma che si sta comunque vivendo».

Cosa le lascia l’esperienza di Ischia rispetto ad altre che ha maturato in passato?

«Ogni emergenza ha una sua irripetibile peculiarità, con dinamiche non sempre confrontabili. Inoltre, come dico sempre, nessun Comune è preparato all’emergenza, né l’amministrazione né le popolazioni. Forse, la cosa che mi ha colpito un po’ di più è il non avere immediatamente compreso che tutti gli sforzi che farà lo Stato e la Regione in termini economici dovranno poi essere attentamente rendicontati secondo le leggi contabili ordinarie. Come ho detto in Consiglio, non sono “donazioni”. E anche questo a volte appare un’esagerazione agli occhi di chi è stato colpito dal sisma. C’è poi un’altra particolarità che, in tutta onestà, mi lascia amareggiato..».

Cosa le causa tale amarezza?

«Essa è causata dal fatto che ho ancora seicento persone in albergo. Questa è una particolarità tutta ischitana, ma in negativo. In situazioni come quella di Casamicciola e Lacco Ameno, io mi sarei aspettato sotto questo aspetto una solidarietà molto più ampia, in confronto a quella che c’è stata. Sul territorio è un fatto risaputo che esistano moltissime abitazioni, e ritengo che i titolari debbano metterle a disposizione: ovviamente nessuno pretende che venga fatto a titolo gratuito, anche perché agli sfollati viene dato un contributo che garantisce il fitto a quello che io chiamo “mercato regolare” delle abitazioni».

A proposito: la speculazione sui fitti degli immobili nel periodo immediatamente successivo al sisma è stato un episodio di sciacallaggio inedito, o aveva già assistito a fenomeni del genere?

«No, assolutamente. Non avevo mai assistito a simili fenomeni e questo ha contribuito alla mia amarezza, e sinceramente mi dispiace dirlo. Non voglio usare termini forti, però è sicuramente poco tollerabile che ci siano ancora tutte queste persone in albergo. Non lo dico solo per un fatto di economie di spesa, perché, torno a ripeterlo, una famiglia ha bisogno di una vera casa, per iniziare un percorso di ritorno alla normalità. Questo in albergo non può succedere».

Che impressione si è fatto, a mesi di distanza, dei sindaci Castagna e Pascale?

«Guardi, io non faccio valutazioni personali, anche perché sono esponenti di amministrazioni con le quali lavoro. Sicuramente tali amministrazioni presentano alcune criticità che pre-esistevano al terremoto, e quest’ultimo evento non ha fatto altro che accentuarle. È altrettanto evidente che tali amministrazioni devono “correre”, come deve accadere nelle fasi d’emergenza, per dare risposte ai cittadini che stanno vivendo il disagio. Ovviamente occorre trovare le soluzioni adatte per “correre”: non è accettabile il fatto che io abbia trasferito un milione di euro il 6 novembre e ancora oggi molti cittadini non si sono visti liquidare il Contributo di autonoma sistemazione. In questo caso la fretta è doverosa, le amministrazioni devono pagare subito il Cas, è inammissibile che la gente debba aspettare mesi per avere quello che gli spetta».

Oltre quattro mesi dal terremoto, e la fase emergenziale è ancora in corso. E’ possibile tracciare un bilancio della sua attività sull’isola, non solo professionale ma magari anche umano? Che eredità lascia al commissario per la ricostruzione?

«Diciamo che il Commissario per la ricostruzione non è propriamente da intendere come mio successore. Piuttosto, sarà la regione Campania a sostituirmi nella gestione ordinaria dei procedimenti. Per quanto riguarda un ipotetico bilancio, io dico che esso sarà tanto più positivo quante più risorse economiche riuscirò a trasferire. E purtroppo questo non dipende interamente da me. I soldi ci sono: tocca alle amministrazioni accelerare le procedure per impiegarli e rendicontarli. In ogni emergenza è così, ma in questa fase non si può parlare di programmazione o riqualificazione dei luoghi: la ricostruzione è un libro ancora tutto da scrivere».

Il suo messaggio a chi ancora soffre i disagi del terremoto…

«Un messaggio lo rivolgo alle persone che hanno disponibilità di abitazioni sfitte, affinché le mettano a disposizione, ovviamente dietro pagamento. Lo ritengo quasi doveroso in situazioni come questa. Invece ai cittadini più colpiti dal sisma, rivolgo un appello che già tante volte ho rivolto loro: è necessario che abbiano tanta pazienza».

Francesco Ferrandino

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