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I PRODOTTI TAROCCATI MADE IN ISCHIA

 

DI FRANCO BORGOGNA

Lo ha scritto, in maniera efficace, Gaetano Ferrandino nell’editoriale della settimana scorsa. L’avevamo scritto noi in tutte le salse e ben prima che la Forestale provinciale sollevasse il velo sullo scandaloso commercio. Ma chi altro, al di fuori della vituperata stampa locale, aveva gettato l’allarme sulla vendita di prodotti “pseudo isolani” per turisti ingenui e di facile contentatura?

Forse qualche politico locale? Alzi il dito il consigliere comunale, l’assessore, il Sindaco, il consigliere regionale, il parlamentare locale che abbia denunciato questo abuso e abbia proposto un rimedio! Il dito può alzarlo soltanto il Sindaco Rosario Caruso per l’amore autentico dimostrato verso un’agricoltura genuina e per aver sostenuto con forza la formazione scolastica per aspiranti moderni agricoltori. I rappresentanti dell’Associazione commercianti hanno mai sollevato il problema? Alzi il dito chi lo ha fatto! Qualcuno ha giustificato il proprio silenzio col fatto che numerosi negozi (nuovi o adattati al filone) stanno campando sulla vendita di prodotti pseudo locali, dai liquori ai biscotti, alle caramelle, alla marmellata, all’olio ecc. La tesi di costoro è che un’improvvisa stretta sulla vendita di tali prodotti potrebbe innescare crisi su crisi commerciale e provocare il fallimento e la chiusura di molte botteghe. La mia risposta è che tollerarli a lungo e aspettare che a far scoppiare il bubbone sia un organismo estraneo ai poteri locali (come ha fatto di recente la Forestale con sequestro di merci e multe salate) o, un giorno, trasmissioni televisive di denuncia come Report o Le Iene, sarebbe più distruttivo. Inoltre, non appare lecito il silenzio per salvare alcuni negozi a scapito del buon nome di tutto il tessuto economico produttivo dell’isola. Che gli amministratori comunali e le Associazioni di categoria si diano dunque una mossa! Esistono precise norme su ciò che deve essere scritto sulle etichette di prodotti alimentari e cosmetici, a partire dal Regolamento UE 1169/2011. Dalla indicazione degli ingredienti in ordine decrescente di peso, alla indicazione di sostanza allergene, dalla data di scadenza ai valori nutrizionali e, infine, il Paese e il luogo di provenienza del prodotto. Non è perciò possibile vendere olio di Vibo Valentia con l’etichetta “specialità d’Ischia” né le marmellate o i vasetti di miele di Cava dei Tirreni spacciandoli per prodotti locali.

C’è poi la normativa europea 1223/2009 che riguarda i prodotti cosmetici. Anche qui è bene che si dia una controllata, perché adesso si vedono troppe creme estratte da acque termali isolane perché siano tutte genuine ed efficaci. Non possiamo screditarci e bruciare il nostro futuro! Non possiamo invocare da un lato la scientificità medica delle terme isolane e dall’altro taroccare i prodotti di bellezza che non abbiano effettive qualità curative. A questo punto vale la pena allargare il discorso al più generale problema della crisi commerciale. Non è con i falsi che dobbiamo riguadagnare terreno. Il commercio è in crisi non solo per le ridotte capacità di spesa degli italiani. E’ in crisi di “trasformazione” per l’alta concorrenza delle vendite online, è in crisi per le nuove formule vincenti della globalizzazione (si pensi ai successi del franchising, che in Italia rappresenta una quota di 23,5 miliardi con 950 aziende “franchi sor” e 51 mila “franchisee”, affiliati e 188 mila addetti). A Ischia si stanno facendo largo sempre più le catene in franchising, con difetti e pregi ( è un vantaggio per i consumatori l’apertura del negozio per tutto l’arco annuale).Mi è capitato di constatare che pochissimi a Ischia sappiano che cosa sia un “ temporary store” e che i proprietari di locali in zone molto commerciali si accontentino di tenere sfitti i negozi, in attesa di fitti per tempi lunghissimi, quando potrebbero facilmente e remunerativamente fittarli, per tempi stagionali ristretti, a nuove forme commerciali che fondano le loro fortune proprio sull’elasticità e flessibilità stagionale.

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Il commercio isolano ha fatto mai una seria analisi sulle abitudini commerciali dei residenti e dei turisti? Credo, onestamente di no. Allora li informiamo, se non ne fossero a conoscenza, che un importante istituto di credito nazionale, l’Unicredito offre ai propri clienti un servizio di elaborazione di big data ( il complesso delle informazioni) ricavati da una piattaforma digitale denominata My Business View che, attraverso l’uso del POS ( pagamenti elettronici) è in grado di censire e analizzare la spesa media pro-capite di spesa dei clienti. I report del singolo negozio vengono messi a confronto con i benchmark di settore per capire discostamenti e allineamenti. Infine c’è da studiare e valutare il grande successo che in tutt’Italia ( Ischia compresa) sta ottenendo il settore della ristorazione. E non c’è dubbio che anche ad Ischia il settore tiri, anche lì dove il commercio langue ( vedasi Ischia Ponte). A questo punto dobbiamo fare altre riflessioni e valutazioni. Ci sono tanti Comuni in Italia che, nonostante la liberalizzazione del commercio, hanno voluto indirizzare e delimitare le merceologie alimentari che si possono vendere e le zone comunali in cui si possono commerciare. Per fare qualche esempio: a Padova, per combattere i venditori di kebab, si è disposto la chiusura di questi esercizi alle 20,00 di sera. A Firenze chi vuole aprire una bottega alimentare in centro storico, deve esporre per lo meno il 70% di prodotti autenticamente locali. Con questi limiti è stata inibita l’apertura a piazza Duomo di un nuovo Mc Donald’s. Tra l’altro è in corso di approvazione un Decreto legislativo del Governo, su delega del Parlamento, che all’art.1 comma 3 della nuova Scia ( Segnalazione inizio attività) consente al Comune, d’intesa con la Regione, di individuare, con apposite deliberazioni, zone o aree aventi particolare valore archeologico, storico o artistico, in cui è possibile stabilire una quota minima di prodotti locali da dover riservare ed esporre per la vendita al pubblico. Ecco, questi sono tutti elementi seri di riflessioni per commercianti, Associazioni di categoria ed amministratori locali per tentare di riassestare  il commercio locale..

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