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Ibsen, il servizio mensa sarà assegnato da un comitato dei genitori

Un comitato dei genitori per assegnare il servizio di mensa scolastica. È questa in sostanza la modalità, decisamente anomala, con cui presso l’Istituto Ibsen di Casamicciola si è deciso di affidare uno dei servizi più importanti e delicati.  Parliamo di anomalia perché tale assegnazione in genere avviene con una procedura ad evidenza pubblica, con l’invita a partecipare rivolto a un certo numero di aziende chiamate a fare la loro offerta. E in effetti, come qualcuno ricorderà, l’ente di Palazzo Bellavista sul finire dello scorso anno lanciò due bandi.  Il primo, del valore complessivo di 75mila euro, fu varato lo scorso novembre, con scadenza il 5 dicembre. Tuttavia, al termine previsto nessuna azienda aveva presentato offerte. Circostanza che indusse l’amministrazione, vista la riduzione del numero complessivo di utenti e la conseguente diminuzione dell’importo totale al di sotto dei 40mila euro, a predisporre la procedura negoziata, invitando tre ditte specializzate. Ma anche quel tentativo si rivelò infruttuoso, in quanto allo scadere del termine del 5 gennaio non c’era alcun preventivo da esaminare.

L’amministrazione lanciò quindi una richiesta di manifestazione d’interesse come estremo tentativo per arrivare ad assegnare finalmente il servizio di mensa, visto l’approssimarsi del giro di boa dell’anno scolastico. Eravamo al 23 gennaio. Tre giorni dopo, giunse al Protocollo del Comune una lettera di accompagnamento della Preside dell’Ibsen con un plico contenente tra l’altro una copia della deliberazione del Consiglio di Istituto del 18 gennaio, con cui la Dirigente scolastica veniva autorizzata all’affidamento diretto del servizio di mensa, con la ditta “Ischia Chef”, che tra l’altro era tra le cinque già invitate dal Comune. Stranamente, tale ditta aveva già  esplicitamente declinato l’invito a partecipare alla gara, mentre accettò immediatamente quando arrivò la chiamata della scuola per l’affidamento diretto.  Alla conseguente lettera di chiarimenti inviata da Palazzo Bellavista alla Preside circa la necessità di continuare con gli adempimenti connessi all’avviso per la manifestazione d’interesse, la Dirigente rispose di aver già provveduto all’affidamento diretto all’azienda foriana. Una circostanza che sarebbe potuta costare cara, se una delle altre ditte si fosse presentata: il Comune avrebbe dovuto pagare i danni proprio per l’avvenuto affidamento diretto realizzato dalla scuola.

Per dare il via alla procedura, ogni anno la scuola invia al Comune una comunicazione col numero di alunni, insegnate e personale che avrebbe usufruito del servizio mensa. Quest’anno la comunicazione non è stata ancora inoltrata, nonostante si sia arrivati ormai a fine luglio. Nelle ultime settimane è poi  emerso che alcuni genitori hanno ritenuto di costituire un apposito comitato, con tanto di atto formale di costituzione e registrazione, adottando il relativo statuto, il tutto per decidere dell’affidamento del servizio mensa. In tal modo, il comitato si sostituisce di fatto  al Comune e alla scuola, che sono normalmente deputati a gestire tale servizio. L’amministrazione comunale, è stata quindi in un certo senso “scavalcata” da questa iniziativa, anche perché, vista la persistente mancata comunicazione da parte dell’istituto Ibsen del numero di ragazzi interessati al servizio, non avrebbe potuto in ogni caso dare il via alla procedura a evidenza pubblica. Sulla questione, la scorsa settimana l’ente di Palazzo Bellavista ha comunque contattato la scuola, che ha dichiarato di aver convocato il Consiglio d’Istituto per discutere del servizio mensa. Una procedura del tutto inusitata, ove si pensi che il Consiglio d’Istituto è un organo con funzioni consultive su problematiche che concernono la didattica, e che tuttavia, per il secondo anno consecutivo, bypassa la normale procedura a evidenza pubblica. Di fatto, prima il Consiglio d’Istituto, e quest’anno il Comitato appena istituito, vengono usati come enti appaltanti per il servizio mensa, competenza che esula da quelle degli organi anzidetti. Inoltre, superando ogni normativa, si intende realizzare un affidamento diretto.

L’anomala procedura viene motivata da alcuni col fatto che lo scorso anno si arrivò a gennaio prima di assegnare il servizio. Tuttavia, ripercorrendo la cronaca dei fatti, fu la stessa scuola a reputare inopportuno il lancio del bando prima della metà di novembre, visti gli orari scolastici ridotti. Un altro contrattempo fu dovuto agli importi per i pasti degli insegnanti e del personale, che il Comune non poteva più pagare in luogo della scuola (datore di lavoro) colmando la differenza tra il costo della mensa e quanto versato dal Ministero: altre settimane perse. Infine, un ulteriore motivo di ritardo fu la sentenza giurisprudenziale riguardante il diritto dell’alunno a portarsi il pasto da casa e a non iscriversi alla mensa. Circostanza che indusse l’istituto scolastico a indire un referendum per capire quanti genitori intendevano servirsi della mensa per i propri figli e quanti invece rifiutavano il servizio. Ecco spiegato il “ritardo” dello scorso anno. Oggi, invece, spunta il Comitato per l’affidamento. Staremo a vedere se e quale sarà la reazione di Palazzo Bellavista.

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