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LE OPINIONI

IL COMMENTO Forza Ischia!

DI DANIELA SCOTTI

Non lasciatevi ingannare dal titolo, non vi parlerò di calcio, sebbene sono cresciuta a pane ed Ischia calcio ed il mio sangue è più gialloble di tanti altri, voglio invece intraprendere con voi qualche considerazione sulla nostra amata isola e sulle sue imminenti elezioni. Meno male che esistono i selfie istituzionali e i media alle inaugurazioni di scuole, strade, muretti, luminarie e giardinetti così apprendiamo di avere anche altri assessori e consiglieri comunali e non i soliti noti. Sebbene la loro conoscenza non è del tutto sconosciuta agli esperti del settore, noi semplici cittadini ne abbiamo soltanto una sottilissima e fievole memoria. Ecco allora che la mente e la coscienza civile si chiede il senso di liste infinite di candidati che presentandosi alle elezioni amministrative sciorinano programmi pregnanti e cospicui di interventi sul territorio, che poi in sostanza si traducono in favori personalizzati che spesso poco giovano alla cittadinanza. Nei tre mesi che precedono le elezioni vengono analizzati e messi sotto la lente di ingrandimento tutte le precarietà, le tante mancanze delle istituzioni, i buoni propositi e si garantiscono finalità per tutti. Ancor prima si comincia a far capolino, per sondare, per marcare il terreno e per criticare l’operato altrui. Lo stesso terreno che qualcuno da altre contrade, risorgendo come la fenice, sta già arando, battendo e tentando di asfaltare a proprio godimento, promettendo la soluzione ad ogni male, sputando veleni ed alimentando un malcontento che non attendeva altro.

Insomma l’isola comincia a brillare di luci abbaglianti ed accecanti, dal mare echeggiano richiami di sirene e in questo delirio di onnipotenza qualcuno arriva a definirsi la stella cometa, quella vera ed unica da seguire. E noi indigeni del luogo riviviamo come ogni tre anni la solita colonizzazione dei cugini spagnoli che ci offrono fondi di vetro e perline in cambio dei consensi dorati di famiglie numerose. Ci promettono acqua in caso di siccità, manna dal cielo in caso di fame e un posto caldo e sicuro in cui allocare se stessi o qualche nostro caro. È in questo clima surreale che ci si chiede cosa veramente valga la pena fare. La mia risposta è sempre la stessa. Ritengo ormai perse da tempo le ideologie politiche, quei valori di democrazia e di liberalismo, di lotta e di bene comune. Attualmente esistono solo gli uomini e le donne, con le loro capacità, precarietà e i loro limiti. Uomini e donne che troppo spesso come banderuole ruotano intorno alla tavola rotonda di Re Artù, ognuno intento a ritagliarsi il suo spazio per poi insediarsi e difendere con le unghie e con i denti la propria “comfort zone”. Uomini e donne che poco lasciano all’immaginazione, di loro sappiamo tutto e soprattutto capiamo tutto. Da dove arrivano ma soprattutto dove vogliono arrivare.

Qualcuno poi tenta di giocarsi una carta nuova, una carta fresca di stampa, dai colori accesi e dalle prospettive vivaci. Prova a far leva sulle giovani e limpide coscienze, quelle da cui ci si aspetta tanto e in cui le nostre speranze si ripongono e si propongono. Ed è a loro che va sicuramente affidato il nostro futuro, e da genitore auspico sempre che i nostri figli siano migliori dei loro predecessori, che sappiano avere menti libere ed aperte e che non si lascino condizionare dall’insularità dei loro natali. Mi è capitato spesso e volentieri di confrontarmi sia in ambiti scolastici che familiari con giovani adolescenti e la loro maturità su tante tematiche mi ha sempre favorevolmente sorpreso e il loro entusiasmo affascinato. Mi ha riportato indietro nel tempo, alle prime battaglie per la scuola, per i principi di libertà e per la protezione degli ultimi. Mi piacerebbe credere in un mondo politico giovane, fatto di riprogettazione, di crescita economica e sociale, di nuovi interlocutori con cui confrontarsi, un mondo che non guarda il proprio orticello ma che pensa che in fondo Marte non è poi così lontana, e che lo faccia con solide radici e senza mai perdere di vista il vero obiettivo: il bene comune, la collettività. Quel senso di valore civico e civile reale che tanto ci manca.

Dal canto mio non smetterò mai di crederci e di perseguirlo, e chi mi conosce bene lo sa. Finora non mi sono mai legata a bandiere e colori per potermi sentire libera di esprimere, di constatare e di trarre le mie conclusioni fuori da schemi e convenzioni. Nel tempo che inesorabilmente scorre si fa sempre più forte in me la convinzione che Ischia ha bisogno di scrollarsi di dosso gli stereotipi maschilisti ed obsoleti e avrebbe bisogno di persone che vivono la quotidianità, ne conoscono la sua precarietà e ne intravedono anche le plausibili soluzioni, che non hanno interessi personali ma che realmente antepongono quelli comuni. Che comprendono perfettamente che per andare avanti bisogna guardarsi indietro, perché l’Ischia del futuro ha tanto da imparare dall’Ischia degli anni’60. Sarà perché non li ho vissuti ma dai racconti dal primo all’ultimo ischitano ricorrono frequenti e sognanti i ricordi dell’epoca d’oro. Sarà anche perché esistevano valori a noi oggi sconosciuti. Sarà perché questi due anni di pandemia ne hanno evidenziato la totale assenza. Sarà perché in ognuno di noi scorre quel sangue lì e alla natura non si comanda. Ciclicamente e predominante tenta di riaffiorare. Concimiamo bene le nostri radici e non inseguiamo stereotipi cittadini che poco si avvicinano ai nostri. Investiamo nella cultura dei nostri figli e i frutti non tarderanno ad arrivare. Forza Ischia.

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