CRONACA

IL COMMENTO Il flusso di coscienza

DI ARIANNA ORLANDO

Esiste un modo di dire le cose che è il mio modo di dire le cose e se ti piaccia o meno, non lo so dire ma credo comunque che continuerò a dirle così. Fluisce via agosto dalle spiagge disossate, si umanizza l’autunno che viene nel corpo del turista che ha la valigia in una mano sul porto e nell’altra il cappello e io lo vedo di spalle dire e fare “ciao” alla terra solida su cui io vivo dodici mesi all’anno. Si allontana il tempo delle bande, dei fuochi di artificio e delle sere in terrazze con il vino e percoche a scaldarsi nella caraffa e noi -noi due -sotto le luci di un cielo con le stelle-ma non mi bastano quelle stelle! E allora, ti prego, prendi un filo delle luci di Natale e circonda questo muro o la corda che mamma usa per stendere i panni (noi stendiamoci le luci) e godiamoci le luci artificiali che inquinano l’atmosfera (quanti grammi di CO2 ho rilasciato io con questo gesto volontario?) e con questo senso di colpa non saranno mai belle come le luci vere. Sta scorrendo il tempo dell’estate e non posso cantare più la canzone di Dalla che fa “amore mio, è arrivata l’estate-amore mio, è arrivata l’estate”.

Giorgia dovrà salutare la casa di Pantelleria, io no. Io non ho una casa a Pantelleria e sono sempre stata qui e ora, mentre sento il gatto fare le fusa sulle mie ginocchia (sei avido di baci, amore mio, ma sta arrivando l’autunno e non l’estate) i berretti di lana e le sciarpe sussurrano nei portici dell’armadio, si scuciono le calze per farmi dispetto, si fa bello il trench. E dove andrà Giorgia se non va a Pantelleria?  Giorgia non è fatta per l’inverno come Pavese, a Giorgia non piace l’inverno ma le piace bere cioccolate calde o chissà-cosa in autunno sotto la pioggia di foglie gialle sui viali larghi e asfaltati e fare finta di essere a New York. E tu vuoi essere una ragazza newyorkese? Non lo so. Ogni volta che leggo un libro su New York sì, poi di nuovo no. Ogni volta che vedo una serie tv con New York dentro, sì. Poi di nuovo no. Ogni volta che penso ai grattacieli e a quanto si divertano le ragazze nei caffè a guardare la città farsi sempre più alta e gonfiarsi gonfiarsi fino a straripare, sì. Altrimenti no.  NewYork è bella, non si può dire altro. Quando poi vado nel bosco e sento l’odore di petricore e di terra smossa, l’odore dei funghi e vedo le foglie intorno e i ricci aperti con le castagne-penso che se la primavera è la festa dell’aria, l’autunno è quella della terra- mi vengono in mente tantissime cose: lo strudel di mele e il the aromatico, la casa della nonna, la casa della nonna con lo strudel di mele dentro, la tv accesa, il brodo di mamma, l’odore dei quaderni e la torta di compleanno. E allora dico a New York: New York mi accoglieresti come tu sai fare? Ce l’hai lo strudel di mele con la vista su Capri? Ce l’hai la casa della nonna? Ce l’hai il brodo che mi prepara mamma e la tv accesa su quei programmi silenti e questa luce, non la tua, proprio questa luce che si appresta ad andare via presto? Tutte queste cose me le sapresti inventare?

Ti amo, New York, ma dobbiamo praticare la lontananza ancora. Ti amo ma mai come in inverno quando proprio ti desidero ma il mio plaid mi trattiene e il gatto mi trattiene e il sogno di te mi trattiene. Sei così bella nei miei sogni che ti sogno sempre sotto i miei cieli ischitani. Ora che ci penso, ti voglio New York, perché tu hai il cioccolato Hershey’s in tutti i supermercati e io invece qui devo ordinarlo online e attendere il corriere-attendere, attendere, attendere attendere attendere attendere attendere attendere attendere attendere attendere attendere attendere(mentre leggi tante volte la parola attendere, vedi che attendi anche tu?) il corriere che venga: prego, c’è un pacco, è quello che penso?, non lo so! Io non la conosco mica, non faccia caso a me, faccio sempre caso a lei perché dice cose strane. La cosa veramente strana è questa: ho visto un newyorkese una volta-non so se è proprio newyorkese ma è uno che fa moltissime foto a NewYork, scrivere un post in cui diceva, diceva esattamente così:”vorrei stare a Ischia ora, ti immagini lavorare con questa vista?” e giù una foto, proprio una foto di Ischia. Questa è la cosa strana: che forse i newyorkesi vogliono stare a Ischia o forse no, non lo so perché quello del post era mio cugino e forse si dovrebbe interrogare allora un altro newyorkese, uno meno “emotivamente coinvolto”. E gli ischitani vorrebbero andare a New York? NewYork, sei bella ma mi devi ancora aspettare.  Non lo so, ma ti immagini: cioccolata Hershey’s a ogni angolo. E molte altre cose, of course!

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