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LE OPINIONI

IL COMMENTO Ischia non dimentichi Gigi Proietti

DI LUIGI DELLA MONICA

“Nella totale perdita di valori della gente, il teatro è un buon pozzo dove attingere” (Gigi Proietti). A circa due settimane dalla sua scomparsa, mi colpisce tra le tante frasi geniali del grande Attore, una massima di vita che cristallizza il nostro tempo. Quanto è attuale questo pensiero e quanto prezioso era il contributo di Gigi Proietti alla diffusione della cultura italiana nel Mondo. Non sto esagerando, ma talvolta il nostro idioma, per essere già di per se stesso complicato ai più delle nazioni del Mondo, si divide in almeno dieci-dodici forme dialettali caposaldo, il meneghino, il piemontese, il veneto, il romagnolo, il toscano, il medio laziale per comprendere marchigiano, abruzzese, molisano e parte della Tuscia, fino ad arrivare al romanesco, al napoletano, al pugliese ed al siculo-calabrese ed ancora al sardo. Tutte espressioni dialettali accomunate da una tradizione culturale teatrale, vuoi di comico, vuoi di tragedia.

In questo macrogenere possiamo inquadrare la commedia all’italiana, che è figlia e pronipote della farsa plautina e della satira oraziana. Una forte impronta francofona è stata data dalla farsa di Molìere nell’epoca del re Sole, ma gli italiani a cavallo fra il 19^ e 20^ secolo, nonostante l’invenzione del cinematografo si sono appropriati incontrovertibilmente del genere comico di derivazione greco-latina. Si può comunque affermare che la genialità di Charlie Chaplin sia una parentesi unica ed inimitabile nella tradizione anglosassone, ma il pullulare di attori, scrittori e soprattutto la intuizione storica di creare in Italia una industria del cinema a “Cinecittà”, parallelamente allo sviluppo di Hollywood, hanno allevato mostri sacri della cultura teatrale mondiale nel nostro Paese. Non dimentichiamo che Napoli possiede l’ultimo teatro al Mondo originale e non ricostruito da bombardamenti e\o incendi, il “San Carlo”. È questo lo scenario da cui si genera la vita artistica di Gigi Proietti, nato nel 1940. In quell’anno Antonio de Curtis, in arte Totò, era al culmine del suo successo per l’avanspettacolo, che di lì a poco sarebbe approdato al cinema; Eduardo aveva da tempo unito le sue forze creative con Pirandello e Peppino scriveva commedie esilaranti e divertenti; Sordi, Gassmann, Manfredi, Tognazzi e Vianello, come anche Mario Riva e Riccardo Billi erano ragazzini che per gioco iniziavano una carriera brillante e Fabrizi già era una testa santa del cinema comico italiano, per non parlare di Erminio Macario, Gino Bramieri, Walter Chiari e Carlo d’Apporto.

La commedia all’italiana come oggi la conosciamo nei film campioni di incassi di Checco Zalone è l’esperienza artistica di oltre 2000 anni di storia: Plauto, il commediografo latino, riprese da Aristofane, maestro greco, il genere buffo. Il servo maleducato e briccone, l’avaro, il prodigo scialacquatore di denaro, la donnina facile e civettuola, il furbo, l’istrione, il saltimbanco, il mattatore, il musicista squattrinato, l’imbroglione, il canzonatore: tutte caratteristiche comiche della commedia all’italiana, del teatro greco latino e nel mezzo della farsa di Molìere. Tutte queste caratteristiche sono state incarnate da Gigi Proietti, che ci ha lasciato un vuoto incolmabile nella vita artistica italiana e mondiale, per nulla esagerando. Orbene, i lettori si domanderanno quale è il fine di questa breve disquisizione critica, che sembrerebbe non avere attinenza con l’isola d’Ischia ed invece vi è più di ogni altra cosa proprio ad Ischia una fortissima necessità sociale di avere un teatro stabile. Come può mai tollerarsi che una comunità tanto radicata nei secoli della tradizione greco-romana sia digiuna di un teatro proprio, che potrebbe rallegrare soprattutto gli isolani nei periodi autunnali ed invernali. Inoltre, nel cercare spasmodicamente tracce storiche di una qualche visita del Grande Gigi Proietti, dell’invito ad un qualche evento, dello svolgimento di un film con il grande protagonista sul territorio di Ischia isola, non si trova nemmeno un cameo.

Questa constatazione mi ha sdegnato profondamente. La nostra isola che ospita la residenza estiva che fu del Maestro Luchino Visconti, i giardini “La Mortella” di Sir Willam Walton, la Villa Arbusto del Commendatore Rizzoli, una vera e propria “Cinecittà” a cielo aperto ed al cospetto della natura, non ha mai pensato di invitare Gigi Proietti e la sua arte. A mio avviso è una spiacevole dimenticanza che dovrà essere presto ravveduta: non voglio ardire progetti strampalati o fuori dalla realtà, ma si potrebbe ipotizzare un premio “Gigi Proietti” a Ischia per stimolare la partecipazione di giovani comici esordienti e non solo di accento napoletano, ma di tutte le fonie italiane, per far rivivere quel cuore pulsante che erano le compagnie teatrali della prima metà del 20esimo secolo. Se ci si riflette per un attimo, l’unico esempio nella storia recente è stata la trasmissione Rai “Non Stop” del 1976\1980, che ha visto nascere artisticamente Carlo Verdone, Troisi e tanti altri, laddove si scontravano in una arena di matti giovani promettenti ed affamati non di successo, come i narcisisti dei reality, ma di vivere divertendosi. Questo insegna il teatro a lavorare e divertirsi, ad allenare la mente e l’intelletto, ad articolare frasi complesse, ad esercitare l’attenzione: se ci fate caso sono tutte le progettualità didattiche di tutte le scuole di ogni ordine e grado e costituiscono anche una terapia contro il nichilismo dei nostri tempi.

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Un ragazzo che deve studiare una parte non si perde su instagram, oppure su whatsapp, ma deve leggere il copione, studiare divertendosi per diventare un altro. Gigi Proietti aveva ragione: il teatro aiuta a trovare i valori, quelli dell’altro, del diverso, del confronto con l’esterno, impedendo di ripiegare su stessi. Per questo, suggerisco agli amministratori locali di elaborare un progetto di teatro stabile in Ischia, sia esso pubblico da realizzare con fondi europei, sia esso privato ma coadiuvato da una cordata di enti pubblici economici. Ancora suggerisco ai promoters teatrali e cinematografici di sedersi ad un tavolo e pensare come possibile un premio “Gigi Proietti” per i partecipanti ad una kermesse comica di attori esordienti da tutta Italia, ovvero di dedicare al Grande Gigi tutte e due le edizioni dell’Ischia Film Festival e dell’Ischia Global Fest 2021, entrambi citati per par condicio. Il fine ultimo è ravvedersi della grave colpa storica e culturale di non aver mai coniugato l’isola con la presenza del “Grande Gigi Proietti” e consegnare alla memoria del nostro Paese un’occasione di crescita e di pratica dell’arte teatrale, che è parte di “PitheKussai” già sull’effige della “Coppa di Nestore” – nono secolo a.C. Io sono la bella coppa di Nestore, chi berrà da questa coppa subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona”.

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