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LE OPINIONI

IL COMMENTO La rivoluzione “green” di cui ha bisogno Ischia

DI LUIGI DELLA MONICA

“Gli esemplari rinvenuti appartenevano a venti diverse specie di uccelli, protette o particolarmente protette, tra cui rigogolo, culbianco, stiaccino, balia nera e tortora selvatica e addirittura specie rare come calandro e balia dal collare – spiegano gli attivisti che hanno partecipato all’esame degli esemplari. Un campionario mai visto di piccoli uccelli migratori che ogni anno giungono sull’isola per riposare e cercare nutrimento durante la faticosa e lunghissima migrazione ed invece vengono uccisi in violazione a tutte le norme nazionali, europee e internazionali. Un terribile spettacolo a cui non avremmo voluto assistere”. Quello che avete appena letto è stato pubblicato dal sito del WWF lo scorso 21 maggio. “La terra è vostra, amatela e difendetela. GRAZIE a Gabriele Caramia dieci anni … ha trascorso ore sotto un sole cocente a pulire la scogliera in questa prima domenica ecologica a Lacco Ameno. un esempio per tutti Noi! Ah, se avessimo la capacità di guardare il mondo con gli occhi di un bambino! GRAZIE GABRIELE, ala prossima”. Quello che avete appena letto è stato invece pubblicato sul profilo facebook dal sindaco Giacomo Pascale lo scorso 24 maggio e allora partiamo proprio da qui.

Sono accaduti questi due eventi ad Ischia diametralmente opposti ed inconciliabili. Il presunto bracconiere, di cui non mi interessa nemmeno sapere l’identità e se verrà o meno condannato ed il piccolo grande Gabriele: il diavolo e l’acqua santa, il volto cinico dell’isola ed il volto della speranza di cambiamento, dell’auspicio che il puzzo di “compromesso morale” non attecchirà mai nel cuore e nell’intelletto del giovane Gabriele. Mi vedo già i commenti dei coetanei del brillante ragazzino Gabriele che per gelosia e\o per bullismo vogliono minimizzare il merito del loro compagno, che si è permesso di brillare più degli altri e contribuire alla riqualificazione delle scogliere della sua, della nostra Lacco Ameno. Troppo spesso ci riempiamo la bocca della Pytecusai dei coloni greci della Calcide, dell’emporium di San Montano, del reperto della coppa di Nestore, dimenticando che la cruda realtà è dipinta da uno scenario raccapricciante di degrado. Leggevo che Ischia è un “brand”, un marchio, una peculiarità mondiale, una eccellenza, ma nessuno si cura della concretezza quotidiana.

Io non oso immaginare la sensazione provata dal signor bracconiere nel seviziare i piccoli uccelli migratori: diceva Primo Levi “se questo è un uomo”, nel descrivere le torture che i carcerieri tedeschi praticavano agli ebrei internati nei campi di concentramento; ma davvero siamo sicuri che nel cuore dell’isola verde, della perla del Golfo di Napoli, della capitale indiscussa del termalismo mondiale, della sede dei giardini curati e gestiti da una fondazione della “corona inglese” si sia svolta una tale aberrazione contro gli animali. Non voglio peccare di qualunquismo, ovvero di stucchevole perbenismo, ma sono profondamente indignato che l’isola abbia potuto ospitare una tale brutalità verso piccoli animali indifesi. Al tempo stesso sono orgoglioso che la medesima isola matrigna, che ha dato i natali al presunto bracconiere di uccellini, abbia generato un animo nobile e meritevole come Gabriele Ceramia. Finalmente ci rendiamo conto che invece di dedicare il tempo a chattare sui forum dei reality show un ragazzino maturi la consapevolezza che l’ambiente, l’armonia fra l’uomo e la natura, siano valori essenziali per il benessere umano e spirituale. Studi di psichiatria accertano che il verde, l’azzurro siano colori rilassanti delle cellule neuronali e tale sensazione fortemente è sentita da un ragazzo di dieci anni.

Si inizia dal voler vivere in un luogo ameno – Lacco Ameno – pulito e sano, per opporsi al suo degrado ed alla sua sporcizia, per arrivare a non tollerare il puzzo del compromesso morale. Asseriva il metodo deduttivo della logica cartesiana che dal particolare si arriva al generale: dalle piccole cose si partoriscono i grani ideali. Ardisco di ipotizzare che i ragazzi se ammaestrati al senso della igiene ambientale siano in grado di ascendere agli ideali della onestà e della rettitudine, che si raggiungono soltanto con il duro lavoro e con il sacrificio di una schiena piegata, sotto il sole. Il 21esimo secolo vorrebbe illudere i ragazzi che se danno calci ad un pallone, oppure se vincono le selezioni di un reality, o se ancora hanno migliaia di visualizzazioni su “tik-tok” hanno svoltato per l’avvenire e non serve loro studiare ed evolversi con la cultura. Hanno dimenticato che Steve Jobs iniziò a creare il colosso mondiale della “Apple” da un garage con due amici e che Falcone e Borsellino fantasticavano da ragazzi di un quartiere popolare di Palermo di sconfiggere la mafia. Abbiamo bisogno di bandiere blu per l’isola d’Ischia non per accrescere il “brand” ed impinguare il reddito ischitano, già elevato perché propulsore economico della Campania, ma allo scopo di vivere in un ambiente sano, composto da cuori e menti sane.

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Basta vedere acque cristalline e verdastre per il riflesso della posidonia insozzate dalla schiuma delle barche da diporto selvaggiamente ormeggiate, oppure dagli scarichi abusivi che si manifestano dal nulla e scompaiono parimenti nel nulla. Ho letto che ci si oppone alle demolizioni e non intendo scendere in un terreno ideologico minato, ma certamente i comuni dovrebbero severamente monitorare, indipendentemente dalla liceità o meno della struttura edificata, le condotte fognarie per capire se e come qualcuno scarichi illegittimamente e, se del caso, produca inquinamento. Questo piccolo accorgimento potrebbe d’incanto regalare all’isola d’Ischia almeno una decina di bandiere blu, per non parlare del supporto alla Guardia Costiera che almeno un gommone, magari confiscato agli scafisti, per ogni comune isolano, quindi sei in tutto, potrebbero fornire le varie polizie municipali nel regimentare gli approdi dei diportisti della “domenica”. Quanti di noi hanno assistito impietriti alla scena di docce saponate scaricate in mare aperto, escrementi e nafta nauseabonda? Sono questi gli obbiettivi del presunto bracconiere? Oppure vogliamo dare un risalto mediatico imponente alla coscienza sociale del piccolo Gabriele, che incominciando a fare il suo ruolo a dieci anni, magari a 40 anni prenderà il posto del Sindaco Pascale, tentando di fare come lui o meglio di lui?

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Mi scuso per alcuni toni pungenti, ma la comunità isolana deve, a mio sommesso avviso, risvegliarsi dal suo sonno di perniciosa tolleranza verso le brutture del passato: bisogna trovare l’energia di indignarsi e plaudire alle meraviglie composte da un paesaggio naturalistico mozzafiato ed una coscienza giovanile sensibile e pronta a tutto per difendere la terra che lo ha generato. Dobbiamo strenuamente combattere contro i giovani indolenti e rassegnati, che sono più dannosi e nocivi di un anziano reazionario e conservatore. Non dobbiamo permettere che l’ecosistema ischitano venga violato e brutalizzato come è accaduto agli indifesi ed innocenti uccellini migratori, perché a volte non basta dirsi, per autoassolversi, di non essere bracconieri, oppure di essere contrari alla caccia, allorquando ci si volta dall’altra parte quando si vede una scogliera, un arenile pieno di rifiuti solidi o liquidi. Ischia deve chiedere al sig. Questore fogli di via per chi inquina, perché dopo l’isola “covid free” vi è bisogno della “green\hevenly revolution”.

* AVVOCATO

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