LE OPINIONI

IL COMMENTO La virulenta ipocrisia del moralista

Il moralista è chi cerca di imporre agli altri la propria opinione su come si deve vivere e ci si deve comportare. Certamente tutti hanno il diritto di possedere le modalità con cui esprimere le proprie concezioni, con intensa eloquenza e forte passione. Ma il moralista si spinge, ampiamente, oltre, perché pretende di subordinare gli altri alle sue convinzioni, spesso, anche, con metodi coercitivi. Così il suo profilo umano mostra l’acuta carenza di sensibilità, tolleranza, garbo, immaginazione, compassione, comprensione, tanto da renderlo incapace di scorgere nell’esperienza altrui, interessi ed esigenze diversi dai propri, per di più, accompagnato dall’arroganza di credere che il proprio comportamento sia l’unico accettabile. Tale cecità lo conduce a ritenere di voler proteggere gli altri dal pericolo, monopolizzando il giudizio morale, il diritto di decidere quale sia il bene altrui. Così, quando attacca lo stato di diritto su come affrontare i diritti civili, la diversità, la migrazione, la giustizia, la pandemia Coronavirus, la crisi socio-economica e tante altre questioni simili, pretende di rappresentare la maggioranza della pubblica opinione. E qui per le umane sorti ci troviamo ad un bivio. Se la società, lo Stato sono immuni dalla sua influenza, il moralista si limita ad apparire ridicolo, pedante, brontolone, che distribuisce rimproveri, condanne, pesta i piedi, agita ombrelli contro qualsiasi cosa sia diverso da lui tanto da delinearlo come figura folcloristica. Ma quando la società, lo Stato perdono le immunità, diventa una pestifera minaccia, poiché trova una strada scorrevole per infliggere una incessante sofferenza a chi vive secondo uno stile di vita diverso dal suo.

Oggi ci troviamo in tale condizione, perché le difese immunitarie stanno diventando sempre più flebili sotto i colpi di una schizofrenica pandemia moralistica che sta plasmando i meandri della politica, della scienza, dell’economia, dell’informazione, della comunicazione, della magistratura, delle agenzie educative, senza dimenticare il panorama devastante dei social e degli scontri terribili che attraversano il nostro pianeta, tanto da paventare una ineluttabile “vis” distruttiva del tutti contro tutti. Da credenti della Speranza non vogliamo arrenderci a simile atroce evenienza ma continuare con “pathos” e linguaggio armonico, il proprio impegno esistenziale, a comprendere insieme che il solo modo praticabile, per edificare una buona società, consiste nella costruzione di una morale condivisa, alla quale si giunge, attraverso un dibattito, una riflessione, affrontati in un clima di tolleranza misericordiosa pregnante di buon senso. In altri termini, arrivando a concepire come sia possibile, in quanto società, organizzare il nostro comportamento orientandolo verso la lealtà e il decoro, con la consapevolezza che la povertà, l’ignoranza, la malattia, l’indigenza, il crimine, contribuiranno, sempre, a disperdere le risorse della comunità se non vengono affrontate con carità e giustizia nella loro forma e sostanza radicale. E qui ci vuole creatività e determinazione con un enorme investimento di capitali. Quello prioritario deve diventare la Scuola e la Sanità.

Postilla finale: Attenti e vigili, non dormienti e complici, come direbbe Eraclito, a non consentire il passaggio dello Stato di Diritto al disastro dell’avvento di uno Stato integralista e clericale di cui se ne avvertono i preparativi.

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