LE OPINIONI

IL COMMENTO L’APPELLO DEI SOGNATORI

DI RAFFAELE MIRELLI

La maggioranza non esiste, lo dovremmo sapere tutti. Essa rappresenta solo un principio transeunte al quale lessere umano fa riferimento. Perfino quando ci guardiamo allo specchio, non siamo in accordo con noi stessi. Anche da soli, siamo due Io, sì due, un noi che dovrebbe essere in accordo. E invece non è così. Ed eccoci, uno contro uno, due contro due, opposizioni mobili, scambi di posizione, apposizioni di breve accordo, insomma nemmeno al mattino quando ci guardiamo allo specchio riusciamo a creare una coalizione reale. Lopposizione è nella nostra natura. Questo piccolo preambolo, che tutto basa su una seria e una serie di combinazioni possibili, rende bene lidea di ciò che stiamo andando a trattare. Se ne parla tanto in questi giorni, ma anche negli scorsi anni: per le imminenti elezioni, chi vorrebbe candidarsi come alternativa? Sarebbe un fallimento annunciato? E dove è finita la minoranza? 
È vero che manca un polo di opposizione, ma non del tutto. Sebbene le liste antagoniste facciano fatica a comporsi e ancora non abbiamo capito il perché oppure lo conosciamo tutti benissimo è ancora più importante considerare che, senza di esse, il fallimento politico per tutti noi, candidati e non, vincitori e perdenti, sarebbe alle porte. 
Lassenza di una visione di Ischia, di un progetto politico differente rispetto a quello portato avanti dalle amministrazioni in carica, farebbe bene a tutti. Ma di cosa ci sta parlando questa assenza di alternative? Le interpretazioni possibili: da un lato potremmo benevolmente credere che la “reggenza” attuale abbia riscosso troppi successi e messo tutti in accordo; dallaltro, invece, potremmo anche credere che la minoranza non sia stata mai tale, perché il modo di pensare, il modus operandi dei poteri nostrani, si costituisce secondo un unico e solo principio, ossia una sola e unica visione dellisola. Mettersi in politica, poi, fa paura, nuoce allo spirito, perché ci definisce in una realtà pari alla nostra come appartenenti a delle caste che producono un modo di pensiero omologato, che non lascia spazio alla diversità di pensiero. Ma la diversità che manca a questa corsa politica, non dovrebbe essere richiesta dai cittadini, componenti di quella stessa comunità che mi pare di aver capito richiede una valida alternativa? Un polo dialettico di opposizione funzionale alla resa di un mandato politico più efficace e meno immobilizzato dalle strategie partitiche? Sì, perché la prima fase del mandato appena terminato, ha rappresentato un grande braccio di ferro che ha sortito questi effetti. Abbiamo vissuto un periodo di immobilità forzata e quando le parti hanno trovato un accordo, la minoranza è scomparsa in poche battute.

Fa paura essere in disaccordo, lo sappiamo, ma esso è necessario allagonismo politico. Sembra, però, che le parti abbiano definito gli ambiti di egemonia. Ma quanto tempo trascorrerà, prima di veder nascere opposizioni capaci? Poco, perché è naturale. Non bisogna essere dei maghi per comprenderlo. Lo sanno tutti e tutte le parti politiche stanno preparando le future mosse per una politica alternativa. E la minoranza? Dove si formano le minoranze allora? Sono davvero utili alla dialettica politica, come a quella esistenziale, essendo le opposizioni connaturate alla nostra specie? Oppure sono chimere per i disagiati? La minoranza siamo noi. Quando non mettiamo in essere delle richieste da porre, perché quando non esiste domanda, non cè risposta. E perché stenta a formarsi una lista che crei un sano antagonismo? Scusate se lo rimarco, ma cè, solo che noi non la consideriamo tale. E questo è un dato di fatto, anche un po triste! Si parla, infatti, tantissimo di unelezione soft, dove non esistono contrappunti reali. Si sono fatti nomi e si sono fatte tante supposizioni. Davvero? E che cosa ci dicono coloro i quali sono già in corsa? Coloro che già pubblicizzano la loro discesa in campo, senza però, essere considerati tali? Secondo voi è possibile considerare persa una battaglia prima di ingaggiarla? Vedete, questa è la vera assenza di minoranza: non considerare chi si schiera – a priori – come alternativa al nostro sistema. Premettendo che siamo alla vigilia della deposizione ufficiale delle liste e tutto è ancora possibile. Leffetto sorpresa.
Altra questione da sottoporre ai lettori è la seguente: si parla tanto di chi, ma non si parla affatto di cosa. Quali saranno i programmi effettivi? Le progettazioni del cambiamento? Insomma, tra mancanze ed eccessi ci presentiamo alle lezioni con le idee abbastanza chiare: non esiste alternativa, evento di portata storica per lisola, ma la vorremmo. Siamo davvero confusi! Eppure, la domanda è sempre la stessa: che cosa vogliamo per Ischia? Posizioniamoci allora davanti allo specchio e facciamo una seria richiesta a noi stessi. Auguriamoci che le cose vadano come devono; auguriamoci un quinquennio denso di proposte e progetti volti alla ripresa della natura, della bellezza vera dellisola; auguriamoci una politica verde, prima di tutto e di tutti; una densa collaborazione e opposizione tra le parti che si costituiranno; competenza etica e cultura dellaltro. Le minoranze, le alternative si dovranno costituire per forza e speriamo siano di sostanza, perché rappresentarle non è semplice e non è per tutti. Sono necessarie spalle larghe e animi da sognatori. Quelli purtroppo mancano allappello.

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