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LE OPINIONI

IL COMMENTO Le condizioni date

di Lello Montuori

Un governo brutto, il Governo Draghi. Niente da aggiungere. Ma forse l’unico possibile, alle condizioni date. Anche i due governi precedenti guidati dal Prof. Giuseppe Conte, si erano rivelati, alla prova dei fatti, largamente inadeguati. Eppure sembravano entrambi gli unici possibili, alle condizioni date. Il problema è sempre quello: le condizioni date. Sono certo che il Presidente Mattarella, già Professore di Diritto Parlamentare e giudice costituzionale, che pure aveva tirato fuori dal cilindro Cottarelli, quando trascorsi oramai diversi mesi dalle ultime elezioni politiche del 2018, i partiti non riuscivano ad esprimere un Governo, si sia chiesto più volte perché conferire l’incarico a Giuseppe Conte, uno sconosciuto professore di diritto privato, non eletto da nessuno,  e nemmeno da annoverarsi tra le riserve della Repubblica per cursus honorum,  come invece era stato per  Carlo Azeglio Ciampi chiamato, da tecnico, a formare un governo d’emergenza nel 1993  fra le rovine ancora fumanti della prima Repubblica.

Se lo sarà chiesto più volte il Presidente  Mattarella, perché nel 2018, Lega e Cinque Stelle, dall’alto dei loro numeri in Parlamento, si ostinavano a indicare un signore tutto sommato sconosciuto e non parlamentare, a Capo del Governo. Però si piegò. E dette l’incarico. Sembrava l’unica soluzione possibile. Alle condizioni date. E così fece di nuovo, quando la maggioranza giallo-verde si dissolse sotto i colpi di Capitan Salvini, il ministro dell’interno che mise in crisi il suo governo, lo stesso che gli aveva consentito di dettare legge dalle Alpi a Lampedusa, respingendo in mare migranti e navi delle ONG, indicandoli agli italiani come i veri colpevoli della insicurezza e dei tanti reati comuni commessi su e giù per lo stivale. Ridiede l’incarico allo stesso Giuseppe Conte quando, subito dopo la caduta del suo primo esecutivo, espressione del peggiore trasformismo italico, si palesó all’orizzonte un’altra maggioranza possibile dei Cinque Stelle con il Partito Democratico e ancora una volta, come mai era accaduto nella storia della Repubblica, nonostante il cambio della formula di governo con il passaggio della Lega all’opposizione, il Presidente del Consiglio fu lo stesso Giuseppe Conte che aveva presieduto fino a poco giorni prima, ben altro gabinetto dai tratti reazionari per non dire sovranisti.

Al Presidente della Repubblica dovette sembrare, ancora una volta, l’unica ipotesi possibile, alle condizioni date. Così l’incarico a Mario Draghi, già Governatore della Banca Centrale Europea e autentica riserva della Repubblica, deve essergli sembrata l’unica soluzione percorribile dopo che il Senatore di Rignano, con la sua pattuglia di deputati e senatori, aveva suonato il requiem per il secondo esecutivo guidato dall’autoproclamato Avvocato del popolo. L’unica strada percorribile. Alle condizioni date.  Già. Le condizioni date. Quelle che un Gesuita esaminerebbe sempre per discernere. Fare il bene oggi possibile. Alle condizioni date. Forse solo l’elevazione più spirituale di un detto della tradizione popolare. Perché, come si dice a Napoli, il presepe si fa con i pastori che si hanno. E il resto conta poco. Verrebbe da chiedersi chi le ha ‘date’ queste ‘condizioni date’ o forse più prosaicamente chi ha fornito i pastori con cui fare un bruttissimo presepe. E non c’è risposta diversa, che il popolo sovrano.

Lo stesso popolo sovrano che almeno dal 1994, si ostina a  perpetuare l’anomalia italiana che prima era di una democrazia bloccata, inneggiando al prototipo dell’improbabile homo novus, si chiami Silvio, Matteo (Renzi o Salvini cambia poco), oppure Beppe, un homo novus purché sia, che manderà in soffitta la  ‘politica politicante’ (quanto detesto questa espressione e quelli che la usano )e rimetterà le cose a posto, con buona pace delle vecchie ideologie e dei loro inconcludenti professionisti, dediti alle alchimie degli equilibri. Queste sono le condizioni date. Una società in eterno conflitto con se stessa, che rivendica diritti, in larga parte inconsapevole dei doveri di cittadinanza, che reclama per sé gli stessi privilegi della classe politica che vorrebbe soppiantare, senza avere -come essa non ha- alcuna idea del bene comune, ma una idea chiarissima dell’Interesse privato. Con siffatti rappresentanti di una larga parte della società italiana, al Presidente tocca incaricare un Capo del Governo che possa trovare una maggioranza nei due rami del Parlamento, forse uno dei più inadeguati e improvvisati della storia della Repubblica.

Un governo alle condizioni date. È per queste condizioni che non mi sento di dire tutto il male possibile del Governo Draghi prima ancora che abbia ottenuto la fiducia dalle Camere. Certo, avrebbe potuto essere un governo di profilo assai più alto. Ma forse un governo di tal fatta non avrebbe ottenuto la fiducia, alle condizioni date. Avrebbe potuto marcare la discontinuità rispetto al Governo precedente che ha deluso così tante aspettative. Ma forse il Pd e i cinque stelle e persino LeU che ne erano i protagonisti, non avrebbero potuto annullarsi fino al punto di votare la fiducia ad un nuovo Governo che fosse la prova evidente dell’inadeguatezza del precedente. Ecco allora ancora gli Esteri al Ministro diplomato, la Salute al ministro giornalista, per dirne qualcuna di quelli che avrebbero fatto bene a cambiare proprio subito. Eppure, che ci volete fare? Alle condizioni date, era immaginabile che per prendere di voti dei cinque stelle in Parlamento, Di Maio agli Esteri bisognava confermarlo, così come Speranza alla Salute, che poi in realtà non é bastato nemmeno a far votare la fiducia a Fratoianni nella eterna lotta per la scissione dell’atomo in cui sono impegnati da sempre i partiti di sinistra.

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Insomma, le condizioni date sono proprio un mezzo guaio. Oppure un guaio, persino tutto intero. Meglio non trovarcisi di mezzo, alle condizioni date. Sperare che cambino. E che magari gli italiani, alle prossime elezioni, si ricordino di mandare in parlamento -il primo dopo la riduzione del numero dei parlamentari- un fronte moderato e un altro progressista reciprocamente legittimati, come esistono da oltre un secolo in quasi tutto il mondo occidentale. E che diventino queste, finalmente le condizioni date. Anche se dice l’adagio: chi di speranza vive, disperato muore.

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