LE OPINIONI

IL COMMENTO Siti e cocci dell’antica Pithecusae, l’isola archeologica

DI BENEDETTO MANNA

Si conoscono i luoghi dell’archeologia nella nostra Regione Campania, come per esempio i noti Parchi archeologici dei Campi Flegrei, Cuma, Ercolano, Pompei, Paestum e Velia,mentre non viene ancora contemplato di istituire sull’isola una ESTESA AREA ARCHEOLOGICA, da tutelare e far visitare. È quasi superfluo affermare che se ne gioverebbe con tale riconoscimento l’ISOLAINTERA, che preserverebbe la sua storia con il suo scrigno di ricchezze e testimonianze archeologiche, risalenti fino dai tempi più remoti, in epoca preistorica, greco-romana e paleocristiana. Fino ad oggi, se pur c’è stata la riapertura del MUSEO ARCHEOLOGICO DI PITHECUSAE nella settecentesca VILLA ARBUSTO, che espone i rinvenimenti degli scavi iniziati negli anni ’50 del secolo scorso, non si nota ancora la dovuta attenzione verso ciò da parte delle istituzioni e del mondo della cultura. Un primo segnale sarebbe la riapertura degli SCAVI nei vai SITI ARCHEOLOGICI. Tra l’altro non c’è ancora la riapertura del MUSEO DI S. RESTITUTA, che è un MUSEO SITUATO NELLO STESSO SCAVO ARCHEOLOGICO, creato come Centro per lo studio e la ricerca dal sacerdote archeologo DON PIETRO MONTI. Per chi intendesse approfondire la realtà archeologica storica mancano anche PUBBLICAZIONI RECENTI PER LA DIVULGAZIOINE. 

Vale la pena fare la seguente premessa, per inquadrare nella sua pienezza il senso dell’importanza della ricerca archeologica, che i COCCI che ci possono restituire gli scavi non sono opere in grado di stupirci a prima vista, ma sono reperti dall’incommensurabile valore scientifico. “Scopo dello scavo archeologico non è più quello di recuperare singoli oggetti di bell’aspetto estetico e di curiosità antiquaria, ma quello di conoscere, attraverso il materiale e le altre informazioni, raccolti nello scavo, la storia delle popolazioni del passato, intesa non tanto come storia politica di regnanti e di guerre, ma come conoscenza di modi di vita, della struttura sociale degli agglomerati umani, degli scambi commerciali indicati dagli oggetti importati da altre regioni o esportati, dei vicendevoli influssi intercorsi fra le diverse civiltà” (Prof. Giorgio Buchner, 1980). Da questa citazione si comprende come debba esserci un CONTINUO LAVORO DI RICERCA, STUDIO E INTERPRETAZIONE per essere in continuità con l’insegnamento impartito dai due illustri studiosi archeologi isolani, che hanno dato un insegnamento forte per scuotere la nostra società “locale” da un’apatia verso le pagine di storie scritte nei secoli passati, in modo da orientarlaverso una CULTURA,che rimane collocata nella storia patria e nel più ampio scenario della civiltà mediterranea. È  “la medicina” per ritrovare le proprie MOTIVAZIONI IDENTITARIE E CULTURALI da spendere con le migliori convinzioni. Quali sono allora i percorsi da seguire, le tracce su cui tornare, per riscoprire, apprezzare e divulgare il carattere inconfutabile del proprio patrimonio storico culturale, che, senza motivi validi, ignorando l’ARCHÈ, non viene oggi considerato come meriterebbe? Per esplicitare quanto detto, si procede con un sintetico excursus di quegli INSEDIAMENTI che con la “CITTÀ DELL’ARCHEOLOGIA” (Lacco Ameno), potrebbero rientrare tra i Parchi sopra citati. Partiamo dall’insediamento pitecusano a Lacco Ameno, nel giardino accanto all’edificio di Villa Arbusto, nell’AREA SUBURBANA DELLA COLLINA DI MEZZAVIA, ove sono state effettuate due campagne di scavo dell’Università di Amburgo e di Francoforte(sic!), nel 2016 e nel 2017. Dai risultati emersi si è ipotizzato che si potesse trattare di un’AREA ABITATIVA, dati i pesi da telaio, la ceramica da cucina ed i fornelli, oppure di un’AREA SACRA, per la presenza di materiali come frammenti di grandi crateri, dei quali uno riporta l’immagine di un cavallo, louteria (bacini larghi e profondi, in pietra o in ceramica, destinati a raccogliere l’acqua, come quelli in chiesa) e terrecotte  architettoniche, simili a quelle rinvenute nei CONTESTI SACRI di MONTE VICO e di S. PIETRO A ISCHIA. Nel vicino SITO DI MAZZOLA, nucleo impiantato dai coloni poco dopo il primo momento della fondazione, era praticata la lavorazione dei metalli. IL QUARTIERE METALLURGICO. Sono individuati DIECI EDIFICI, costruiti su due terrazze. Il I era un’abitazione absidata, mentre gli edifici III e IV erano officine di produzione rispettivamente del ferro e del bronzo, il II un ripostiglio luogo di assemblaggio, il VII uno spazio aperto sia per gli usi domestici che lavorativi, il V uno scarico, gli altri edifici sono indagati parzialmente. 

Il peso di precisione rinvenuto a Mazzola per pesare i metalli preziosi potrebbe accreditare i CHRYSEIA (miniere d’oro) citati da Strabone, potendosi invece più facilmente trattare di OREFICERIE. Negli importantissimi scavi della VALLE DI S. MONTANO è stata riconosciuta la NECROPOLI PIÙ ANTICA DI PITHECUSAE, il più antico STANZIAMENTO EUBOICO nel mediterraneo occidentale. Gli scavi condotti da Giorgio Buchner hanno portato alla luce 1500 tombe (circa il 10% della necropoli), databili dall’VIII sec. a. C. al III sec. d.C. e i materiali emersi sono stati presentati nel Volume “PITHECKOUSSAI I. La necropoli: tombe 1 – 723 scavate dal 1952 al 1961”.È seguita successivamente una SECONDA CAMPAGNA DI SCAVI di San Montano dal 1965 al 1967, dove si è messa in evidenza la presenza di CERAMICA PITECUSANA TARDO GEOMETRICA (750 – 700 a. C), che in alcuni aspetti riproduce caratteristiche della ceramica indigena, aspetto che fa da contraltare alla ben nota imitazione di ceramica greca da parte degli indigeni della terraferma. Si evidenza come la SPROPORZIONE DI TUTTE LE TOMBE DELLA NECROPOLI di S. Montano successive al 700 a.C., che sono solo il 15-20%, METTA IN RISALTOL’EVANESCENZA delle testimonianze pitecusane databili tra VI e V sec. a.C. Esempio tangibile di un CAMPO VASTISSIMO DI INDAGINE, che richiama ancora di più l’attenzione.Lasuperficie di MONTE DI VICO era abitata durante l’ultimo quarto dell’VIII sec.come si evince dalla raccolta sistematica dei cocci, trovati sparsi un po’ ovunque, grazie alla intensa coltivazione, di una volta, del terreno con vigneti, oggi abbandonati. La zona più alta è stata poi deturpata con la costruzione di un grande albergo.

L’unico posto dove finora è stato eseguito uno SCAVO A MONTE DI VICO si trova al margine della pendice orientale del promontorio, dove, in occasione della costruzione di una villa, nel 1965, è stato rinvenuto uno scarico antico ricchissimo di materiale. «SCARICO GOSETTI», dal nome della proprietaria della villa. Il materiale archeologico va dalla ceramica della civiltà appenninica dell’età del bronzo — con bellissimi pezzi a decorazione incisa — fino alla tarda ceramica campana a vernice nera. La sola lacuna è costituita dalla mancanza assoluta di ceramica dell’età del ferro preellenica, per cui sembrerebbe che i coloni si siano insediati ad Ischia in una località allora disabitata dagli indigeni, con centro abitato principale di Pithecusa situatofin dall’inizio sul Monte di Vico. L’isola era già abitata come testimonia il villaggio dell’età del ferro sul Castiglione, tra Porto d’Ischia e Casamicciola. Tra il 750 e il 725 ca, la città di Pithecusa raggiunge la sua massima espansione topografica ed occupa un’area vasta,ca. 3/4 di chilometro quadrato,delimitata dalla spiaggia e necropoli di S. Montano, e collina e nucleo abitato di Mezzavia. La creazione dell’abitato greco a Lacco Ameno si accompagna all’occupazione dell’intera isola di Ischia con presidi dislocati lungo l’intero suo perimetro. Il ritrovamento della FATTORIA GRECA A PUNTA CHIARITO, con abbondanza e rilievo dei materiali rinvenuti dell’VIII – VII sec. a. C., pone le basi per ALLARGARE L’INDAGINE ARCHEOLOGICA SU TUTTA L’ISOLA, insieme ad altre aree (con presenza di medesimi reperti come a S.Alessandro, Succhivo – S. Angelo),ubicate sostanzialmente su tutti e quattro i lati dell’isola, e tutte ben separate dall’insediamento di Monte Vico. Si tratta di siti che sfruttano, con insediamenti di fattorie, forse facenti capo a piccoli villaggi e / santuari, tutto il territorio coltivabile dell’isola, a ridosso della costa, in prossimità di piccole sorgenti di acqua potabile. Mentre all’interno, il territorio montuoso prevalentemente boscoso è fonte di legno e probabilmente di selvaggina, come mostra forse il PALCO DI CORNA DI CERVO trovato a Punta Chiarito. “Ricordate che di quest’isola sconvolta da fenomeni tellurici, devastata da barbari invasori, avvolta in scenari estatici, va tutto salvato. Anche i cocci, ultime reliquie di distrutti monumenti, nella forma più insignificante, pur così parlano, si levano giganti, come l’Epomeo nel sereno incanto della natura, al pari dell’avvenimento storico e restano segni imperituri della civiltà a cui appartennero! “Amate quest’isola, studiatela, custoditela, difendetela!” Da“Ischia, storia e archeologia” di Pietro Monti.

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