LE OPINIONI

IL COMMENTO Tutte le perplessità sul caso “La Siena”

DI LUIGI DELLA MONICA

I lettori ed i protagonisti della vicenda storica del parcheggio “La Siena” mi perdoneranno il sillogismo storico letterario, ai fini di licenza narrativa, con “i Promessi Sposi”, ma tutto questo cicalio sul bene della riqualificazione ambientale del “Borgo di Celsa” mi ha alquanto disgustato. Preciso che non citerò nemmeno un passo della vicenda giudiziaria definita nel segreto professionale con la Turistica Villa Miramare Spa, ma intendo sollecitare l’attenzione delle coscienze civiche degli abitanti con uno slogan “mai più disinteresse e silenzio!”. È noto che la democrazia è partecipazione, per cui non vedo quale sia il problema della strenua opposizione dell’Arch. Pino Mattera all’ostensione dei progetti esecutivi. D’altro canto, ho rilevato nella sua controreplica dello scorso 11 agosto. parole fortissime, espressioni noiose del tipo “geometri, manovali, che ne sanno più dei direttori di cantiere, bancari con o senza anima…bancari che sanno o non sanno”.

Attendo in replica al presente articolo l’epiteto di “Azzeccagarbugli”, ho il senso dell’umorismo e non sono permaloso. Fermo restando il profondo rispetto nei riguardi del veterano editorialista di Codesto giornale, Franco Borgogna, mi pare di discutere su chi fosse Carneade… Un dato di fatto incontrovertibile è che si tratti di una concessione edilizia del lontano 2010, per quale motivo dopo oltre 11 anni ed una temporanea “accensione” dei fari mediatici dall’agosto 2017 al giugno 2019, una presa di coscienza che il cantiere “non s’ha da fare”. Improvvisamente leggo frasi del tipo “e’ ora che parli la carta bollata”. Sul quotidiano “Il Dispari” del 3 agosto leggevo testualmente “un obbrobrio che oscura il panorama del Castello Aragonese”. Mi sorprende tanta ispirazione metafisica di coscienza collettiva. Forse qualcuno si è convertito improvvisamente alla tutela dell’ecosistema ischitano dopo una tormentata notte dell’Innominato? Ma mi viene da pensare, se 11 anni fa il don Rodrigo di turno aveva scatenato il Griso ed i suoi bravi per tacere e non parlare sul presunto scempio ecologico della Siena, la soldataglia del vicereame era intenta ad ingrassare i propri ventri, oppure ad attaccare alle pareti di Ischia Ponte le “grida” del vicerè? Del governatore?

Io sinceramente non capisco perché ci sia ancora oggi ambiguità mediatica e culturale sulla certezza se l’acqua emersa nel precedente cantiere sia la falda fratica o la cosiddetta acqua di mare. In quest’ultimo caso, senza da avvocato invadere il campo dei geologi, oppure agli ingegneri ambientali, ripeto a me stesso, senza voler impartire lezioni ad alcuno, che ci sarebbe forse l’ipotesi di una presunta incidenza sul cuneo salino. Quest’ultima espressione tecnica definisce una intercapedine della costa che separa la terraferma dalla sede dei fondali marini ed è alla base di tutti gli studi di fattibilità per i parcheggi adiacenti ai laghi, ad esempio. Tutta la Svizzera è piena di parcheggi interrati sotto il livello lacustre e nessuno ha mai sollevato scudi o proteste ambientaliste. Se l’arch. Mattera assicura in maniera energica e perentoria che trattasi di acqua di mare, sarà opportuno chiarire all’opinione pubblica che non vi sono preoccupazioni di sorta e, magari, raccogliendo l’invito del confronto formulato dal nostro Coordinatore Gaetano Ferrandino, partecipare ad una tavola rotonda illustrativa. L’accesso agli atti non è necessario se si ingenera la coscienza comune che sia stato fatto tutto in armonia con l’ambiente circostante. Abbiamo un fulgido esempio nella ideazione da parte dell’Arch. Renzo Piano del “ponte Morandi di Genova”, il cui progetto venne presentato alla cittadinanza nel settembre 2018, ma sull’isola questa consuetudine tanto benefica di consenso non viene talvolta perseguita.

Pur essendo stato un precursore di questa dialettica mediatica confesso di essermi rasserenato dal pensiero che le pompe di aspirazione dell’acqua garantissero piena sicurezza, tutto il resto sui pannelli solari lo ignoravo. Ma proprio su questi pannelli solari e sull’innalzamento del quarto livello del parcheggio, in tempi di “green revolution”, di “recover found”, di bonus 110%, di possibilià di quadruplicare i posti auto strumentali alla ZTL di Ischia Ponte, ritenete che davvero la carta bollata possa trovare accoglimento nelle sedi opportune? Una mini centrale elettrica composta di pannelli solari, funzionalizzata alla copertura del fabbisogno di alimentazione delle pompe di sollevamento è una realtà tecnica che trova difficile arresto nelle sedi giudiziali competenti. Quanti conoscono il Centro Direzionale di Napoli sanno che L’Enel Servizio Elettrico Nazionale fattura milioni di euro alla proprietà, per mantenere in sicurezza le falde del fiume sotterraneo “Sebeto”. Non so perché si sia parlato di oscuramento dell’immagine del “Castello Aragonese” proprio quando dalla stessa via Nuova Cartaromana, precisamente nella curva panoramica, la vegetazione selvatica ostruisce la stessa visuale; ancora, quanti non abbiano una tenda installata con regolare permesso comunale, previo parere della Commissione paesaggistica, dovranno temere una azione giudiziale degli aventi titolo, mirata alla rimozione del manufatto altrui, in quanto ostruttivo della veduta del meraviglioso monumento storico dell’”Insula Minor”. Ripeto, tutto questo mormorio, esonerando l’augusto pensiero critico pungente e benefico di Franco Borgogna dalla mia metafora, doveva essere sollevato 11 anni or sono.

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Oggi mi sembra di assistere alle conseguenze tardive di una notte di conversione di un “Innominato” che cerca di individuare un capro espiatorio, per non rispondere alle domande ficcanti e circostanziate della comunità sul perché non si sia fatto nulla per bilanciare iniziativa imprenditoriale e interesse pubblico all’armonia paesaggistica. Nel caso in esame, l’Avv. Santaroni è per me degno di tutta la solidarietà e degli onori della cronaca, per l’enorme prova storica che le capricciose ed ondivaghe isterie collettive gli stanno indirizzando. Francamente credo che egli ne uscirà vincitore, ma a questo punto è un mio dovere di uomo libero non tacere il mio pensiero. Gli isolani dovranno destarsi dal lungo letargo di disinteresse alla partecipazione democratica della gestione della cosa pubblica, perché dovrà cessare nel post covid quella mentalità reazionaria, paragonabile ad una “colonna infame”, che permea vecchi e giovani indistintamente e che è responsabile anche del turismo cosiddetto “mazzamma”, di rinchiudersi come polli da batteria nelle loro attività imprenditoriali, piccole, medie e grandi, intenti solo a produrre reddito, senza domandarsi del perché e del per come un’opera pubblica si stia progettando ed eseguendo, al di fuori della propria “bottega”. Si rassegnino tutti i pentiti dell’ultima ora, il parcheggio “La Siena” ci sarà e sarà inaugurato secondo quanto nuovamente progettato: se si voleva fermare questo presunto scempio – cito le parole su facebook di alcuni che postano le foto del sito 11 anni fa – si doveva promuovere un tavolo istituzionale di confronto fra cittadini, comune e imprenditori con il committente e soltanto in quella sede esprimere pareri discordi, ovvero introdurre correttivi costruttivi. Ma i tavoli di confronto culturale non scendono dal cielo, si dice domandare è lecito, cortesia è rispondere. Allo stesso tempo, non voglio denigrare quanti hanno formulato e ottenuto istanza di accesso agli atti, perché la democrazia deve sempre prevalere, fino all’ultimo momento, ma ribadisco che questo colpo all’Avv. Santaroni, a mio sommesso avviso, è intempestivo.

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* AVVOCATO

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