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L’ultima spiaggia, un settore in cui investire

Un esempio di investimento produttivo necessario, che potrebbe riguardare gran parte dell’isola, è quello del recupero delle spiagge, la necessità del ripascimento. Qualcuno ha detto che è tempo che si passi dal turismo balneare delle spiagge a quello delle piscine. Di fatto questo fenomeno sta già avvenendo, nel momento in cui i clienti degli alberghi non trovano più posto per ombrelloni e sedie sdraio sugli arenili in concessione. Si fa presto a fare un calcolo matematico tra clienti degli alberghi e ombrelloni disponibili. Senza contare i residenti e i turisti di appartamenti, tutte le spiagge dell’isola non soddisfano l’intera domanda dei clienti d’albergo e strutture ricettive similari. Nel momento in cui ci arrendiamo all’ipotesi del turismo balneare in piscina e assistiamo imbelli all’erosione, all’appropriazione indebita e alla distruzione degli arenili, Ischia perde una caratteristica fondamentale e si allinea alle migliaia di località turistiche mondiali, fatte  solo di alberghi e piscine private, di clienti che a tempo pieno rimangono all’interno della struttura alberghiera. Un’economia a ciclo chiuso, incapace di alimentare l’indotto. Fino ad oggi ci siamo accontentati di qualche scogliera che qui e là va costruita, con l’andirivieni di sabbia che, di anno i anno, va da una parte all’altra, ma con una sottrazione complessiva di arenili. La bufala del giornale tedesco Bild sul presunto piano terroristico dell’Isis, che vuole attaccare i turisti delle nostre spiagge, è solo una sberla mediatica in più che va a penalizzare i nostri maltrattati arenili. Purtroppo le nostre spiagge, erose dal mare, dalla speculazione, dal turismo di rapina del territorio, contaminate da fonti abusive di inquinamento, non costituiscono più il gioiello che erano. Ischia ha bisogno delle sue spiagge!

 

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