CRONACAPRIMO PIANO

Musumeci a Ischia: «Certe sciagure potevano essere evitate»

Il ministro del Mare e della Protezione Civile ieri sull’isola per fare il punto della situazione dopo la frana del Celario. Con i giornalisti spiega come una maggiore prevenzione sia indispensabile e poi ammette: «Sia pure come ultima spiaggia, non possiamo non prendere in considerazione la delocalizzazione»

Come raccontiamo in altra parte del giornale, ieri è stato il giorno della visita sull’isola d’Ischia del Ministro del Mare e della Protezione Civile Nello Musumeci. Il quale, al termine del tavolo tecnico che si è tenuto all’interno dell’Albergo della Regina Isabella ha incontrato i giornalisti per fare una serie di considerazioni legate al post frana del 26 novembre, rispondendo alle domande dei cronisti. Si parte, naturalmente, da quelle che sono le impressioni maturate al termine della sua tappa ischitana e Musumeci risponde senza esitazioni: «Ho maturato la consapevolezza di una vera e propria rete, una rete istituzionale che fa sentire i cittadini protagonisti e restituisce ad una comunità così duramente colpita la serena consapevolezza che lo Stato c’è nelle sue articolazioni. Tanto è stato fatto, molto resta da fare: col commissario Legnini e con Curcio abbiamo immaginato cinque o sei anni per completare la fase della ricostruzione e poi voglio anche dirvi che stiamo preparando un disegno di legge sulle ricostruzioni post calamità che pone un limite alla fase di ripristino dello stato dei luoghi. Perché non è possibile che in Italia questi processi alle volte rischino di durare anche quaranta o cinquant’anni. E questo non è più possibile».

Il ministro poi aggiunge: «Non ho raccolto alcuna denuncia di lentezza, ricordiamoci che l’isola è stata colpita dal sisma nel 2017 e c’era già un commissario al quale abbiamo affidato un incarico anche per l’emergenza post alluvione. E’ chiaro che bisogna correre, ma ci sono scelte che passano per il Parlamento (l’ultima legge è del febbraio scorso) e poi vanno anche convinte alcune famiglie sul fatto che la delocalizzazione non rappresenta certo l’inferno quanto piuttosto una necessità da adottare come extrema ratio in caso di mancanza di alternative. Ma non si può pensare di continuare a costruire in un’area che la comunità scientifica definisce fragile e vulnerabile. Serve anche una consapevolezza delle comunità locali e questo certo non riguarda solo l’isola d’Ischia viste le condizioni in cui versa il territorio italiano dal punto di vista idrogeologico e sismico». I giornalisti insistono sulla delocalizzazione ma anche sulla sfida di trasformare Ischia in un modello di sicurezza e Musumeci risponde così: «La lettura di un territorio che da un punto di vista storico ha dimostrato la sua vulnerabilità va aggiornata costantemente: gli scienziati hanno fatto un bel lavoro negli ultimi tempi, conosciamo quali sono le aree particolarmente a rischio su questo territorio e quali quelle meno pericolose. Abbiamo la necessità di lavorare assieme ai tecnici ma anche la consapevolezza di ascoltare la gente. Mancano, guai se non lo dicessi, una seria comunicazione ed una prevenzione adeguata: magari con maggiore attenzione ed una corretta lettura del territorio determinate sciagure potevano essere evitate. Facciamo tesoro di questa ennesima tragedia e capiamo che in tutta Italia o condividiamo i limiti del terriorio in cui viviamo o rischiamo di non volerci bene. Ma a Ischia la vita deve tornare alla normalità, vogliamo far tornare i cittadini nelle loro case laddove questo sarà possibile».

Poi il ministro chiude con un inno all’ottimismo: «Ho raccolto da alcuni imprenditori alberghieri il dato secondo cui le prenotazioni non risultano inferiori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, segno evidente che anche una certa campagna di stampa non ha sortito effetti nefasti. Insomma, si piange con un occhio nel senso che almeno l’economia non subirà ulteriori batoste in realtà come Ischia che vive essenzialmente di turismo». L’ultimo flash è dedicato ancora alla delocalizzazione: «E’ un tema che affronteremo anche in sede normativa, perché nessun commissario si sente di operare se non ha a monte una norma specifica che glielo consenta. Ma ripeto, parliamo di un estremo rimedio e non certo di un qualcosa di ordinario. I fondi? Abbiamo già stanziato oltre 100 milioni di euro, aspettiamo un piano più dettagliato da parte del commissario: serviranno ulteriori risorse, attingeremo da diversi fondi perché non si può arrestare il processo di ricostruzione. Al massimo tireremo la cinghia su altri fronti…».

Foto Franco Trani

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