CULTURA & SOCIETA'

Processione del Giovedì Santo, tutto quello che non sapete

Dopo l’articolo pubblicato nei giorni scorsi su uno degli eventi cardini della Pasqua a Procida, raccogliamo alcune precisazioni di Matteo Germinario

Nei giorni scorsi, parlando degli eventi della settimana santa che si tengono sull’isola di Procida, abbiamo cercato di ripercorrere, a ritroso nel tempo, alcuni aspetti che riguardano la Processione organizzata dalla Congrega dei Bianchi nella sera del Giovedì Santo, meglio conosciuta come “Processione degli incappucciati”.

Per precisare alcuni aspetti trattati abbiamo avuto modo di parlare con Matteo Germinario, certamente tra le persone che non lesina competenze in materia e che da diversi anni è tra coloro che dedica tempo ed energie nell’organizzazione degli eventi, che dice: «Quello che vorrei sottolineare, in primo luogo, e che più mi sta a cuore, è il risultato di una battaglia che sto portando avanti da un decennio, proprio perché la cena era diventata sontuosa e la gente la identificava come una “mangiata”. Ormai da alcuni anni la cena è talmente povera che alcuni si lamentano di quello che trovano nel piatto. Quest’anno era composta da tre acciughe, cinque olive e qualche pezzo di giardiniera, oltre l’insalata e un pezzettino di pizza di scarole. Ben lontano da ciò che è stato scritto “la frugalità è stata sostituita da una varietà ed abbondanza di cibo degne dei migliori ristoranti”. Un’ altra precisazione che vorrei aggiungere è che non passano cinquant’anni tra la nascita della due confraternite, ma circa sette anni. Difatti i Bianchi nascono nel 1581 e i primi documenti dei Turchini sono del 1588 (anche se non ancora riconosciuta come congrega) certamente la congrega nasce ufficialmente nel primo decennio del 1600 fondata dai padri gesuiti. Gli apostoli, poi, mancavano dalla chiesa di San Tommaso D’Aquino da circa una decina di anni, allor quando era padre spirituale Don Lello al quale fu chiesto di poter far visita al Cristo Morto. Alcuni anni prima, inoltre, ci fu un’altra entrata nella chiesa nuova perché tutte le funzioni parrocchiali furono celebrate in loco, in quanto la chiesa della Madonna delle Grazie era chiusa per lavori. C’era come parroco Don Michele Autuoro ed era ancora vivo Don Antonio Florentino».

Ringraziamo Matteo Germinario per averci offerto qualche tassello in più che può contribuire ad arricchire la conoscenza di ognuno di noi su aspetti della vita isolana, quali gli eventi della settimana Santa, che è tra i pochi argomenti (se non l’unico) che, realmente, riesce a coinvolgere, con passione e interesse, l’intera comunità.

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