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Procida, i vigili contestano Ambrosino

Continua sull’isola di Arturo la guerra aperta tra i vigili urbani e la sindacatura di Dino Ambrosino. Pietra dello scandalo i tanto vituperati documenti che hanno scatenato le ire dei fischietti procidani. Nello specifico a suscitare disapprovazione sono state la delibera di giunta municipale 216/18 e il decreto sindacale 40/18. Documenti ufficiali del municipio procidano. Le mansioni che ogni vigile urbano deve svolgere vengono determinate dalle decisioni del comandante della Polizia Municipale, non dal Sindaco. Questo il succo del contendere. Un braccio di ferro che va avanti da diversi mesi a suon di delibere, decreti e interpretazioni legislative.

A essere contestate non è solo la violazione del regolamento del Corpo della Polizia Municipale, ma anche la presunta violazione e falsa applicazione della legislazione nazionale, regionale e contrattuale. I fatti contestati sono molto gravi e ruotano tutte attorno a una questione molto delicata: a chi compete affidare le mansioni dei vari vigili urbani? Secondo gli autori dell’esposto non ci sono dubbi, carte alla mano tale diritto è del Comandante della Polizia Municipale e di nessun altro, il Sindaco, nonostante avesse nei documenti ufficializzati alla fine dell’anno scorso provato a dire la propria sulle mansioni degli uomini della Polizia Municipale di Procida deve fare un passo indietro, questa la posizione dei vigili urbani che carte alla mano provano a chiarire la gerarchia delle decisioni. A sostenere la tesi di chi contesta la delibera di giunta e il decreto sindacale ci sarebbe la legge 65/86 in cui si sancisce che le mansioni dei vigili vengono stabilite dal Comandante del Corpo e non dal Sindaco.

Il documento di novembre sottolineava come ai legittimi detentori delle redini dello stato maggiore, composto dal comandante Luigi Martino e dal vice maresciallo maggiore Domenico Ignaro fosse, dalle disposizioni sindacali illegittime, impedito l’esercizio delle proprie funzioni. Fin troppe funzioni, invece, si sarebbe arrogato il sindaco Ambrosino colpevole, secondo la nota, di aver disconosciuto la normativa e di aver affidato con proprio decreto ad assegnare compiti, funzioni, mansioni superiori e indennità al vigile Cesare Michele senza il rispetto dei diritti soggettivi e gli interessi legittimi di tutti gli altri operatori, compresi il maresciallo maggiore Domenico Ignaro. A questi fatti si aggiungono ulteriori tasselli. La guerra insomma continua e non accenna a trovare una soluzione pacifica. Tant’è che un nuovo documento, inviato alla Procura Generale denuncia la non conformità alle disposizioni contrattuali dell’erogazione dell’indennità al personale comunale reputata illegittima non essendo conformi alle disposizioni contrattuali.

Secondo la nuova nota inviata all’attenzione della Procura della Repubblica e della Procura Generale, i compensi per il lavoro straordinario sono erogati in violazione dell’articolo 38 del contratto nazionale in quanto non viene effettuato per fronteggiare situazioni di lavoro eccezionale ma come fattore ordinario di programmazione del tempo di lavoro, di copertura dell’orario di lavoro e con autorizzazione generalizzate. Inoltre nel documento di denuncia si ricorda come il compenso per gli straordinari non sia una concessione della pubblica amministrazione, ma un diritto. Va prevista quindi nel contratto integrativo.

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