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CULTURA & SOCIETA'

Quella ”carosella” tutta ischitana con cui le donne dell’isola realizzavano cappelli, borse, cestini e stuoie

Ischia Ponte e le zone alte del vecchio Borgo di Celsa producevano di più. Seguivano a ruota Forio e Lacco che avevano scoperto il mercato turistico dei tedeschi ospiti dell’ isola già con l’ingresso della primavera, per vendere a buon prezzo il risultato eccellente del proprio lavoro nato per hobby. La materia prima, ossia la raffia, addirittura la si poteva trovare nella nostra isola

Prima e dopo l’ultima guerra, la maggior parte delle donne giovani e di mezza età dell’isola, avevano che da scegliere fra i lavori domestici artigianali che le tenessero impegnate per più ore al giorno. C’era chi si dedicava al ricamo, chi al lavoro vero e proprio di sarta, chi all’uncinetto, chi al lavoro a maglia e chi invece preferiva occuparsi della paglia e della raffia con cui creare i cestini con forature a fantasia e dimensioni e forme varie. Il lavoro dei cestini di raffia richiedeva particolare impegno e fantasia per la scelta dei colori, delle forme in fili di ferro e buona visione per individuare i modelli giusti. Nessuno sbagliava, e quel tipo di passa tempo alla fine, si rivelava più utile di quanto si potesse pensare. Ischia Ponte e le zone alte del vecchio Borgo di Celsa producevano di più. Seguivano a ruota Forio e Lacco che avevano scoperto il mercato turistico dei tedeschi ospiti dell’ isola già con l’ingresso della primavera, per vendere a buon prezzo il risultato eccellente del proprio lavoro nato per hobby. La materia prima, ossia la raffia, addirittura la si poteva trovare nella nostra isola. Infatti. Tra le piante coltivate c’era una della famiglia del grano molto particolare chiamata “Carosella”, che veniva coltivata nelle zone alte dell’isola, nei comuni di Serrara Fontana e Barano, per le sue buone qualità di produttività e resistenza alle malattie e in più da essa si ricavava della paglia particolarmente flessibile ed elastica che ne consentiva l’impiego nell’arte dell’intreccio. Si ricavavano cappelli, cestini, ventagli, borse ecc.

Erano per lo più le donne e i bambini che eseguivano questo lavoro quando erano liberi da altri impegni nei campi o nelle faccende domestiche.

Con le loro abili mani realizzavano gli oggetti e dalla vendita si ricavava un reddito che faceva comodo alla economia domestica locale. Venendo meno la paglia dopo anni di impiego, si passò ad utilizzare la ràfia o raffia e con essa un nuovo tipo di lavorazione.     In alcuni comuni dell’isola d’Ischia, in modo particolare Casamicciola Terme, Lacco Ameno e Forio, vi sono alcuni nuclei familiari che lavorano e intrecciano la ràfía in modo artigianale, riuscendo a realizzare vari oggetti utili come cestini, ventagli, borse, cappelli ecc.


michelelubrano@yahoo.it

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