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Raccolta sangue a rischio, l’allarme del Cudas

Il Comitato ha inviato una missiva a tutti i vertici dell’Asl Napoli 2 Nord per denunciare la mancanza di stabili spazi sanitari per le donazioni

Il Comitato unitario per la difesa e il diritto alla salute lancia un nuovo appello: troppa precarietà per le donazioni di sangue sull’isola d’Ischia. La presidente del Cudas Ischia, Gianna Napoleone, ha inviato a tutti i vertici dell’Asl Napoli 2 Nord una lunga missiva sul tema: «Nel bel mezzo di un’estate che fa registrare, ancora una volta, una gravissima carenza di sangue – scrive la presidente Napoleone – a Napoli e in tutta la Campania, tanto da rendere necessari reiterati appelli alla cittadinanza affinché si moltiplichino i donatori, dove i volontari ci sono e non fanno mancare il loro puntuale e costante contributo, nonostante siano in gran numero impegnati con il lavoro proprio in questo periodo, si rischia di dover cancellare le donazioni programmate per la mancata messa a disposizione di spazi adeguati proprio da parte dell’autorità sanitaria! Questa macroscopica incongruenza si sta verificando sull’isola d’Ischia, dove (e purtroppo non è la prima volta negli ultimi mesi) a fronte di un sempre più folto e motivato gruppo di donatori, organizzato dalla Fidas-Advs Ischia, che svolge da decenni una encomiabile opera di sensibilizzazione sui temi della donazione del sangue e di fidelizzazione dei volontari, si è ormai costretti a girovagare ogni settimana in cerca di una soluzione di fortuna, spesso concessa solo all’ultimo momento, per il venir meno della disponibilità dei locali del presidio sanitario “San Giovan Giuseppe”, sito in via Mirabella a Ischia Ponte. Una struttura che per la sua collocazione e per le sue caratteristiche è certamente la più idonea per accogliere le donazioni, come fu anche ritenuto dall’allora dirigenza sanitaria locale, quando si decise di spostare gli appuntamenti periodici della raccolta sangue dall’ospedale “Rizzoli” di Lacco Ameno proprio presso il presidio ischitano. Peraltro, è il luogo che è espressamente indicato come sede delle donazioni nell’anno in corso nella convenzione sottoscritta tra la Fidas isolana e l’Aorn “Cardarelli”. Ma veniamo a quanto accaduto: il 7 agosto scorso si è verificato un ritardo nell’apertura del presidio per la donazione domenicale programmata, disguido non di poco conto, considerato sia che i tempi e gli orari della raccolta dipendono dall’autoemoteca che arriva appositamente da Napoli sia che i donatori spesso debbono poi recarsi al lavoro sia che le condizioni climatiche hanno complicato l’attesa sotto il sole e senza neppure una sedia per far accomodare i convenuti.

Alla richiesta Fidas di un’apertura all’orario stabilito nelle domeniche successive, tutte programmate per le donazioni, la dirigente del Distretto 36, Dottoressa Maria Rossetti, nel comunicare che l’unico dipendente resosi disponibile per l’apertura domenicale aveva ritirato quella disponibilità e rilevato che non c’erano altri dipendenti disponibili a svolgere turni straordinari e festivi per la donazione, invitava l’associazione di volontariato “a provvedere da subito di altra sede per la programmazione delle future attività”. Con tutto il rispetto, ci sembra incomprensibile e inaccettabile questo rimpallo della responsabilità di trovare una sede alternativa per le donazioni, e pure con l’invito a farlo “da subito”, sull’associazione di volontariato che svolge con ottimi risultati (1500 sacche all’anno dall’isola) il suo compito di ricerca dei donatori e di programmazione concordata delle raccolte con il “Cardarelli” e le autorità sanitarie locali. Ci pare assurdo che, mentre l’associazione continua a essere sollecitata da Napoli a moltiplicare le date e i donatori per aumentare il numero delle sacche prodotte, sul territorio ci si defili dall’impegno, secondo noi doveroso, di garantire le condizioni più favorevoli e appropriate al sereno e corretto svolgimento di un’attività sanitaria, che non può essere vagante da un posto all’altro dell’isola, come sta avvenendo per non essere costretti a cancellare le date.

Nella nota la presidente Gianna Napoleone rimarca il ricorrente rischio di dover cancellare le donazioni programmate per la mancata messa a disposizione di spazi adeguati proprio da parte dell’autorità sanitaria

E che, neppure, può essere svolta in qualunque spazio, come accaduto qualche mese or sono in locali del Polifunzionale comunale assolutamente privi dei minimi requisiti richiesti da un’operazione delicata come la raccolta del sangue. Insomma, non riteniamo che su un tema così importante si possano declinare e ribaltare su privati cittadini, ancorché benemeriti, responsabilità che sono (e non può essere altrimenti) in capo all’organizzazione sanitaria territoriale, tanto più in un contesto insulare come il nostro.

Non si è più in grado di garantire il supporto minimo all’attività di donazione del sangue sull’isola d’Ischia? Il Distretto, e dunque l’Asl Na2 Nord, non intendono occuparsi e impegnarsi sul territorio isolano nella raccolta sangue, lasciando così a casa e demotivando centinaia di donatori non occasionali, che periodicamente si prestano ad un atto di grande valore sociale e sanitario, e facendo venir meno il contributo settimanale di sacche alla Banca del sangue del “Cardarelli”? Il Distretto e l’Asl lo mettano per iscritto e lo comunichino al “Cardarelli”, dichiarando ufficialmente che sull’isola d’Ischia non c’è la possibilità di disporre di un punto fisso dedicato alla raccolta sangue. Ognuno si assuma le sue responsabilità e agisca di conseguenza. Naturalmente, noi auspichiamo che, data l’importanza vitale della donazione e dell’apporto volontario e disinteressato di tanti cittadini isolani, si attivi ad horas una interlocuzione utile ed efficace tra tutti i soggetti interessati, per trovare una soluzione condivisa e appropriata. Ci rifiutiamo finanche di immaginare che non si possa identificare un modo per rendere possibile l’utilizzo di spazi sanitari adeguati e l’apertura e chiusura della porta del presidio “San Giovan Giuseppe” la domenica, mentre a Napoli le scorte di sangue sono ancora drammaticamente insufficienti». La lunga missiva si conclude confidando nell’impegno e nella buona disposizione dei vertici dell’Asl nel venire a capo di questo gravissimo problema.

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