Sanità, trasporti e trasformismo: le “picconate” di Sangiuliano
Il giornalista, ex ministro della Cultura e attuale consigliere regionale, in una lunga intervista a Il Golfo si sofferma su pregi e difetti della nostra isola poi non risparmia una serie di frecciate al governo di Palazzo Santa Lucia ma anche alla politica di casa nostra. E lo fa senza filtri…

Allora, volevo partire da una querelle che è sviluppata di recente sulla nostra isola, quella relativa alla spiaggia di San Francesco, sulla quale si è fatto un gran dissertare. Volevo chiederle un commento su questa vicenda, visto che conosce bene le dinamiche di casa nostra.
«Mi sento politicamente, ma anche umanamente e personalmente, molto legato all’isola d’Ischia, perché l’ho frequentata da ragazzo, ci ho trascorso tante vacanze e ne apprezzo il valore non solo paesaggistico, ma anche naturale e culturale. Fatta questa premessa, ritengo questa vicenda gravissima e mi schiero senza se e senza ma dalla parte del sindaco di Forio, Stani Verde, perché ritengo che le ragioni siano dalla sua parte. Su questa materia la Regione avrebbe il dovere di intervenire, nel senso che ha gli strumenti, ma soprattutto le risorse, per farlo. Uno dei grandi temi della Regione Campania, infatti, è proprio l’incapacità di spendere le risorse economiche che pure ci sono, che arrivano dal Governo nazionale e che provengono anche dai fondi europei. C’è dunque una responsabilità precisa nel fornire immediatamente al Comune le risorse economiche necessarie per poter intervenire. Di questa situazione ho parlato anche con l’assessore Casillo e ho presentato degli atti e delle interrogazioni. Intendo portare avanti questa battaglia anche nelle prossime settimane, perché credo che Ischia non possa essere lasciata sola di fronte a problemi di questa natura. Quando si parla di un territorio come Ischia, infatti, non si parla soltanto di una realtà turistica, ma di un patrimonio che appartiene alla Campania e, più in generale, all’intero Paese. Per questo le istituzioni devono dimostrare attenzione concreta».
Ha parlato di cultura. Lei è stato tra i primi, forse, a credere fortemente nel rilancio della Colombaia. Quanto le fa piacere vedere adesso questa rinascita concretizzarsi? E poi le domando, anche da fruitore e da conoscitore dell’isola: perché Ischia punta così poco sulla cultura, nonostante abbia un patrimonio davvero straordinario?
«Partirei da una premessa generale. Oggi il turismo nel mondo si è enormemente evoluto. Basta vedere quello che succede nelle nostre città: ci ricordiamo i film in bianco e nero di quando, nel mese di agosto, le città erano completamente deserte. Quando ero ragazzino mi capitava di restare a Napoli ad agosto, magari perché dovevo sostenere un esame all’università, e mi trovavo davanti una città spettrale, deserta. Adesso non è più così. Napoli è piena di turisti, così come Milano, che è una città industriale, vede ormai una forte presenza turistica anche nel mese di agosto, oltre naturalmente a Firenze, Roma e Venezia. Il turismo, nell’epoca della globalizzazione, è profondamente cambiato. Oggi la gente non si accontenta più di una semplice dimensione di sosta balneare, della vacanza classica nella quale si andava sotto l’ombrellone e si rimaneva lì addirittura per due mesi, facendo la cosiddetta villeggiatura. Oggi il turista cerca anche la cultura, vuole conoscere i luoghi, le storie, le tradizioni, le identità e le diverse dimensioni culturali di un territorio. E Ischia avrebbe tantissimo da offrire proprio su questo terreno. Avrebbe davvero moltissimo da poter proporre e da valorizzare in questa direzione».
«Oggi il turista non si accontenta più della semplice vacanza balneare: cerca anche la cultura, vuole conoscere luoghi, storie, tradizioni e identità. Ischia avrebbe tantissimo da offrire e moltissimo da valorizzare proprio in questa direzione»
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Però?
«Purtroppo non è stato fatto abbastanza, anche perché per molto tempo è esistita una rendita di posizione legata al classico turismo balneare. Ma queste rendite di posizione sono destinate a finire. Occorre quindi attivarsi per proporre altro: mostre, incontri letterari, iniziative culturali, eventi capaci di attirare un pubblico diverso e di allungare anche la stagione turistica. Sono felicissimo di aver contribuito, di aver fatto uno sforzo quando ero Ministro della Cultura per la Colombaia, perché è un luogo straordinario, intriso di storia e ricco di valori, che merita di essere proposto a un grande pubblico per quello che rappresenta. Credo che la cultura possa diventare uno dei grandi motori del futuro di Ischia. Ripeto, non bisogna guardarla come un qualcosa di separato dal turismo. Al contrario, oggi cultura e turismo possono e devono procedere insieme. È questa, secondo me, la sfida dei prossimi anni».
Se lei fosse sindaco di uno dei comuni ischitani, parlando anche di quello che, come è giusto che sia, non funziona o potrebbe funzionare meglio, su che cosa concentrerebbe la sua attenzione? Quali sono le criticità più urgenti di questo territorio?
«Evidentemente bisogna rinnovare e potenziare le infrastrutture. Bisogna intervenire sulle strade, migliorare la rete viaria e, più in generale, rendere più efficienti i collegamenti. Ischia è abbastanza vivibile d’inverno, quando ci sono prevalentemente i residenti, ma deve poi poter sopportare il peso del turismo nei periodi di maggiore affluenza. Per questo ci vuole soprattutto un grande investimento infrastrutturale, con opere capaci di adeguare l’isola alle esigenze di una destinazione turistica di livello internazionale. Bisogna ragionare anche in prospettiva, perché non si può continuare a muoversi soltanto quando emerge un’emergenza. Un territorio che vive di turismo deve essere messo nelle condizioni di funzionare bene durante tutto l’anno e, soprattutto, di poter gestire i grandi flussi nei periodi di maggiore affluenza. Poi c’è il grande tema della digitalizzazione. Oggi, se non si dispone di una rete digitale potente, efficiente e affidabile, è quasi come se non si esistesse. Le persone vogliono il Wi-Fi, vogliono poter essere sempre connesse alla realtà esterna, lavorare, comunicare, utilizzare i servizi digitali. E questa, purtroppo, è una nota dolente dell’isola».
«I problemi di Ischia riguardano soprattutto trasporti marittimi e sanità. I collegamenti sono inadeguati, innanzitutto per la vetustà delle navi e degli aliscafi: oggi andiamo a comprare mezzi vecchi e obsoleti in altri Paesi ai quali prima vendevamo i nostri»
L’America’s Cup che cosa può significare per Ischia?
«L’isola è uno scenario naturale, straordinario, per una competizione di questo tipo. Io auspico, e anzi mi farò parte attiva affinché ciò avvenga, che gli organizzatori possano coinvolgere l’isola d’Ischia, che con la sua bellezza naturale rappresenta davvero un palcoscenico ideale per una manifestazione di questa portata. Un evento internazionale di questo livello potrebbe rappresentare anche un’occasione per far conoscere l’isola attraverso una prospettiva diversa e per rafforzarne l’immagine internazionale. Ischia ha tutte le caratteristiche per essere protagonista, non soltanto spettatrice, di grandi eventi. I problemi, però, sono molti e riguardano soprattutto i trasporti marittimi, la sanità e il pendolarismo dei lavoratori, degli studenti, del personale scolastico e di quello sanitario. Sono problemi che Ischia, e più in generale le isole, si trascinano dietro da decenni. E, tra questi, quello dei trasporti marittimi mette davvero il dito nella piaga. Quando ero al Tg1 ho fatto realizzare delle inchieste sul trasporto marittimo nel Golfo e ricordo bene quanto fosse già allora problematica la situazione. I collegamenti marittimi con le isole sono, a mio giudizio, assolutamente inadeguati. Ma sa perché? Innanzitutto per la vetustà delle navi e degli aliscafi. Una volta noi prendevamo mezzi nuovi, parlo degli anni Sessanta e Settanta, e dopo averli utilizzati li vendevamo a Paesi come le Filippine, la Malesia o l’Indonesia. Adesso accade praticamente il contrario: andiamo a comprare mezzi vecchi e obsoleti in altri Paesi. Vorrei citare un esempio emblematico».
Prego.
«Due anni fa mi è capitato di fare una vacanza in Norvegia e di prendere l’aliscafo che porta in giro per i fiordi. Io penso che bisognerebbe fare un confronto tra quegli aliscafi e i nostri, non soltanto dal punto di vista della qualità del mezzo, ma anche in termini di pulizia, igiene, servizi igienici e condizioni generali. La invito ad andare a vedere i servizi igienici di una nave o di un aliscafo che effettua i collegamenti con le isole e a guardare anche come è vestito il personale. Siamo veramente, non dico nel terzo, ma nel quarto mondo per quanto riguarda i collegamenti marittimi».
«Sono felicissimo di aver contribuito, da Ministro della Cultura, alla rinascita della Colombaia, luogo straordinario e intriso di storia. La cultura può diventare un motore del futuro di Ischia: cultura e turismo possono e devono procedere insieme, è la sfida dei prossimi anni»
Posso chiederle perché, secondo lei, più passano gli anni e, paradossalmente, più questa situazione continua a peggiorare?
«Peggiora tantissimo. Noi andiamo indietro anche quando pensiamo di andare avanti. Secondo me questo accade anche perché esiste una concentrazione di imprese che gestiscono il servizio. Una volta si partiva da Napoli, da Mergellina o dal Molo Beverello – Mergellina era ovviamente più vicina – e si arrivava a Ischia in 40-45 minuti. Adesso ci si mette più tempo, perché pare che le compagnie vogliano risparmiare sul carburante. A mio giudizio, quindi, non c’è una vera concorrenza tra le imprese, ma una situazione che sembra quasi configurare un cartello tra le imprese stesse. E la Regione, che dovrebbe controllare, a mio avviso non controlla proprio nulla o comunque non controlla abbastanza. Il problema dei trasporti non riguarda soltanto il turista che deve arrivare sull’isola. Riguarda soprattutto chi sull’isola vive, lavora, studia e deve spostarsi quotidianamente. Per un residente, un collegamento inefficiente significa avere una difficoltà concreta nella vita di tutti i giorni.Sono io che faccio una domanda, sono un giornalista e faccio una domanda al giornalista Ferrandino: secondo te, le imbarcazioni di emergenza che sono sulle navi o sugli altri scafi sono buone? Sono efficienti? È una domanda che sto facendo, non sto facendo un’affermazione. È una domanda, e credo che sarebbe opportuno ottenere una risposta precisa».
Confesso che mi coglie impreparato, forse perché, da abituale fruitore, butto l’occhio meno di chi magari è pendolare. Però prometto che approfondirò. Nel frattempo le voglio chiedere: come si pone lei davanti alla prospettiva del Comune unico?
«Evidentemente sei Comuni sono troppi. Però anche un solo Comune unico, secondo me, rappresenterebbe un eccesso nel lato opposto. Ci sono infatti tradizioni storiche e culturali che vanno rispettate, identità che non possono essere cancellate e una storia amministrativa che bisogna considerare. Bisognerebbe quindi trovare una via di mezzo tra la prospettiva A e la prospettiva B. Magari non avere sei Comuni, che mi sembrano obiettivamente troppi, ma allo stesso tempo non arrivare necessariamente a un unico Comune, che magari sarebbe un eccesso nel senso opposto. Credo che la soluzione debba essere ricercata attraverso un modello intermedio, capace di garantire maggiore efficienza amministrativa senza cancellare le specificità storiche e culturali dei singoli territori. La cosa importante è evitare che una scelta amministrativa finisca per diventare una contrapposizione ideologica. Bisogna invece ragionare su ciò che è più utile ai cittadini e sulla capacità concreta di garantire servizi migliori».
«Deve finire anche un certo trasformismo dei politici d’Ischia: alcuni erano nel centrodestra e poi me li sono ritrovati nel campo largo e nel centrosinistra. La politica ha bisogno di maggiore coerenza e chiarezza rispetto alle proprie idee e appartenenze»
A posteriori, partendo dal presupposto che del senno di poi sono piene le tombe: cosa non ha funzionato nelle ultime elezioni regionali? Perché un risultato così deludente o, oggettivamente, non si poteva fare meglio?
«Io credo che, per quelle che erano le premesse, Edmondo Cirielli abbia fatto uno strepitoso e ottimo risultato. Lo dico con grande tranquillità: ha ottenuto una performance positiva e credo che vada ringraziato per tutto l’impegno che ha profuso. Adesso occorre costruire un’alternativa al centrosinistra che ormai governa questa Regione da vent’anni. Se sommiamo i dieci anni di Bassolino ai dieci anni di De Luca, considerando che in mezzo ci sono stati soltanto i cinque anni di Caldoro, alla fine abbiamo un ventennio di amministrazione di centrosinistra. Quindi, se le cose non funzionano, a cominciare dai due grandi temi che sono la sanità e i trasporti, esiste una precisa responsabilità politica. Ma adesso bisogna costruire una doverosa alternativa, perché l’alternanza è una delle regole fondamentali della democrazia che ha bisogno della possibilità di cambiare classe dirigente e di mettere a confronto programmi e idee diverse. E credo che questo debba essere il compito del centrodestra nei prossimi anni: costruire un’alternativa credibile, seria e capace di parlare ai cittadini. Non basta dire che qualcuno ha governato male: bisogna anche essere in grado di spiegare come si vuole governare, quali sono le priorità e quali risposte concrete si intendono dare ai problemi delle persone. A proposito, mi consente di chiudere con una riflessione?».
Faccia pure. A proposito, mi consente di chiudere con una riflessione?
«Deve finire anche un certo trasformismo dei politici d’Ischia».
Eh, questa è interessante. Me lo spiega meglio?
«Beh, io ne ho conosciuti alcuni che erano nel centrodestra, o che prima erano nelle correnti moderate della Democrazia cristiana, e poi me li sono ritrovati nel campo largo, nel centrosinistra e anche sopra. È proprio questo il punto. Credo che la politica abbia bisogno di maggiore coerenza e di una maggiore chiarezza rispetto alle proprie idee e alle proprie appartenenze. Il trasformismo, soprattutto quando diventa una pratica abituale, finisce per allontanare i cittadini dalla politica e alimentare la sfiducia. Ci possono naturalmente essere evoluzioni, cambiamenti di posizione e anche passaggi politici legittimi, ma devono essere motivati da idee, programmi e convinzioni. Non possono essere semplicemente il risultato della ricerca di una collocazione più conveniente. La politica, soprattutto quella locale, dovrebbe avere invece un rapporto molto diretto con i cittadini. Chi cambia posizione deve poter spiegare perché lo fa, quali sono le ragioni politiche e programmatiche che lo hanno portato a quella scelta. Altrimenti il rischio è che prevalga l’idea di una politica vissuta soltanto come ricerca di una collocazione personale. Anche questo, a mio avviso, è un elemento fondamentale per restituire credibilità alla politica e per ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini».










