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Sisma, il decreto al Senato con una raffica di emendamenti

Con più di trenta emendamenti, 32 per la precisione, l’articolo 25 del decreto emergenze, ovvero il decreto che si occupa della ricostruzione a Ischia dopo il sisma dello scorso anno sbarca al Senato. Gli emendamenti saranno vagliati a partire da domani. Dalle ore 16,30 i senatori della Repubblica sono chiamati a discutere della “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109, recante disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze”. Il tempo massimo per l’approvazione del testo definitivo è il 27 novembre, pena decadenza. Per questo non c’è ancora molto tempo per continuare nel dibattito sul decreto ed in particolare per ciò che riguarda quello che è stato definito il condono a Ischia. In realtà anche se l’articolo 25 del decreto non riguarda un condono, tantomeno “tombale”, numerosi sono stati i Senatori a chiedere, attraverso un emendamento, la soppressione dell’articolo. I senatori del gruppo misto Loredana De Petris, Pietro Grasso (presidente del Senato nella scorsa legislatura), Vasco Errani (ex presidente della giunta regionale dell’Emilia Romagna ed ex Commissario straordinario di Governo alla Ricostruzione delle aree colpite dal Terremoto del Centro Italia) e Francesco Laforgia, tutti appartenenti a ‘Liberi e Uguali’ con Carlo Martelli, noto per la vicenda della ‘rimborsopoli grillina’, hanno chiesto, sempre attraverso un emendamento, la nascita di una cabina di regia “per la redazione, l’approvazione e la messa in esecuzione di un piano urbanistico generale basato su una programmazione strategica dell’isola d’Ischia che tenga conto del costruito fino alla data del 31 dicembre 2003”.

Sono proprio i cinque senatori del gruppo misto quelli che hanno contestato con maggiore forza l’articolo 25 del decreto presentando il maggior numero di emendamenti. Oltre l’istituzione della cabina di regia per il piano urbanistico generale, chiedono anche la modifica del primo comma dell’articolo 25. La proposta prevede che “per la definizione delle istanze…si applicano esclusivamente le disposizioni di legge vigenti alla data di presentazione della domanda”. Il dato significativo è che per Ischia sono stati presentati oltre 30 emendamenti, ma non ne è stato presentato nessuno per il terremoto del Centro Italia. Pochi i punti in comune nella norma tra i provvedimenti adottati per il post sisma ischitano e quello del Centro Italia, se non per il fatto che entrambi sono stati capaci di accendere polemiche. Circa mille le case da ricostruire a Ischia per le quali è necessario analizzare le pratiche di condono presentate a tempo debito, 80 mila, invece, sono quelle del Centro Italia. Nemmeno il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è riuscito a spegnere le polemiche malgrado abbia chiarito come “Laddove siano stati costruiti in aree con vincoli idrogeologici o altri vincoli, non ci sarà regolarizzazione e gli immobili andranno immediatamente abbattuti”. Il Decreto Ischia, infatti, si applica solo alle domande pendenti e a chi ha subito un danneggiamento dell’abitazione durante il sisma dello scorso anno. Nel Centro Italia, ovvero nei circa 140 comuni del cratere che riguarda Umbria, Lazio, Marche e Abruzzo, invece, sarà possibile condonare tutta una serie di interventi realizzati prima del 24 agosto 2016, giorno della prima scossa, in assenza di qualsiasi titolo abilitativo edilizio. Non solo interventi di manutenzione straordinaria per le parti strutturali di una casa, ma anche interventi di ristrutturazione, risanamento e restauro. Per gli interventi al di sotto del 5% non servirà neanche presentare richiesta formale, visto che l’intervento verrà considerato “regolare e non da sanare”. Per il 20% di cubatura, a meno di eccezioni previste dai piani regionali, sarà possibile ottenere la sanatoria. L’importo massimo da pagare è di 5.164 euro (e un minimo di 516), come previsto nel testo unico edilizia. Dalla sanatoria, infine, sono escluse le costruzioni “interessate da interventi edilizi totalmente abusivi per i quali sono stati emessi i relativi ordini di demolizione”.

GIovanna Ferrara

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