CRONACAPRIMO PIANO

Una cabina sull’impianto fognario, liquami in strada a Ischia

E’ allarme in via Venanzio Marone dove i residenti sono in rivolta per un fenomeno che rischia di trasformarsi in un vero allarme igienico-sanitario: ma emerge una verità a dir poco disarmante

La segnalazione era giunta alla nostra redazione. E corredata da foto che per quanto per ovvi motivi non potessero far percepire l’odore nauseabondo, lo raccontavano in maniera eloquente. Location Ischia, via Venanzio Marone, dove da tempo gli abitanti della zona sono sul piede di guerra.

Perché dai tombini si riservano sull’asfalto e sul manto stradale liquami che lasciano una puzza terrificante, che diventa vero e proprio allarme igienico-sanitario in un momento come quello attuale, dove l’assenza di piogge e le elevate temperature contribuiscono ad alimentare all’ennesima potenza (o meglio puzza) un problema francamente insopportabile. Eppure il fenomeno della fuoriuscita di roba del genere fino a qualche tempo fa da quelle parti non esisteva. Insomma, dopo aver preso atto della segnalazione dei nostri lettori abbiamo cercato di capire se e come fossero mutate determinate condizioni e così ci siamo attivati per vederci chiaro. Quel che è certo è che diversi cittadini della zona hanno contattato l’EVI spa, che gestisce acquedotto e fognature  sul territorio dell’isola d’Ischia. E a quanto appreso, pare che i tecnici dell’azienda di via Leonardo Mazzella non avessero effettuato alcun intervento. Un fatto un po’ strano, visto che a quanto risulta della questione erano stati interessati almeno un consigliere comunale e un assessore del Comune di Ischia.

Già nello scorso marzo l’Evi aveva scritto al Comune e alle autorità competenti chiedendo la celere rimozione di strutture balneari realizzate sulle botole dell’impianto di sollevamento fognario di via Regina Elena. Ma l’appello è stato ignorato dai concessionari. E adesso potrebbe succedere il “patatrac”…

Ebbene, scava che scava, siamo riusciti a scoprire l’arcano. Che manifesta in maniera inequivocabile come ci troviamo dinanzi a un qualcosa di clamoroso, unico, assurdo. L’iniziativa di un privato, evidentemente (almeno vogliamo credere) proditoria e sprovvista delle autorizzazioni del caso – altrimenti dovremmo pensare che chi le ha rilasciate, sia pure magari in assoluta buona fede, abbia commesso un autogol clamoroso – avrebbe contribuito a creare questo problema igienico nel pieno centro del paese. Lo si evince in maniera chiara ed inequivocabile da una missiva che il liquidatore dell’Evi Pierluca Ghirelli e l’ingegnere Franco Trani hanno indirizzato al sindaco d’Ischia Enzo Ferrandino, al responsabile comunale del Demanio Franco Fermo, al comando vigili urbani e al t.v. Andrea Meloni, comandante del Circomare Ischia.

Il testo della nota reca la data del 20 giugno, quindi decisamente recente, ma come capirete a breve il caso ha inizio all’inizio della primavera. Ecco cosa scrive in premessa il liquidatore Ghirelli: “Si fa seguito alla nota dell’Area Produzione dell’EVI spa prot. n. 1187 del 12.03.2019, con la quale si rappresentava la necessità di adottare i provvedimenti del caso per una celere rimozione di strutture balneari realizzate sulle botole di ispezione dell’impianto di sollevamento fognario ubicato su via Regina Elena, incrocio con via Venanzio Marone; si evidenzia che, a tutt’oggi, nonostante le nostre bonarie richieste rivolte ai concessionari in loco, non si è dato seguito alle medesime. L’urgenza delle nostre segnalazioni ha trovato purtroppo oggi conferma: le elettropompe asservite al suddetto impianto risultano bloccate e non è possibile procedere all’estrazione dalla vasca per verificarne la condizione, poiché l’accesso è impedito dalle strutture sovrapposte”. Sì, non avete preso nessun colpo di sole, avete letto e compreso benissimo: è da marzo che chi di competenza è impossibilitato a intervenire perché sull’impianto di sollevamento fognario i gestori di uno stabilimento balneare hanno di fatto installato delle strutture. E, ormai arrivati in piena estate, nessuno ha provveduto a farle rimuovere.

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Attenzione però al passaggio successivo e conclusivo della nota, che già lo scorso 20 giugno lasciava presagire quello che poi sarebbe inesorabilmente accaduto: “Si evidenzia che il fermo di detto impianto provocherà a breve la fuoriuscita dei reflui fognari sulla battigia e sulla strada, con possibili ritorni dei liquami all’interno delle strutture balneari ed abitative che scaricano nel sistema di collettamento della zona. Si chiede, pertanto, un intervento urgente allo scopo di far rimuovere ogni impedimento all’accesso all’impiantistica in oggetto. Si resta in attesa di un cortese, celere riscontro”. Insomma, Pierluica Ghirelli e con lui il responsabile direttivo di area, Franco Fermo, ipotizzano scenari apocalittici, ancora peggiori di quelli che chi risiede in zona sta vivendo in questi giorni. Da quanto risulta della questione si stanno interessando senza lesinare sforzi tanto il vicesindaco Luigi Di Vaia quanto il responsabile del demanio marittimo comunale Franco Fermo, ma è chiaro che una soluzione va trovata e con immediatezza, fosse anche il caso di usare le maniere forti. A meno che, per la trovata di un privato, non si debba rassegnarsi a passare un’intera estate tra miasmi e rischio di prendersi qualche malattia infettiva. Che dire, certe cose davvero si vedono solo dalle nostre parti…

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