Tutelare famiglie e imprese, il piano strategico per la cancellazione delle cartelle esattoriali Il lungo e interessante documento programmatico di Luciano Venia, presidente di Sud Futuro

<span class="entry-title-primary">Tutelare famiglie e imprese, il piano strategico per la cancellazione delle cartelle esattoriali</span> <span class="entry-subtitle">Il lungo e interessante documento programmatico di Luciano Venia, presidente di Sud Futuro</span>

Una proposta, un piano strategico per la sostenibilità e la tutela delle famiglie e delle piccole e medie imprese, la moratoria e la cancellazione delle cartelle esattoriali fino a 50.000 euro al netto di interessi per il rilancio dell’economia del Mezzogiorno. Un documento che porta la firma del presidente di Sud Futuro Lab, Luciano Venia, e che sarà sottoposto all’attenzione della prossima assemblea di Fratelli d’Italia. Ve lo proponiamo integralmente:

Premesso che i cittadini italiani hanno grandemente sofferto per la lunghissima crisi economica la cui origine viene indicata con lo scoppio della bolla dei derivati finanziari nell’anno 2008 e che si e’ ampliata anche per altre successive concause coinvolgendo in modo drammatico la Nazione; che l’Italia ha pagato un enorme prezzo a questa crisi rappresentato da dieci milioni di poveri, dalla mortalità delle imprese, dalle sofferenze delle famiglie anche in senso tecnico, dalla recessione, dalla terrificante disoccupazione soprattutto giovanile e specialmente nel sud, dalla mancanza di investimenti, dalla carenza di opere infrastrutturali innovative e dalla obsolescenza di servizi e strutture esistenti, dal calo dei matrimoni e della natalità, dalla assenza del credito e dal comportamento anomalo delle banche e di istituti finanziari sul quale va fatta piena luce mediante la creazione di appositi organismi ispettivi anche in ambito parlamentare e se necessario nelle aule di giustizia;
che la crisi delle banche ha drenato ricchezza in azioni di salvataggio a scapito in definitiva del bilancio statale e cioè dei cittadini italiani senza azioni di definitivo accertamento sui fenomeni e sulle responsabilità;
che in parallelo cittadini e piccole e medie imprese in questo arco temporale non sono riuscite a far fronte al maremoto di tasse azionato dai governi “tecnici” e di sinistra che come le onde dello tsunami hanno travolto asset, equilibri, piani finanziari e di investimento, occupazione e qualità delle famiglie e dei singoli;
che specialmente a partire dal governo Monti e proseguendo con gli esecutivi del partito democratico Renzi, Letta e Gentiloni si e’ registrato un enorme inasprimento della pressione fiscale e delle procedure per il recupero delle somme dovute dalle famiglie e dalle imprese;
che in special modo si sono avute corali proteste dal mondo imprenditoriale e da parte dei cittadini avverso le modalità di recupero e di esazione da parte di Equitalia e succesivamente di Agenzia Entrate Riscossione;
che le procedure di recupero coattivo di tasse, imposte, addizionali, contributi etc. con l’invio a getto continuo di ingiunzioni, diffide, cartelle esattoriali prima a mezzo solite modalità di notifica e da ultimo addirittura a mezzo pec hanno prostrato l’intero sistema economico addirittura provocando, la cronaca lo ha registrato, tragedie e fatti di sangue come clamorosi suicidi di imprenditori lasciati alla disperazione di fronte ad atti monitori e a ingiunzioni; che il contribuente viene visto come nemico e non come cittadino avente diritti stabiliti dalla Costituzione e dai trattati internazionali; che nonostante inasprimento fiscale e torchiatura dei contribuenti il debito pubblico non ha registrato miglioramenti e anzi continua la sua marcia verso l’incremento;
letti gli articoli 3 comma 2, 41, 42, 43 della Costituzione;
considerato che l’articolo 47 della Carta Fondamentale stabilisce che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprieta` dell’abitazione, alla proprieta` diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.”;
che dunque occorre mantenere le condizioni perché ogni cittadino, ogni contribuente e ogni famiglia mantenga un minimo di reddito necessario a tutelare i beni che vengono dalla tradizione italica a partire dal diritto romano e tra questi casa e strumenti (oggi diremmo impresa) di lavoro;
che infatti una lettura contemporanea dell’articolo 36 della Costituzione comma 1: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantita` e qualita` del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se´ e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” rappresenta un limite necessario e invalicabile anche per l’esazione o il recupero di antiche partite tributarie e fiscali;
che invece milioni di persone sono impossibilitate ad assicurare ad essi stessi e alle proprie famiglie quelle cure mediche (a partire da quelle ortodontiche e proseguendo fino a quelle specialistiche o di elevato costo) necessarie a una qualità della vita in linea con gli standard europei;
che la prima rottamazione delle cartelle, termine improprio e fuorviante per indicare la massa delle cartelle esattoriali emesse da Equitalia alla quali poteva essere applicata la procedura di cui al decreto varato dall’esecutivo insieme alla legge di Bilancio del 2016, ammontava a circa 100 miliardi di euro (Mauro Sensibi su Corriere.it 16 ottobre 2016 (modifica il 17 ottobre 2016 | 09:42) strombazzata come grande riforma non poteva risolvere il probelma in quanto pretendeva di far pagare a coloro che già non avevano potuto pagare per impossibilità sopravvenuta;
che infatti il Fatto Quotidiano titolava Equitalia: “Su 1.058 miliardi di crediti solo il 5% può essere riscosso. Ganasce fiscali sospese a chi paga a rate” e scriveva nella edizione del 9 febbraio 2016: “Su 1.058 miliardi di euro di crediti da riscuotere affidati a Equitalia tra il 2000 e il 31 dicembre 2015, si può sperare di riscuoterne solo 51. Il 5% del carico totale lordo. A riferirlo è stato l’amministratore delegato dell’ente della riscossione, Ernesto Maria Ruffini, in audizione davanti alle commissione Finanze del Senato. “Il 20,5% è stato annullato dagli stessi creditori”, ha spiegato Ruffini, e “dei restanti 841 miliardi di euro, oltre un terzo sono difficilmente recuperabili”. Infatti 138 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti, 78 miliardi di euro da persone decedute e imprese cessate, 92 miliardi da nullatenenti in base ai dati dell’Anagrafe tributaria. E per altri 28 miliardi di euro “la riscossione è sospesa, sempre per forme di autotutela o sentenze“.
“Residuano – ha spiegato Ruffini – 506 miliardi di euro, di cui oltre il 60% (314 miliardi) corrispondono a posizioni per cui si sono tentate invano azioni esecutive. Al netto di altri 25 miliardi di rate per riscossioni dilazionate e di 81 miliardi di riscosso, il ‘magazzino’ residuo si riduce a 85 miliardi di euro, di cui 34 miliardi non sono lavorabili per norme a favore dei contribuenti, quali i già citati interventi sul valore minimo per l’iscrizione ipotecaria, sull’impignorabilità della prima casa, sui beni strumentali eccetera”. Per quanto riguarda il valore delle cartelle, il 3% va da 1 a mille euro, l’8% da mille a 5mila, il 6% da 5mila a 10mila, il 20% da 10mila a 50mila euro, il 9% da 50mila a 100mila euro e, infine, il 53% è oltre i 100mila euro.
Quel che viene riscosso – in media, a partire dal 2006, 7,7 miliardi l’anno – è sempre più versato a rate. “Nel 2015 gli incassi da rateizzazione hanno rappresentato circa il 50% del totale, un dato sostanzialmente in linea con quello dell’anno precedente”, ha quantificato Ruffini. “La rilevanza del fenomeno è testimoniata dal fatto che, a partire dal 2008 fino al 31 dicembre 2015, Equitalia ha gestito circa 5,6 milioni di istanze di rateizzazione, per un valore di oltre 107 miliardi di euro. Nel corso del 2015 sono state presentate complessivamente 1.216.784 istanze di dilazione, per un totale di 22,7 miliardi di euro. Al momento, ne sono state accolte 1.179.308 e respinte solo 28.189 per mancanza dei requisiti di legge”.
Ruffini ha poi annunciato che Equitalia si “riserva la possibilità di sospendere il fermo amministrativo“, ovvero le ganasce fiscali, “a quei soggetti che chiedono la rateizzazione”. A chi “chiede le rate e le paga, il fermo amministrativo non può essere tolto ma viene sospeso, così da dare la possibilità di circolare”. Attualmente la norma prevede il fermo amministrativo del veicolo fino alla fine del pagamento, che dilazionato in rate avrebbe potuto raggiungere anche i 10 anni di ganasce.”
Che recentemente e’ stato prorogato o rinnovato il sistema della “rottamazione” fino alla primavera 2018;
che contemporaneamente a questa procedura Equitalia e successivamente Agenzia Entrate Riscossione hanno emesso e notificato una mole immensa di altri documenti e cartelle; che l’Economia può rialzarsi e produrre utili, ricchezza e benessere solo quando affrancata da un carico così forte dovuto alla situazione economica generale; che nei paesi liberali basse tasse e imposte generano maggiori investimenti, consumi e ricchezza distribuita;
preso atto dunque che né la cd rottamazione (assurda pretesa di far pagare in un numero di rate minori una somma che il contribuente non e’ riuscito a pagare con un numero di rate piu grande e lungo un tempo maggiore) né la procedura cd di esdebitazione poco agile, farraginosa, esposta a diverse interpretazioni e non applicabile alla generalità dei casi;
SI PROPONE
Un Piano per il Rilancio Economico volto al risanamento del sistema imprenditoriale e alla eliminazione della incertezza dovuta a procedimenti di recupero coattivo, all’accantonamento di risorse per un ammontare tale da impedire investimenti o la stessa prosecuzione ordinaria della vita aziendale
ATTRAVERSO LE SEGUENTI MISURE
ecco il cuore della proposta del Presidente di Sud Futuro Avv. LUCIANO VENIA per la cancellazione del debito esattoriale, la sostenibilita’ delle imprese, il rilancio dell’economia del mezzogiorno:

1) moratoria di 18 mesi per le cartelle fino a 50.000 euro per impossibilita’ di pagamento di persone, ditte individuali e societa di persone

2) depurare tali cartelle sospese con la moratoria di cui al punto 1, di oneri spese e interessi e ammetterle ordinariamente su istanza di parte a rateizzazione fino a 144 rate

3) cancellazione cartelle e/o procedure di recupero coattivo e atti relativi e connessi fino a 25.000 euro emessi da 3 anni e non riscossi

4) divieto di emissione di cartelle esattoriali per differenti partite e documenti in 1 anno e per tributi differenti e divieto di cumulo assoluto di tributi relativi a piu annualità

5) nuove garanzie su debiti piccole e medie imprese verso tutte le Pubbliche Amministrazioni e le casse professionali, inps inail etc. col sostegno delle Fondazioni bancarie e private e della Cassa Depositi e prestiti e quota di proventi di giochi e scommesse

6) Ripristino deella separazione di funzioni e modalita’ organizzative tra banche di raccolta risparmio e banche di investimento industriale

7) scomputo e annullamento di voci e imposte irpef e iva in cartelle fino a 10.000 euro emesse nel triennio precedente lasciando le voci di inps e Casse altre ma rateizzandole in 72 mesi

8) divieto di invio e notifica di cartelle a carico di individui, ditte individuali e societa di persone oltre 5000 euro in uno stesso anno e per un periodo di 5 anni a decorrere dalla istanza del contribuente

9) Divieto assoluto di invio e notifica in uno stesso anno solare di cartelle dovute per anni di imposte diversi

10) notifica esclusivamente a mezzo posta delle cartelle e non via pec per agevolare anziani e persone con gap tecnologico e scolastico e consentire una difesa piu’ consapevole e meditata del contribuente

11) elevazione dei termini per proporre ricorso avverso cartelle esattoriali delle imposte portandolo da 60 a 120 giorni aumentando in proporzione tutti gli altri termini per resistere

12) in aree colpite da sisma alluvioni ed altre calamita’ naturali che abbiano causato almeno danni a cinque edifici o in altri casi su proposta del Prefetto estendere ai residenti e domiciliati in un raggio di 50 km esenzioni fiscali assolute e una moratoria del pagamento di mutui e imposte almeno per un triennio specie per isole comunita montane e aree perimetrate dei distretti. Tale misura si rende necessaria in quanto nel raggio di 50 km dall’epicentro del terremoto o dal punto di accadimento dell’incidente o del fenomeno la crisi economica si estende ben oltre le zone fisicamente danneggiate.
Avvertenze
Oltre alle citate fonti di sostegno e finanziamento si propone lo studio di progetti per l’ utilizzo di fondi comunitari per la coesione e per lo sviluppo delle aree metropolitane in linea con i principi della Costituzione e dei trattati comunitari. Idea centrale e rivoluzionaria e’ che per Coesione territoriale debba intendersi non solo una delimitazione geografica per regioni e stati (coesione che chiamo orizzontale) ma una divisione per momenti storici ed aree di disagio e per classi di contribuenti a causa degli effetti della crisi economica o fenomeni naturali o gravi accadimenti come incidenti e calamita’ (coesione che chiamo verticale).
Avvertenza finale
Questo Piano e’ qui offerto in modalita’ provvisoria e cioe’ suscettibile di ulteriori modifiche e integrazioni ma il senso del Piano e’ una sorta di risocializzazione del debitore oggi trattato peggio del colpevole di gravi reati penali. Lo studio trae spunto dai lavori di Ugo Spirito e dal famoso aforisma poundiano, “La nuova schiavitu’ e’ il debito.” In ogni caso con le parole di Gomez Davila che apre il mio libro “Uomo Rete Sistema” edizioni Imagaenaria Ischia: “L’idea e’ qui un centro ardente, un fuoco di luce secca. Ne discenderanno conseguenze infinite, ma ancora non e’ che un germe, una promessa racchiusa in se stessa (….)

Luciano Venia, presidente Sud Futuro Lab – mail: lucianovenia@yahoo.it

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