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2016, l’anno in cui Ischia tentò di non essere “cafonal”

dalla Redazione

ISCHIA. No, non è un film postumo di Stanley Kubrick. Ma piuttosto una tendenza nuova che apre alla speranza di un futuro diverso. Prendete, ad esempio, i bollettini delle forze dell’ordine all’indomani del Ferragosto. Nel 2015 sembrava il resoconto di una giornata di ordinaria follia in quel Bagdad, Iraq. Un anno dopo, ed ecco la sorpresa, si è festeggiato un Ferragosto all’insegna del sobrio divertimento. Pochi eccessi, nessun problema di ordine pubblico, tutti felici e contenti.

Ed allora la domanda è lecita: è stato questo l’anno in cui l’isola ha provato, finalmente, a smarcarsi dalla piaga del turismo “cafonal”? Gli indizi a sostegno della tesi non mancano. Perfino nella piazza virtuale dei social, miglior termometro possibile dell’andamento della stagione turistica, i commenti sono più pacati del solito.

Prendete, ad esempio, Cesare Di Scala. Oltre alle innate (e riconosciute) attitudini da sociologo di piazza, mister “Caffè Vittoria” dall’osservatorio di piazzetta San Girolamo ha un punto di vista privilegiato sull’andamento del turismo sull’isola. Ebbene, mentre un anno fa si divertiva a pubblicare foto di abbigliamenti “osceni” sottolineando, in maniera più o meno implicita, la tendenza al ribasso del turista medio isolano, quest’anno ha chiuso il mese di agosto con un decisamente più sobrio «l’aria mi sembra più tersa» che rappresenta più di un indizio sul diverso andamento dell’estate.

Occhio, però. Nella percezione generale degli ischitani il 31 agosto resta il D-Day dell’isola, il giorno che apre alla liberazione, con il turismo di massa abbandona finalmente l’isola che, così, può mostrare il suo volto migliore alla selezionatissima clientela settembrina, composta da un assortimento misto di nordeuropei, russi, tedeschi.

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C’è ormai perfino un simbolo, testimonianza visiva del cambio di tendenza. La 126 rossa stracarica di ogni sorta di suppellettile che si avvia sbuffando verso l’imbarco dei traghetti (quest’anno l’onore di immortalata è toccato a Ciro Pilato) è una immagine dalla valenza iconografica fortissima. Ma, al di là della facile ironia, le cose stanno cambiando davvero.

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Il fattore principale che ha favorito l’inversione di tendenza è la nuova politica dei costi delle grandi catene alberghiere. Il low cost resta ancora il mercato privilegiato dell’isola, ma il leggero incremento delle tariffe alberghiere che si è registrato quest’anno ha favorito una certa selezione della clientela.

Significa non solo che l’isola può reggere sui mercati internazionali anche proponendosi come meta rivolta ad una clientela più esclusiva, ma che addirittura il ritorno d’immagine che deriva dalle nuove politiche sui prezzi è addirittura superiore alle perdite ipotizzabili in termini di profitto.

Fiere del turismo ed altre passerelle simili hanno inciso poco, al massimo sono servite a far godere qualche giorno di ferie pagate dalla collettività a qualche amministratore. Piuttosto sono i grandi tour operator ad aver rilanciato l’isola. Quest’anno dalla Francia partivano due voli a settimana, uno da Nizza ed uno da Parigi. Di francesi ne sono sbarcati a migliaia e ne ha beneficiato il sistema Ischia. Stessa storia per inglesi ed americani, ma è soprattutto nella piccola imprenditoria che l’isola sta scoprendo la sua arma in più.

Nella filiera dell’accoglienza, pensioni e b&b stanno recitando un ruolo di primissimo piano. La qualità è altissima, nonostante la genuina identità mediterranea. E soprattutto i prezzi non sono alla portata di chiunque. Alcune di queste strutture lavorano quasi esclusivamente con i mercati esteri, raggiungendo punto del 90% di non italiani perfino nelle due settimane di ferragosto.

Grazie a loro l’isola sta godendo di una pubblicità indiretta invidiabile. Chi viene se ne va felice e spesso suggerisce hotel e località ad amici e parenti. è da qui che deve ripartire l’isola, dalla valorizzazione delle sue espressioni migliori. Se la formula funziona, vale la pena copiarla. Non è detto che sia il più forte, in termini economici, a dover dettare la linea. Anzi, spesso è vero il contrario: le difficoltà aguzzano l’ingegno e mostrano prospettive nuove.

 

 

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