CULTURA & SOCIETA'

A Succhivo rinasce con passione il vecchio gioco del calcio balilla Negli anni ’50 a Ischia ponte ragazzi in fila per il “bigliardino” di Catello Curci

Negli anni ’50 è stato il passatempo, motivato da una incontenibile passione, più seguito dai giovani e meno giovani di tutta l’isola. Circoli ricreativi, locali di raduno parrocchiale, bar, sale giochi e perfino sedi di associazioni socio-culturali vantavano nei propri locali la presenza di un “bigliardino” tenuto in dotazione quale strumento “sportivo” e mezzo d’attrazione per lo svago ed il divertimento di tanti giovani ed adulti al di fuori dello studio e del lavoro quotidiano e dei doveri familiari.

Giovani ed adulti diligenti e sfaccendati amavano trascorrere molte ore del giorno e della sera attaccati alle “stecche” del biliardino ed ai colori sportivi dei giocatori in campo, ometti colorati che facevano la differenza tra un squadra e l’altra che si contendevano una saltellante pallina d’avorio bianca abilmente e con forza spinta di scatto dai giovani impegnati nella “partita” a calcio Balilla come era chiamato all’origine il popolare gioco a mano. Quattro erano i “bigliardini” presi d’assalto ad Ischia Ponte, e cioè quello della sala giochi Ping Pong di Vincenzo Barile prima e di Tittino Mazzella dopo, quello del Cral circolo sportivo e culturale nel Largo Convento in via Luigi Mazzella, quello del circolo cattolico di via Seminario, rifugio educativo, sociale e culturale, per la presenza di due biblioteche mobili, frequentato dalla meglio gioventù e non solo dell’antico Borgo di Celsa, e quello del barbiere pittore Catello Curci “nascosto” nel retro della sua bottega d’arte e di Barbiere in via Luigi Mazzella a pochi passi dal piazzale aragonese.

Un altro biliardino “storico” fu quello insieme al bigliardo con stecche, palle colorate, buche laterali e tappeto verde di Nanninella Pilato-Schioppa alla Mandra. A porto d’Ischia in Via Roma la sola sala giochi di Modesto Ferrandino ne possedeva uno a disposizione dei giovani “uagnaruoli”. Lo stesso in qualche bar dei restanti comuni dell’isola fino a sant’Angelo dove ci si divertiva a calcio balilla presso il locale della famiglia Poerio. Negli anni ’60 e ’70 si verificò il boom dei biliardino. Non v’era bar, nuovo ritrovo ricreativo che non avesse un proprio biliardino fino all’avvento dei primi giochi elettronici tipo flipper e video giochi diffusi in larga parte fino ad oggi con un futuro ancora in espansione ed incredibilmente innovativo. Naturalmente il gioco del “bigliardino” non è affatto scomparso sull’isola come nelle altre parti d’ Italia e del modo.

A Succhivo alle porte di Sant’Angelo d’Ischia una locale Associazione culturale Gertrud STREICHER organizza da tre anni a questa parte un seguitissimo torneo di Calcio Balilla o “Bigliardino” a cui aderiscono con passione ed entusiasmo in tanti. La storia di questo gioco per tutti, ci offre spunti interessanti per raccontare il suo evolversi. Il calcio balilla, detto anche biliardino, è un gioco che simula una partita di calcio, in cui i giocatori manovrano, in un tavolo da gioco apposito con sponde laterali, tramite barre (o stecche), le sagome di piccoli calciatori (detti omini o ometti), cercando di colpire con essi una pallina per spingerla nella porta avversaria.

Tale pallina è solitamente realizzata in avorio bianco, piena, con diametro dai 32 mm a 34 mm. Le origini del calcio balilla risalgono al periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale in Europa, ma non si conosce con certezza l’autore. Tra i possibili inventori sono citati in Germania il tedesco Broto Wachter e in Francia un operaio della Citroën[3], in Inghilterra l’inglese Harold Sea Thornton registrò il brevetto di un “apparato per giocare un gioco di football” nel 1922[5], ma comunque nei primi anni del XX secolo sono stati registrati numerosi brevetti per giochi di questo tipo, con piccoli miglioramenti e differenze, rendendo difficile riuscire a stabilire con precisione l’inventore originale[6].

In Spagna l’invenzione viene accreditata a Alejandro Finisterre, che comunque ha registrato un brevetto per il futbolín solo nel 1937[3]. Il primo calcetto italiano sarebbe stato costruito artigianalmente da un artigiano di Poggibonsi nel 1937.Negli anni cinquanta il calcetto si è diffuso anche negli Stati Uniti d’America, anche se per il boom vero e proprio si è dovuto attendere qualche anno, quando i soldati americani che avevano combattuto in guerra in Europa sono ritornati a casa e l’hanno fatto conoscere a parenti e amici. Oggi il calcetto è diffuso in tutto il mondo ed è considerato un vero e proprio sport, con tanto di federazioni, associazioni e tornei come quello che si svolge nella nostra isola a Succhivo. Dagli anni cinquanta la disciplina ha iniziato ad assumere le caratteristiche di sport, grazie all’organizzazione di tornei. A Parigi si è svolta la prima Coppa del Mondo nel 1998, giocata su tavoli Bonzini. Il nome italiano di calcio balilla deriva dal nomignolo del giovane patriota genovese Giovan Battista Perasso, detto appunto “Balilla”.

antoniolubrano1941@gmail.com

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