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Adesso falliscono anche la farmacie

In un’isola dall’economia sempre più fragile, ben tre attività sono state richieste a richiedere il concordato preventivo: all’origine dei guai due mutui che non sono stati onorati. In un caso il rischio di finire all’asta è decisamente concreto, dopo che sarebbe stata rifiutata la proroga del concordato preventivo

DI GIOSUE’ ROSACROCE

Ne stiamo vedendo, ne vediamo e probabilmente non abbiamo ancora finito di vederne di tutti i colori. Ma il lento ed inesorabile declino che sta investendo Ischia è anche legato a quello della sua economia, che sta sprofondando in un baratro del quale non si vede il fondo. Negli ultimi tempi anche in zone di particolare pregio del territorio isolani si vedono negozi con il cartello “fittasi” o addirittura “vendesi” e sono sempre di più le attività che arrancano, sono di fatto nelle mani degli istituti di credito o magari sono già saltati. Lo stesso dicasi per gli alberghi, molti dei quali sono all’asta ed in alcuni casi sono stati ceduti temporaneamente in gestione dalla curatela fallimentare (quelli del Terme di Augusto a Lacco Ameno e del Manzi a Casamicciola sono i due casi più recenti ed eloquenti, ma come dimenticare ad esempio anche la situazione del Costa del Capitano a Sant’Angelo e di altre strutture magari più piccole e meno note) ma mai e poi mai avremmo immaginato che ad essere toccata dal “crac” potesse essere una tipologia di attività che credevamo fosse immune ad ogni genere di crisi. Ebbene, signore e signori, ad Ischia cade l’ultimo tabù perché dalle nostre parti riescono ad “accappottarsi” anche le farmacie. Avete capito bene, le farmacie, ed il plurale non è affatto casuale perché ci sono due casi distinti che fanno decisamente rumore e in particolare inducono a più di una riflessione sullo stato di salute del nostro territorio.

In grosse difficoltà economiche si trovano in questo momento ben tre farmacie, una ubicata sul territorio del Comune di Ischia e due in quella di Forio. Tutto ha origine dalla stipula di ben due mutui stipulati con un noto istituto di credito, il primo dell’importo di 4.2 milioni di euro, il secondo di poco più di 2 milioni. Nel piano di rientro però qualcosa non è andato per il verso giusto e così i gestori delle attività sono stati costretti a fare domanda di concordato preventivo per tutte e tre le farmacie. Di fatto si tratta di uno strumento che la legge mette a disposizione dell’imprenditore, in crisi o in stato di insolvenza, per evitare la dichiarazione di fallimento attraverso un accordo destinato a portare a una soddisfazione anche parziale delle ragioni creditorie. Di fatto lo scopo del concordato preventivo non è solo quello di tutelare l’imprenditore in difficoltà, ma anche i creditori. Infatti, se da un lato il debitore con l’accesso alla procedura può paralizzare ogni possibile azione esecutiva nei suoi confronti e mantenere l’amministrazione dell’impresa, sia pure con determinati limiti, i creditori, dal canto loro, possono evitate l’attesa dei tempi lunghi necessari per portare avanti la più complessa procedura fallimentare e conseguire, così, in tempi relativamente brevi il soddisfacimento quantomeno parziale del proprio credito.Ebbene, secondo una ricostruzione dei fatti abbastanza attendibile, la domanda di concordato preventivo è stata accolta per tutti i tre richiedenti. Ovviamente con tutte le prescrizioni del caso. Tra queste il fatto che non possono essere compiuti sino alla scadenza del termine atti di straordinaria amministrazione, se non previa autorizzazione del Tribunale e solo se ne siano documentati e motivati i caratteri di urgenza e di utilità e che non possono essere effettuati pagamenti di crediti anteriori per nessun motivo. E però successo che in seconda battuta i titolari delle attività avrebbero chiesto una proroga dei termini per poter stilare nei dettagli gli atti per giungere al predetto concordato. Il nulla osta sarebbe arrivato per le due farmacie ubicate sul territorio del Comune di Forio ma non ci sarebbe stato lo stesso esito per quella di Ischia, dove la proroga sarebbe stata negata aprendo di fatto la strada alla procedura fallimentare, con tutto quello che ne consegue. Ecco perché una delle tre attività finirà probabilmente all’asta aprendo tra l’altro le porte ad una sorta di storico “dejavu” considerato che se si va a ritroso nel tempo parliamo di un film già visto. Insomma, viene definitivamente affossato anche quel luogo comune che vedeva attività come agenzie di onoranze funebre, supermercati e farmacie non conoscere la parola crisi. Su un’isola che ormai si fonda sul debito, purtroppo, è caduto anche questo mito.

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