CRONACAPRIMO PIANO

Aggredì il rivale all’hotel La Pace, condannato a tre anni e quattro mesi

Il giudice ha escluso l’accusa di tentato omicidio e confermato quella di lesioni gravi a carico del russo .S.V. processato con rito abbreviato: l’ufficio di Procura aveva chiesto nove anni di reclusione

La vicenda, all’epoca dei fatti, suscitò enorme scalpore anche per le dinamiche di violenza che caratterizzarono gli eventi per come si svolsero. Ma ad un cittadino straniero, inizialmente accusato di tentato omicidio proprio per una storia accaduta sulla nostra isola, è andata decisamente bene in sede processuale. S.V., infatti, è stato processato a Napoli con rito abbreviato dinanzi al gip della XVIII Sezione.

L’uomo era accusato di essersi recato presso quel che resta dell’ex hotel La Pace in Lacco Ameno per cercare dapprima e affrontare poi S.T., resosi responsabile a suo dire di aver infastidito la propria ragazza. In quel momento – secondo la ricostruzione dei fatti dell’epoca – accecato dalla rabbia avrebbe provato ad uccidere il rivale fracassandogli la base craniale e causandogli diverse lesioni multiple che costringevano la vittima al ricovero in condizioni serie presso l’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno. Un’aggressione ritenuta di inaudita e pazzesca violenza per la quale l’ufficio di Procura aveva chiesto una pesante ed esemplare condanna a nove anni di reclusione.

Dall’interrogatorio formale dell’imputato però la difesa, rappresentata dall’avvocato Gennaro Caracciolo dello studio Forensis di Caserta, lasciava emergere che S.V. non era un soggetto qualunque. Anzi, dal suo passato si evinceva che si trattava di un militare russo in congedo: un vero e proprio professionista, un cecchino abile anche nell’esercizio delle arti militari e marziali oltre che fine conoscitore della scienza medica. Un quadro d’insieme dal quale la difesa rappresentava l’indubbia volontà del proprio assistito ad aggredire il rivale colpevole di aver “molestato” la sua donna, ma in totale assenza di animus necandi. L’avvocato Caracciolo, infatti, ha voluto rimarcare che date le conoscenze in suo possesso, se il cittadino di nazionalità russa avesse voluto uccidere S.T., l’impresa gli sarebbe risultata tutt’altro che impossibile. Una serie di riflessioni che hanno fatto breccia nel gip il quale ha emesso la sentenza escludendo il reato di tentato omicidio e giudicando l’imputato colpevole di lesioni gravi. Da qui la condanna a 3 anni e 4 mesi di reclusioni, decisamente poca roba se si considera la piega che rischiava di prendere il processo.

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