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All IIS ‘C. Mennella’ parte il progetto “Mentore”: investimento per studenti, famiglie e insegnanti

Gianluca Castagna |  Ischia Gli obiettivi sono ambiziosi, inutile negarlo. Ottenere risultati scolastici migliori, ridurre il tasso di abbandono scolastico, rafforzare l’attitudine verso l’istruzione e la sua efficacia, migliorare l’autostima e i comportamenti dell’allievi, individuare le sue potenzialità, costruire relazioni più salde e proficue con insegnanti e lavoratori sociali. Ma l’Istituto d’Istruzione superiore “Cristofaro Mennella” ci ha dimostrato più volte di saper lanciare il cuore oltre l’ostacolo, per affermare il proprio ruolo educativo e contribuire così allo sviluppo e al successo (non solo scolastico) delle nuove generazioni studenti e studentesse isolani.

La figura del mentore arriva infatti a Ischia attraverso un progetto di validazione dell’azione di questa nuova figura professionale nei processi di apprendimento e di prevenzione dell’insuccesso formativo. Finanziato dalla Commissione Europea grazie a Erasmus+, e a cui partecipano l’Italia, il Belgio, la Serbia, la Bulgaria e la Turchia, con il coordinamento scientifico della S.I.M. (Scuola Italiana Mentoring).
I programmi abbinano un volontario adulto (Mentore), adeguatamente formato, a uno studente (Mentee) con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di personalità armoniose e vincenti. Progetti educativi diretti a prevenire e contrastare l’abbandono scolastico e il disagio giovanile in generale, stimolando nei partecipanti attenzione personale e crescita. Sentirsi supportati ed incoraggiati in un percorso talvolta complicato e faticoso è fondamentale. Tutte le parti coinvolte ne traggono vantaggio: da un lato, i menteeguadagnano sicurezza e la forza di non sentirsi soli; dall’altro i mentori sviluppano capacità e competenze di leadership, coaching e abilità formative.
«Il progetto di chiama “V – M Project” – spiega la Dirigente scolastica Prof.ssa Giuseppina Di Guida – ed è un’iniziativa nella quale crediamo molto perché, come Istituto Mennella, abbiamo sempre dimostrato molta attenzione all’inclusione e al successo formativo di studenti con difficoltà o cd. “svantaggiati”. Da oggi, entriamo nello specifico di questo nuovo metodo, caratterizzato dalla vicinanza di un mentor all’attività di formazione, per preparare figure che abbiano autorevolezza e aiutino gli allievi a superare eventuali gap nell’apprendimento. Attualmente  – continua la preside – il progetto riguarda la formazione dei docenti e dei dirigenti, con step a Firenze e anche in Belgio. Appena possibile, però, entreranno in azione. Ci auguriamo che, a cascata, questa metodologia possa diventare un modus operandi diffuso tra docenti e studenti, perché crediamo fortemente in questo modello di aiuto per conseguire il successo formativo dei nostri allievi.»

 

«Il progetto V M Pro è oggi sviluppato soprattutto in campo aziendale come processo di sviluppo delle aziende», aggiunge Serenafrancesca Mecca, coordinatrice Associazione Mosaico, «ma poco utilizzato come metodologia in età adolescenziale, verso quei giovani più vulnerabili o diversamente abili. Non solo fisicamente. Si pensi, ad esempio, al disturbo dell’attenzione. Abbiamo sviluppato dei materiali, raccolte di best practise, una piattaforma on line e delle app per sviluppare tutto il processo la cui sperimentazione parte oggi, in contemporanea con tutti e cinque i paesi europei coinvolti. Il Cristofaro Mennella, come partner del progetto, comincerà a sperimentare quello che è stato studiato. Ricordo che la fase sperimentale è fondamentale perché ci attendiamo una marea di feedback per capire se quello che è stato prodotto potrà essere migliorato, per poi tradurlo in una metodologia di formazione non formale a catalogo nelle varie istituzioni scolastiche. In Italia è un metodo molto nuovo, perché nato nel mondo anglosassone. Qui è arrivato con un certo ritardo, ma in ambito scolastico registro molta apertura tra docenti e formatori. C’è molta disponibilità a imparare cose nuove, per affiancarle nelle metodologie già utilizzate. Lo scopo, d’altro canto, è riconoscere la validità di questa attività non formale fortemente promossa dalla Comunità europea.»

Completato il progetto tra un primo gruppo di docenti selezionati, cosa è lecito dunque attendersi?
«Non solo esiti scolastici migliori, che riusciamo a ottenere comunque attraverso altre strade» sottolinea la preside Di Guida, «ma un miglioramento della relazione tra docenti e studenti e un riconoscimento delle figure autorevoli all’interno della scuola. Oggi abbiamo un deficit di relazione: per quanto i docenti possano essere a disposizione, molti credono che sia solo la competenza disciplinare a costruire relazioni ottimali con gli studenti, a fornire autorevolezza. Non è così. La competenza disciplinare è fondamentale, ma occorre sviluppare anche altre sensibilità,  altrimenti la relazione rimane sterile. Possiamo avere docenti bravissimi nel loro campo professionale che però non sono in grado di trasferire il loro sapere. Con questo percorso riusciamo a capire che, per essere un bravo insegnante, occorre anche altro. Proprio grazie alla presenza di partner europei – chiosa infine la Di Guida – i nostri docenti potranno relativizzare i problemi che hanno o approfondirli con lo sguardo di altri operatori. Uno dei problemi che vive la scuola italiana è infatti l’autoreferenzialità. Sono troppo pochi, e rari, gli scambi con le realtà scolastiche europee. Avere questa opportunità, grazie al progetto partito oggi, rappresenta per tutta la comunità dell’Istituto Cristofaro Mennella, una grande finestra sui sistemi educativi di altri paesi, quindi una formidabile occasione di crescita e sviluppo.»

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