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Amaro De Siano: «io dipinto come il demonio, così hanno offeso Lacco Ameno»

Dopo la sconfitta elettorale maturata nello storico ballottaggio, il senatore e candidato a sindaco sconfitto torna a parlare. Lo fa in una lunga e inedita intervista a Il Golfo dove annuncia il ricorso per le schede non attribuite ed è un vero e proprio fiume in piena

Le elezioni hanno conosciuto il loro epilogo. Il primo turno aveva visto un testa a testa clamoroso, al ballottaggio Pascale ha vinto in maniera decisamente più larga. A mente relativamente fredda è l’ora del primo bilancio. E’ andata così perché?

«Ti ho detto a più riprese che io, avendo vissuto al loro interno per decenni, ho assoluto rispetto delle istituzioni. Quando si sono svolte le elezioni amministrative il 20 e 21 settembre, io non ho battuto ciglio rispetto a quelle che erano le urla e i comportamenti scomposti degli altri. Non ho fatto polemiche rispetto alle sei schede che non mi sono state attribuite in una sezione e ad altre decisioni quantomeno dubbie. Partendo da questo assunto oggi, alla luce di quello che è successo, ti dico che noi riteniamo (io e coloro che hanno vissuto con me questa esperienza) opportuno verificare attraverso il giudizio degli organi competenti se effettivamente è legittimo il risultato maturato al primo turno o se lo stesso va cambiato. Fino a quando non ci saranno pronunce da parte della magistratura amministrativa, ritengo che si debba attendere prima di formulare un “in bocca al lupo” serio al sindaco ed alla nuova amministrazione del paese».

Tradotto, ci sarà il ricorso.

«Certamente sì».

E invece l’analisi del voto? Qui l’impressione è che certo non si debba partire dall’ultimo mese…

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«Mi sono sforzato di fare una campagna elettorale su quelli che erano i temi per il rilancio del paese, cercando di far comprendere ai miei concittadini che Lacco Ameno viveva un momento di difficoltà e andavano fatte determinate cose per il rilancio. Dall’altra parte c’è stata, e di questo me ne rammarico molto, una campagna elettorale che ha seminato odio e che – voglio sottolineare – è stata costruita ad arte non mesi ma addirittura anni prima, soprattutto col conforto dei social network. Strumenti della moderna tecnologia utilizzati per dipingere un soggetto (mi riferisco al sottoscritto) come il male assoluto, il demonio. Ma attenzione perché certe cose le verifichiamo anche a livello nazionale e regionale: il consenso che si costruisce in questa maniera, con la velocità con la quale lo si ottiene, con la stessa celerità svanisce di punto in bianco. Quindi, aspettiamo le persone alla prova dei fatti. Io, per quanto mi riguarda, ho una storia comportamentale che testimonia determinate cose. Ecco perché sono sereno e desideroso che il mio paese possa tornare a quello che era un tempo. Oggi purtroppo non lo è, questo è il dato serio. Sono molto preoccupato in prospettiva futura, anche per quelle che sono le difficoltà che anche Lacco Ameno come il resto dell’isola dovrà affrontare e che certamente vengono amplificati dalla pandemia in atto. Qui si parla di nuove chiusure, restrizioni, insomma ci saranno ulteriori problemi per le famiglie e le persone in difficoltà. La questione è seria e con serietà va affrontata».

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Guardando al film di questa elezione, De Siano fa anche un mea culpa e si attribuisce anche qualche responsabilità? O magari c’è qualche rimpianto?

«Vedi, quando qualche tempo fa ci siamo incontrati ti ho detto che io in questa operazione avevo tutto da perdere e niente da guadagnare. Però io credo che in politica esista un tempo in cui bisogna prendersi le proprie responsabilità in una determinata maniera, mettendoci la faccia e facendolo in prima persona. Ripeto, rispetto le istituzioni:quando una persona svolge un ruolo, per me non devi prevaricare o metterti di traverso».

E questo cosa significa?

«Significa che io, che vengo descritto come il male assoluto e responsabile di qualsiasi nefandezza succeda, quando non sono stato in amministrazione non sono mai andato al Comune ne tantomeno ho mai telefonato, né fatto pressioni per nulla, neppure per avere un permesso per poter passare col motorino nella zona a traffico limitato. Dico questo perché su certe cose ne approfittano in tanti, eppure io non mi sono mai permesso di farlo. Vengo descritto come colui che è stato il protagonista della vita politica del paese per anni, eppure non è così. Quando non sono stato al Comune, ribadisco, non mi sono mai interessato delle questioni amministrative perché era giusto che fosse così. Ma attenzione, non interessarsi alle vicende del paese non significava non voler bene a Lacco Ameno e ai propri concittadini e non essere presente rispetto a determinati problemi delle persone».

Un’accusa rivolta, non a caso, era proprio quella di aver perso contatto con il territorio e la sua gente.

«Questa è una fandonia messa su ad arte, come tante costruite negli ultimi anni, non certo negli ultimi mesi. Demonizzando il sottoscritto (facendolo apparire come quello che non se ne frega nulla e vive con distacco le dinamiche del paese), le aziende della mia famiglia, le tante persone che lavorano con noi, si sono raccontate bugie che le persone in buona fede e oneste intellettualmente non avranno dubbi a smentire. Tutti sanno che io in qualsiasi momento, anche quando sono lontano dall’isola per impegni di natura politica, torno a Ischia, per il piacere di stare nella mia isola ed essere presente per tanti altri motivi».

Intanto da queste elezioni esce un paese spaccato, diviso.

«Peggio, io direi addirittura lacerato e anche su questo occorrerebbe una riflessione seria. Nel 1997 ho vinto le elezioni da sindaco e lo feci con pochi voti di differenza. Nel 2007, ancora, vincemmo con Tuta Irace candidata con circa ottanta voti di vantaggio. Nel 1990, col compianto professor Mennella, pure trionfammo con uno scarto inferiore ai cento voti. Voglio dire che col sistema maggioritario secco alla fine si crea sempre una contrapposizione netta tra una lista e l’altra, ma non è certo questo il problema. La divisione numerica c’è, ma la lacerazione che si è creata quest’anno è un qualcosa di terribile. Ricordo ad esempio che nel 2007 scesi dal seggio elettorale e strinsi la mano a Luigi Monti, perché all’epoca facevamo una campagna elettorale sui contenuti ma non demonizzando e facendo apparire le persone per quelle che non erano».

Insomma, questa è una roba che a De Siano proprio non è andata giù.

«Scusami, quando uno dice che io sono Totò Riina, che arrivo da Corleone, che rappresento la camorra, che vivo a Casal di Principe e frequento Casal di Principe, sta demonizzando ed offendendo non tanto o almeno non solo la mia persona (perché tanto sta dicendo un mucchio di sciocchezze) ma sta gettando fango su un’intera comunità. E c’è un aspetto grave, davvero gravissimo».

Quale?

«Che non c’è indignazione da parte di nessuno. Non so se per paura, timore o distacco, ma questo è un problema serio. Ribadisco che la politica è un qualcosa cui ho dedicato la mia giovinezza, parte della mia vita, che mi ha appassionato e continua ad appassionarmi ma io la vedo come una partita: si può vincere, perdere o pareggiare ma sempre osservando determinate regole. Questa è la competizione vera, chi non segue queste regole opera in maniera scorretta. Ma, ripeto, resto colpito dalla totale indifferenza delle persone. Io credo che nel paese, al netto di quelli che mi schifano (ti prego di utilizzare proprio il termine “schifano”), e ce ne sono tanti in questo paese, esiste anche tanta gente che mi apprezza ma che avrebbe dovuto indignarsi in questa circostanza, perché davvero è stato offeso il paese».

Domanda un po’ intima e personale, deluso soltanto da determinati atteggiamenti dal punto di vista politico o in alcuni casi anche personale e umano?

«L’aspetto personale e umano non c’entra, io voglio essere giudicato dal punto di vista politico, poi certo quelli che sono i comportamenti che metti in atto nella tua vita quotidiana sono un’altra storia».

Ma non c’è proprio nulla che De Siano, a posteriori, rifarebbe in maniera diversa?

«Credo che Lacco Ameno stia vivendo un brutto momento e mi limito a un esempio. Per me, lo ripeterò finché avrò fiato in gola, il problema delle residenze è un fatto gravissimo ed ha profili di natura penale davvero rilevanti. Voglio dire che quando si va inquinare il tessuto socio-economico di una comunità con una serie di operazioni come quelle messe in atto a Lacco Ameno, siamo davvero messi male. Alle urne ed in paese per le elezioni sono sbarcate vagonate di personaggi strani, non isolani, che non sapevano nemmeno dove si trovasse Lacco Ameno, eppure sono venuti a votare. E’ una cosa inaccettabile, di una gravità inaudita, che inquina il nostro tessuto e questo lo dico al netto di quello che è stato il momento elettorale. E il fatto grave è che nel periodo del lockdown ci sono stati cambi di residenza di decine di persone da Casamicciola a Lacco Ameno e da Forio a Lacco Ameno. E si badi bene, parliamo di soggetti che non hanno un’abitazione dove dimorare, un letto dove dormire. Tutto questo è stato realizzato con la compiacenza degli uffici comunali preposti e dei responsabili con il chiaro intento di stravolgere quello che poteva e doveva essere il responso elettorale della nostra comunità. E vorrei fornire un altro dettaglio, a tal proposito».

Prego.

«A Lacco Ameno normalmente votavano 3.700 persone o poco più, stavolta siamo arrivati a 4.001 elettori aventi diritto. C’è stato un incremento di circa il 10 per cento di persone che non vivono a Lacco Ameno, che non praticano la comunità lacchese, e parliamo di un incremento che fa riferimento agli ultimi sei mesi. Eppure questa gente con il proprio voto ha determinato quello che deve essere il futuro di Lacco Ameno. E credo non operando nell’ambito della legalità».

Una domanda che si pongono in tanti. Ma adesso De Siano lascia o raddoppia?

«Non lascio assolutamente, quello che dovevo dirlo l’ho detto in campagna elettorale. Io sono una persona di parola, quando prendo un impegno lo mantengo. Ci ho messo la faccia perché ero desideroso di contribuire a quella che doveva essere la rinascita della comunità. E certo non cambio idea: dunque non lascio, bensì raddoppio».

Se dovesse incrociare per strada domani mattina Giacomo Pascale, come si comporterebbe?

«Mi lascerebbe del tutto indifferente. Dal punto di vista umano per me non esiste, dal punto di vista politico lui svolge il suo ruolo con le proprie responsabilità ed io il mio. Tutto qua».

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