CRONACA

Arancione colore della beffa, “piangono” bar e ristoranti

La “retrocessione” della regione nella scala delle restrizioni penalizza le attività ristorative, nonostante il basso numero di contagi da covid-19 sull’isola

Chiudono nuovamente i ristoranti e i bar. Il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca ha annunciato la più che probabile “retrocessione” del territorio in zona arancione, allarmato dagli assembramenti delle ultime settimane soprattutto nelle strade dei capoluoghi regionali.

E se per le scuole locali cambia poco o nulla, le attività ristorative vedono invece nuovamente sbarrata la strada di una pur parziale possibilità di esercizio con accoglienza dei clienti. Sul punto si è già espresso il presidente di Confesercenti Campania Vincenzo Schiavo, che nel commmentare commenta la probabile decisione di portare la Campania da zona gialla a zona arancione ha stigmatizzato una misura che allarma e disorienta gli imprenditori campani: « Secondo noi non si risolve così il problema dei contagi: dal nostro punto di vista o si conferma la zona gialla o meglio passare direttamente a quella “rossa”, con la chiusura delle attività e ovviamente con il sostegno dei ristori. La verità è che il problema degli assembramenti non lo risolviamo senza controlli più rigidi. In ogni caso è inaccettabile che queste decisioni vengano prese sempre all’ultimo momento.

Luca Testa (Pizzeria del Corso): «Le isole minori avrebbero dovuto godere di una diversa classificazione, incomprensibile questa nuova restrizione che penalizzerà nuovamente i ristoratori»

Non è possibile che il cambiamento dello “status” lo si stabilisca il venerdì per la domenica o per il lunedì. I ristoratori acquistano i prodotti almeno due giorni prima , non è possibile pensare che l’approvvigionamento dei prodotti per la domenica venga fatta il sabato, altrimenti la qualità sarebbe scadente». Insomma, gli esercenti non sembrano averla presa affatto bene. E del resto motivi di recriminazione appaiono più consistenti sull’isola. Il sindaco di Ischia, Enzo Ferrandino, commenta: «Visto l’andamento dei contagi sulla nostra isola, senza dubbio sarà paradossale la situazione in cui ci troveremo con il ridimensionamento di una serie di attività sul territorio. Purtroppo non si possono adottare delle misure che risultano essere di maggiore apertura perché a noi sindaci, laddove esistono particolari circostanze, è consentito solo rendere più restrittive le misure adottate a livello centrale.

La definizione dei “colori” per le regioni spetta al Ministero della Salute che decide in base ai dati dell’andamento dei contagi, cosa che purtroppo ha finito per decretare l’inasprimento delle misure per contenere tali contagi. In questa fase dobbiamo continuare a mantenere un atteggiamento di responsabilità, evitando assembramenti e sperando che col prosieguo della campagna vaccinale si possa finalmente uscire da questa situazione. Tuttavia, ribadisco che appare paradossale il contrasto col basso numero di contagi sull’isola rispetto alla descrizione dell’andamento a livello regionale». La contraddizione è sottolineata anche da Luca Testa, gestore del noto ristorante “La pizzeria del Corso” a Casamicciola: «È piuttosto incomprensibile il criterio per cui territori circoscritti come le isole minori, da Ischia a Procida, da Capri a Ventotene, debbano essere costrette ad adottare misure restrittive nonostante il basso numero di contagi.

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Francesco Mancusi (Porto 51): «Non discuto la misura, ma i modi sì: avrebbero potuto evitare di imporla proprio nel cuore del weekend. Manca sempre quel pizzico di buon senso»

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A mio parere, vista anche la discontinuità territoriale, si sarebbe potuto mantenere una maggiore apertura, anche in fascia “bianca”. Non voglio comunque dare giudizi troppo superficiali, probabilmente a livello centrale avranno soppesato i pro e i contro, e forse tale misura serve per permettere una riapertura dopo l’inizio della stagione turistica, ma restano comunque le pesanti conseguenze per gli esercenti. La cassa integrazione non basta per far fronte alle necessità di attività di certe dimensioni.

La nuova chiusura impedirà anche di avere quel certo afflusso a ora di pranzo nelle giornate domenicali, che comunque aiutavano i ristoratori a mantenere in moto l’attività, e che in presenza di meteo favorevole consentiva di tenere i clienti all’aperto e quindi in maggiore sicurezza. Comunque, siamo ancora a febbraio, quindi in periodo di bassa stagione: una chiusura del genere sarebbe davvero drammatica in periodo di alta stagione, da maggio in poi, cosa che va scongiurata assolutamente». Appare più rassegnato nell’accettare la nuova classificazione Francesco Mancusi, titolare del “Porto 51” sulla Riva Destra: «Non voglio criticare a priori le decisioni prese in tal senso: se è stato rilevato un problema relativamente all’andamento dei contagi con una curva epidemiologia in salita, non posso fare altro che accettare la disposizione. Tuttavia ci sono modi e modi, e più volte le autorità hanno involontariamente dimostrato che le disposizioni restrittive avrebbero potuto essere adottate con un po’ di buon senso in più, ad esempio evitando di imporle nel mezzo del weekend».

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