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Autismo, la lectio magistralis di Vicari: «Necessario un cambiamento di cultura nel trattamento»

ISCHIA.  Negli Usa vengono diagnosticati ad almeno 1 bambino ogni 68. In Italia ad uno ogni 100. Sull’isola di Ischia, invece, dal 2016 ad oggi, almeno 300 sarebbero stati gli utenti rivoltisi a centri specializzati. I dati parlano chiaro: I disturbi dello spettro autistico sembrerebbero essere sempre più in aumento tra la popolazione mondiale. Disturbi complessi, spesso difficili da gestire, soprattutto in soggetti in età adolescenziale ed adulta e ancora di più poi se non si hanno strumenti  adatti.  Qual è allora la maniera più adeguati di trattamento? In che modo famiglie, istituzioni e medici possono collaborare fattivamente per migliorare la qualità della vita di una persona autistica? A rispondere a queste domande ci ha pensato il professore Stefano Vicari, responsabile dell’unità operativa di neuropsichiatrica infantile dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, con la sua Lectio Magistralis “I bambini autistici crescono”,  tenutasi sabato mattina presso il Centro Papa Francesco di Ischia. Un’iniziativa questa, promossa dall’amministrazione del Comune di Ischia al fine di avviare un percorso sinergico  e di confronto tra il mondo della scuola, l’associazionismo, il mondo sanitario ed istituzionale su di un disturbo ed una tematica molto sentita  sul territorio isolano e non solo.

I FATTORI DI RISCHIO

«Negli ultimi sei anni – ha esordito, infatti, Vicari – l’autismo è aumentato esponenzialmente. In trent’anni di carriera, mai avevo visto un simile incremento. Questo vuol dire che evidentemente alcuni fattori che facilitano la comparsa dei disturbi dello spettro autistico sono probabilmente anch’essi in crescita». Fattori nei quali sarebbero inclusi quelli a base genetica, quelli ambientali –  ad esempio diabete gravitido, uso di sostanze stupefacenti in gravidanza, nascita prematura e basso peso del neonato, l’esposizione ad idrocarburi, ma anche l’età paterna all’atto del concepimento.  Ovviamente – ha tenuto ha sottolineare il neuropsichiatra – questo non significa necessariamente che chi è andato incontro alle situazione elencate genererà un bambino con autismo, ma questi sono fattori di rischio».

LA BUFALA DEI VACCINI

 Vicari ha  tenuto, però, soprattutto a sfatare la correlazione tra l’insorgenza dell’autismo e i vaccini. Un falso mito questo, che purtroppo ha preso piede negli ultimi anni e nato dopo un articolo, pubblicato nel 1999, da una rivista scientifica, su di un presunto studio effettuato da un medico inglese su dodici bambini, i quali, dopo la vaccinazione, avevano presentato tutti i segni dell’autismo. Lo studio, però, si sarebbe rivelato essere falso e il medico in questione è stato radiato dall’ordine professionale.  Tra vaccini e autismo non ci sarebbe dunque alcune relazione, se non quella di tipo temporale. « E’ un po’ – ha spiegato Vicari – come la relazione temporale che sussiste tra l’estrema unzione e la morte. Anche se quest’ ultima sopraggiunge dopo che si è data l’estrema unzione, nessuno si sognerebbe mai di dire che la causa del decesso di una persona sia stata l’olio santo».

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Nonostante la vera causa dell’autismo sia ad oggi ancora sconosciuta,  ci sarebbero, dunque – bufale a parte – fattori che ne possono determinare l’insorgenza. Proprio per questo, soprattutto in gravidanza, è necessaria grande prevenzione.  Se inoltre è vero che dall’autismo non si può guarire, alcuni disturbi ad asso associati possono essere leniti e curati con l’utilizzo di farmaci ad hoc.  Molti soggetti autistici- soprattutto quelli in età adulta e adolescenziale – presentano, infatti,anche alcuni disturbi come ansia, depressione, aggressività, che se non trattati adeguatamente rischiano di inficiare ancor di più la qualità della vita. «Purtroppo quando si parla di utilizzare farmaci, soprattutto con disturbi psichiatrici e neurologici, c’è sempre un certo pregiudizio.  Il farmaco, però,  di per sé non è pericoloso, ma è l’uso che se ne fa che può diventare nocivo. È importante, dunque, trattare le comorbilità che si presentano, con farmaci ad hoc».

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Un percorso psico-educativo sarebbe, invece, la strategia più adeguata di trattamento per la gestione degli impulsi affettivo sessuali. A tal proposito, proprio l’equipe medica di neuropsichiatrica dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, si è resa, non molto tempo fa, promotrice di un percorso educativo ad hoc, durante il quale gli specialisti, in una decina di sessioni, avrebbero insegnato ad un gruppo di autistici ad alto livello di funzionamento determinate strategie di comportamento per gestire i propri impulsi affettivo-sessuali. Un’iniziativa questa che ha  portato risultati positivi ,  con i pazienti che, alla fine delle sessioni di incontri, sono risultati essere maggiomente in grado di modulare al meglio le proprie pulsioni.

I soggetti autistici , ha spiegato il neuropsichiatra , che in età infantile presentano difficoltà di linguaggio ed altre patologie psichiatriche, sarebbero dunque quelli che in età evolutiva potrebbero avere maggiore difficoltà. Per questo, importante è trattare determinati disturbi già in età infantile e adolescenziale. Migliorare, il contesto ambientale, è però l’obiettivo principale che scuola, famiglie ed istituzioni dovrebbero perseguire per incrementare la capacità relazione e sociale di chi è autistico. «Se siamo in grado di costruire contesti  – ha commentato il professore – in cui i ragazzi autistici stanno bene e riescono a relazionarsi anche con il resto della società, questo sicuramente modula la gravità del disturbo».  Significativo a questo proposito, l’esperienza di coabitazione, in occasione delle olimpiadi invernali del 2016, vissuta da  un gruppo di ragazzi autisitici  resa possibile dall’equipe medica  del Bambin Gesù.

«Il mio consiglio? – ha spiegato Vicari – diffidate da chi chiede soldi facendo promesse di guarigione».

«Dall’Autismo – ha concluso – non si guarisce ma lo si può affrontare in modo adeguato  non solo attraverso una fattiva collaborazione tra famiglie, scuola, specialisti ed istituzioni, ma anche e soprattutto con una rivoluzione culturale del trattamento  del disturbo».

Sara Mattera

 

 

 

 

 

 

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