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Barano senza memoria: dimenticato il IV novembre

Sic transit gloria mundi. Ieri, a Barano, non è stato il IV novembre. Nessuna cerimonia, nessun segno di ricordo della Festa dell’Unità Nazionale, delle Forze Armate e delle commemorazione dei caduti di tutte le guerre. Un altro vuoto di memoria dell’Amministrazione Comunale, tout court, come tradizione vuole. Il caso, ormai, non fa più scalpore in quanto nel corso degli anni è diventata una consuetudine snobbare l’appuntamento con la storia e con la memoria.

Resta desolatamente vuoto il Monumento ai Caduti di Piazza San Rocco, l’opera costruita nel 1927 quando Barano era in camicia nera in onore ai militari che gloriosamente persero la vita durante la Prima Grande Guerra. Si tratta  di un’allegoria del sacro fuoco della Patria, un’opera di Tommaso Vicari del 1927. Il monumento consta di un basamento in pietra su cui poggia un piedistallo in travertino a base ottagonale recante, in sequenza alternata, gli elenchi dei caduti e un motivo decorativo con gladio stagliato su corona di alloro. La semantica del sacrificio viene amplificata da un braciere con pira in bronzo sorretto da pannelli raffiguranti un corteo di figure alate che ha il suo epilogo in una iconografia materna, rimando su un piano di sacralità laica all’accorato sentimento di amorevole riconoscenza della Madrepatria verso i suoi caduti.

In quel simbolo del sacrificio e della memoria non c’è nessuna corona, nemmeno un fiore che attesti il ricordo né un simbolico gesto di rispetto verso chi ha sacrificato la propria vita per la Patria e ci ha trasmesso quel valore etico ormai quasi del tutto disperso tra le inesorabili onde del tempo. E’ l’inquietante segno dei tempi che pone il Comune della Baia dei Maronti tra quelli che dimenticano facilmente la storia. Un’amnesia contagiosa, maturata nel corso degli ultimi anni che si è consolidata nell’oblio, nelle pieghe della società dell’apparire che ha quasi del tutto seppellito quella dell’essere.

E pensare che tutti gli altri Comuni isolani onorano la memoria, a partire dal confinante territorio di Serrara Fontana, addirittura impegnato in due cerimonie tra Fontana e Sant’Angelo. Eppure tuonano le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel corso della tradizionale rito presso l’Altare della Patria, a Roma. «Coltivare la loro memoria significa comprendere l’inestimabile ricchezza morale che ci hanno trasmesso».

A Barano, evidentemente, la memoria ed il senso della Patria ormai latitano e si prestano a scellerate tradizioni di dimenticanza. Una smemoratezza resa ancor più grave dalla ricorrenza del centenario della dolorosa “Ritirata di Caporetto”. Appena una manciata d’anni fa era un appuntamento sentito con la storia che coinvolgeva le istituzioni, la chiesa, le scuole e tutte le Forze Armate. Solo ricordi sbiaditi, cartoline di un tempo passato che si è smarrito tra i fogli di un anonimo calendario.

Luigi Balestriere

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