CULTURA & SOCIETA'

Calmata sottomarina e mare silenzioso, tutto merito dell’ epidemico coronavirus i polipi escono dalle loro tane ed avvertono la strana atmosfera che li circonda

La storia lontana degli incalliti Rienzo e Giacomettiello considerati dai colleghi e dalla gente del vecchio Borgo, i pescatori di polipi e seppie più esperti operanti nella Baia di Cartaromana fra il Castello Aragonese, gli scogli di S. Anna e la Punta della Pisciazza. Solo qualche santangiolese forse li affiancava, ma mai li superava

Siamo in odore di polipi oggi come ieri. Da maggio, nonostante il Corona virus che non ci ha ancora abbandonato, scattano le operazioni per la pesca mirata. Il poIipo si fa vivo già da questo mese e si lascia pescare con poche difficoltà. Oggi un pescatore dell’isola ed in particolare di Ischia Ponte specializzato per la sola pesca dei polipi, è difficile individuarlo. Al mercato del pesce in mezzo al mare, lontano dagli abituali punti di vendita diretta tipo vecchio pontile di Ischia Ponte, i polipi insieme ad altro svariato tipo di pescato, arrivano anche in abbondanza, ma pescati da quei pescatori che uscendo in mare pescano di tutto. Quindi il polipo c’è , ma senza quel fasciano della cattura singola che possa inorgoglire l’autentico pescatore di polipi.

Ma la storia di ischia nel settore non si smentisce mai e ci ripropone due storici pescatori locale di Ischia Ponte, del Borgo di Celsa che ai loro tempi facevano parlare di sé per essere i più bravi a catturare i polipi con le seppie, andandoli a scovare nei luoghi sotto costa tra il castello e Cartaromana che solo essi conoscevano. Furono presto un mito, la cui storia personale nel mestiere è viva ancora oggi. Sono straordinari ricordi dell’antica pesca dei polipi e delle seppie che si praticava a Ischia, e che risalgono, i ricordi, alla fine dell’’800,tanto per non andare troppo lontano nel tempo, avendo per protagonista uno storico pescatore dei preziosi molluschi, quel Lorenzo Mellusi che nel Borgo di Celsa tutti chiamavano Rienzo. Suo nonno, anch’ egli di nome Lorenzo e quindi Rienzo, era il pescatore di origini della famiglia Mellusi, padre di 10 figli quasi tutti dediti al lavoro della terra tra Soronzano e Campagnano e soprattutto produttori chi di vino da esportazione e chi di frutta e ortaggi portati per la vendita ai vari mercati ortofrutticolo di Ischia, Casamicciola e Forio.

ANGELA IMPAGLIAZZO
IL POLIPO VERACE IN
MASCHERINA

Nonno Rienzo era considerato dai suoi colleghi e dalla gente del Borgo, il pescatore di polipi e seppie più esperto operante nella Baia di Cartaromana fra il Castello Aragonese, gli scogli di S. Anna e la Punta della Pisciazza. Solo qualche santangiolese forse lo affiancava, ma mai lo superava. Possedeva un gozzo di 5 metri circa di colore grigio chiaro con l’intera e spessa bordatura, da poppa a prua, tutta rossa, un capace tridente chiamato in gergo ”lanzaturo” e un “secchio” di rovere con il fondo a specchio per scrutare il fondale marino. Attrezzature semplici ma fondamentali in dotazione, per uscire in mare e per andare incontro a polipi e seppie ed anche stelle marine colorate ed altro tipo di pesce a tiro, e in fine fare buona pesca tutti i giorni, per la quale conquistare maggiore popolarità facendo suoi, in lungo ed in largo, i tratti di mare, specie sotto costa, che furono battuti dal vecchio congiunto, avendo per base di approdo e partenza la vecchia spiaggetta della Corteglia, alla estremità dell’attuale Piazzale delle Alghe a Ischia Ponte.

GIACOMINO CASTALDI E GIACOMETTIELLO
CIGLIANO NEL 1960 VALENTI PESCATORI
DEL BORGO DI CELSA

Rienzo, personaggio dal fisico minuto ed incallito con immancabile pipa accesa in bocca e copricapo d’epoca paesana in testa, il suo gozzo con gli attrezzi per la pesca simili a quelli di suo nonno, lo aveva solitamente ancorato ad un largo scoglio davanti alla spiaggetta. Quello scoglio chiamato “ ‘A Prete ‘e Rienz” esiste ancora ed è lo stesso sul quale si appoggia il molo dei barcaioli che trasportano oggi i turisti a Cartaromana e ad altri luoghi della zona. Lo storico scoglio è stato menzionato in alcune guide e libri su Ischia dal Mirabella (1953), dal Cervera (1957) e dal sottoscritto (1964) in una poesia pubblicata sulla rivista Dialetti D’Italia.

LA CLASSICA PURPARA

Rienzo per la pesca dei polipi oltre al “ lanzaturo” ed allo specchio per avvistarli, faceva uso anche delle langelle di terracotta sistemate lungo una corda in filiera di 20, 30 esemplari e calate al largo su fondali sconnessi con presenza di alghe e scogli sommersi. Questo tipo di pesca al polipo da langella, era praticato dai nostri pescatori fino a qualche tempo. Oggi non lo si usa più, perchè metodi più sbrigativi e moderni ne hanno facilitato la cattura. A Rienzo, nel l’antico Borgo di Ischia Ponte dopo, col passar di molti anni, è succeduto un altro storico pescatore che gli assomigliava tanto. Si chiamava Giacomettiello vissuto fino agli anni ‘60, al secolo Giacomo Cigliano, anch’egli con buona prole e pescatore di polipi e seppie imbattibile lungo gli scogli del golfo aragonese tra il Castello e Cartaromana degli anni ’40 e ‘50. Giacomettiello ha pescato polipi di tutte le dimensioni entro certe misure naturalmente, per una vita intera.

LA TRADIZIONALE PESCA DEL POLIPO
CON LO SPECCHIO PRATICATA DA RINZO E
GIACOMETTIELLO E POI DAL GIGLIO GIUSEPPE

Sapeva scovarli di notte con la luce della propria vecchia lampara, li avvistava e li “lanzava” con maestria e cinismo. Giacomettiello è stato “grande” nel suo mestiere che lo praticava con estrema passione. I suoi “concorrenti “ in zona, nonostante fossero attrezzati fino ai denti, non sono mai riusciti a tenergli testa. La sua pesca del polipo con seppie ed altro tipo di pesce era sempre la più continua ed abbondante. Oggi è tutt’altra storia. Di Pescatori di polipi e seppie alla Rienzo ed alla Giacomettiello non se ne vedono in giro. Quei pochi privati appassionati di questo tipo di pesca, lo praticano con la classica “purpara” da un molo o seduti si di uno scoglio. Al mattino al mercato all’aperto sulle barche di Ischia Ponte ed a quello di Lacco Ameno, chiusi oggi e non ancora riaperti per il coronavirus, arrivano catturati con altre attrezzature più sofisticate e sicure.

LE TRADIZIONALI LANGELLE PER
LA CATTURA DEI POLIPI

Le stelle marine, anch’esse aelementi attrattivi di mare chew compaiona già da maggio, sono speciali animali di mare considerati sempre di buon auspicio per i pescatori che le pescano. Infatti quando questi se le ritrovano fra il pescato della nottata, le riservano un’attenzione fuori dal comune, prima perché attratti dal loro aspetto colorato e festoso e poi perchè ritengono che siano di buon augurio per la propria esistenza in famiglia, sul lavoro, in società. Per le stelle marine non c’è una pesca specifica e diretta. Esse per lo più vengono pescate solo per caso, quando cioè si imbrigliano nelle reti, finiscono nelle nasse o nelle vecchie langelle o portate dalla corrente sulla battigia delle spiagge. Le stelle marine hanno una vitalità straordinaria e riescono a sfuggire alle malattie che le colpiscono amputandosi da sole l’arto malato per continuare a vivere.

L’ESPERTO PESCATORE DI POLIPI DEL
BORGO DI CELSA GIACOMETTIELLO
AL SECOLO GIACOMO CIGLIANO

Per i loro colori sgargianti sono la gioia dei pescatori. Sulle stelle marine si è scritto tanto. Poeti, narratori e creatori di favole con i loro componimenti struggenti le hanno portate giustamente alle…stelle, facendo sopratutto la felicità dei bambini. Questa storiella potrebbe calzare a pennello: Lucilla era una stella, ma non una stella qualunque. Era una stella marina, con cinque lunghe braccia rosse e addosso il sapore del sale. Viveva sotto l’acqua e ogni notte saliva in superficie, sognando di somigliare alle sue cuginette che vivevano lassù: desiderava brillare anche lei, illuminare il cielo e poter vivere in quella enorme massa blu. Ma non sapeva come volare o come raggiungere quel misterioso e oscuro manto, e ogni notte una lacrima scendeva sempre dai suoi grandi occhi brillanti. Una di quelle notti, però, qualcosa non andò come al solito. Era inverno e il mare era agitato, così agitato che Lucilla non riusciva a vedere le sue amate stelle: le nubi minacciose tingevano tutto di grigio e la pioggia scuoteva le acque con violenza.

POLIPO CATTURATO IN UNA LANGELLA

La stellina, inconsapevole delle forze in superficie, si sporse troppo e un’onda improvvisa la trascinò lontano, alla deriva, dove non poteva controllare i suoi movimenti. Il mattino dopo, quando i suoi grandi occhi salati si aprirono, si trovò su uno scoglio sconosciuto, non distante da una spiaggia. Era sconvolta e impaurita, sentiva la mancanza di casa, quando una voce stridula la fece trasalire : ” Ei tu! Cosa ci fai sul mio scoglio?” Si voltò, era un bianco gabbiano dal becco enorme… “Scusami! – gli disse – non so come sono arrivata qui! Ieri il mare era in tempesta e io mi sono persa! Ho perso la via di casa! Il mio nome è Lucilla”. Il gabbiano, guardando i suoi occhi tristi e dolci, vi lesse dentro tanto timore, capì che la piccola Lucilla era sincera.

POLIPO RINTANATO IN UN’ ANTICA ANFORA
NEL PRESSI DI AENARIA SOMMERSA

“Perché non ti sei riparata? Il mare ieri era pericoloso…”. ” Volevo vedere le stelle!” “Non sai che le stelle col temporale non si vedono? “Non lo sapevo, la mia casa è il mare, ma il mio cuore mi porta lontano…” Il gabbiano allora ascoltò i racconti della piccola Lucilla, i suoi sogni, le sue speranze: gli confidò di quanto desiderasse poter volare fin lassù, brillare e conoscere le sue cugine celesti. Il gabbiano, commosso da tanta dolcezza e ingenuità, ebbe allora un’idea: ” Lucilla, io sono solo un uccello, non posso portarti fino alle stelle, ma se tu vuoi, posso prenderti nel mio becco e farti volare, posso mostrarti il mondo come lo vedo io e poi aiutarti a trovare la via di casa. Sono un tuo amico adesso, e mi chiamo Bianchino”.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano

antoniolubrano1941@gmail.com

info@ischiamondoblog.com

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