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Calunniò due vigilesse, condannato a due anni

Il giudice monocratico del Tribunale di Ischia ha condannato Mario La Torella anche il risarcimento delle costituite parti civili, rappresentate dall’avvocato Michelangelo Morgera, e al rimborso delle spese legali

Due anni di reclusione e 2.500 euro di multa. E’ questa la condanna che il giudice monocratico del Tribunale di Ischia ha inflitto ieri mattina a Mario La Torella, difeso dall’avvocato Cristiano Rossetti, ritenuto responsabile del reato di calunnia (previsto e punito dall’art. 368 del codice penale) commesso nei confronti delle agenti di polizia locale in servizio Lucia Bagnato e Luisa Martino.

L’uomo si era recato a sporgere denuncia presso i carabinieri nei confronti di Lucia Bagnato e Luisa Martino, che si sarebbero impossessati dei suoi documenti. Ma la verità è che lo stesso li aveva lasciati alle due agenti di polizia locale rifiutandosi di attendere che gli fosse comminato un verbale dopo essere stato fermato in una ZTL

Secondo quanto sosteneva il decreto di rinvio a giudizio l’uomo “con la querela datata 8 luglio 2015 presentata presso il Comando Carabinieri Stazione di Ischia incolpava falsamente le agenti di polizia locale, accusandole di essersi appropriate dei suoi documenti (libretto di circolazione del suo motociclo e della sua patente di guida) forniti in occasione di attività di controllo e accertamento delle infrazioni al codice della strada affermando che esse avevano redatto verbale di contravvenzione senza la restituzione dei documenti, circostanza rivelatasi falsa in quanto La Torella, in occasione della contravvenzione, innervosito diceva ai pubblici ufficiali, allontanandosi, che non voleva i documenti in restituzione”. Insomma, una vicenda a dir poco dai contenuti surreali con una denuncia evidentemente non veritiera che ha poi innescato il contenzioso conclusosi ieri mattina presso la sezione distaccata di tribunale di via Michele Mazzella.

Le parti offese, rappresentate dall’avvocato Michelangelo Morgera, avevano già ribadito in realtà quanto fosse accaduto quel giorno e dunque quanto fosse falsa e calunniosa la versione del La Torella. In particolare, Luisa Martino ebbe a spiegare che “Erano circa le 10.40, noi eravamo in servizio sul Corso Vittoria Colonna di Ischia, dove vige la ztl dalle 10.30 fino alle 13 e abbiamo fermato questo signore. La Torella, che poi abbiamo identificato tramite la patente, stava con noi… stava con un motociclo e ha detto vicino alla mia collega: ‘Togliti davanti, perché già mi stai dando fastidio che ho fatto tardi’ e allora gli abbiamo chiesto di darci i documenti. Al che lui ha preso i documenti, ce li ha lasciati in mano e se ne è andato dicendo: ‘Portatemeli dopo al negozio che non ho tempo da perdere’. Ho detto ‘quale negozio’, noi non lo conoscevamo proprio. Ho detto ‘guardi, lei non se ne può andare’, ma lui è andato via lasciandoci i documenti. Noi abbiamo poi compilato il verbale”. A questo punto però succede un imprevisto. Le due vigilesse si allontanano dal Corso Vittoria Colonna perché l’allora comandante Pugliese le spedisce in via Leonardo Mazzella a gestire una caotica situazione del traffico dovuta ad una serie di lavori pubblici in corso lungo la strada.

Ed è proprio mentre si trovano in zona che arriva una telefonata a Luisa Martino che racconta ancora al giudice: “Era circa mezzogiorno, mi hanno chiamato dal comando, dicendo che era andato questo signor La Torella a chiedere i documenti, gli abbiamo detto che li avevamo noi e li avremmo poi portati, successivamente, al Comando perché eravamo impegnate in un altro tipo di intervento e dopo qualche minuto è arrivato il signor La Torella sempre alla guida del suo motoveicolo e si è fermato vicino a noi che eravamo in servizio e quando volevamo rendergli i documenti lui ha detto: ‘No, ma chi vi ha detto di andarvene dal corso? No, non li voglio più i documenti”. Quando Lucia Bagnato e Luisa Martino ritornano negli uffici della polizia municipale, vengono invitate a recarsi dai carabinieri dove nel frattempo il La Torella si era recato a sporgere la sua denuncia querela contro le due agenti di polizia locale, con dichiarazioni evidentemente mendaci e non corrispondenti al vero. Da qui la sentenza di condanna nei confronti dell’uomo, condannato come detto anche al risarcimento dei danni alle costituite parti civili e al rimborso delle spese legali.

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