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Cantine Cenatiempo: la viticoltura che rispetta la vita

di Malinda Sassu
I buoni vini si fanno nella vigna e a Ischia si sa, è questione di terroir. Il vino nasce su questa terra di terme e di viti grazie alle mani di chi vi abita, tra i vitigni e i colori delle case che diventano sapore. E’ il fascino tutto ischitano della particolarità di piccoli coriandoli di terra che variano in composizione e consistenza anche se confinanti e dove, in pochissimi ettari, il Per’e palummo abbraccia e convive allegramente con il bianco Forastera. Per questo, a Ischia, ogni cantina ha la propria territorialità, quella che trasmette nel proprio vino. E lo sapeva bene Francesco Cenatiempo quando, nel 1945 iniziò a comprare vino sfuso e a rivenderlo sulla terraferma. All’epoca, ce n’era tanto e anche molto buono, il mare era diventato un corridoio di navi cariche di botti e carrati dei nettari migliori dell’isola e, dopo un discreto successo, negli anni’60 l’azienda inizia l’imbottigliamento diretto di quei vini curati dai contadini e che Francesco conosceva personalmente. Inizia così la storia delle Cantine Cenatiempo, di successo in successo e continua, nel 1995, con la sapienza trasmessa al figlio Pasquale, ragioniere prestato alla viticoltura, che preferisce i terrazzamenti preziosi che narrano di civiltà contadina ai freddi numeri dei tabulati.

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E la storia si ripete con un nuovo inizio, con l’amore per il vino ereditato dal padre Francesco e una realtà produttiva completamente cambiata; un’azienda che predilige il biologico e il biodinamico seppur non estremo e che rappresenta una nuova chiave di lettura del sistema ischitano, fatto di persone con un forte legame per la tradizione e che hanno rapporti diretti con viticoltori sparsi un po’ per tutta l’isola, prevalentemente lassù, in alto, nell’eroicità vitivinicola di Serrara Fontana. L’emblema di questa impresa straordinaria è tutta racchiusa nella cantina del ‘600 sulla collina di Kalimera, dove Pasquale, Federica e i loro collaboratori accolgono personalmente gli enocuriosi e i tanti appassionati del Mavros, del Kalimera e del Lefkos, giusto per menzionare qualche etichetta della produzione di famiglia. Nomi volutamente in greco per celebrare la storia dell’isola, dove gli Eubei furono i primi scopritori delle potenzialità vitivinicole del territorio. Una ricchezza che Pasquale e il suo enologo Angelo Valentino traducono in vini dalla grande personalità, in grado di esprimere appieno il volto del territorio, che nascono in collina ma che profumano di mare, che non hanno magari la pretesa di stupire ma di raccontarsi e farsi apprezzare quello sì, e anche tanto.

Il Lefkos è il vino che rappresenta maggiormente questo lento ma progressivo guadagno in raffinatezza, unito all’esaltazione della terra con le sue specificità. Dal carattere vulcanico ma nel contempo gentile e delicato, si presenta nel suo sfavillante paglierino e carico di un bouquet di note agrumate, di cedro e buccia di limone, che anticipano un ventaglio variopinto di frutta ed essenze mediterranee: dalla pesca bianca alla salvia, sfumature di albicocca e mandorla, una punta floreale e soprattutto una piacevole scia minerale. L’assaggio è coerente, vibrante nell’approccio al palato, centra in pieno la rispondenza al terroir con una lunga persistenza minerale e sapida, a braccetto con un corpo morbido ed elegante e il ritorno di delicati accenti agrumati. Biancolella e Forastera, vinificate in vasche di cemento e acciaio, e una minima parte di altri vitigni locali a bacca bianca, sono le uve che compongono il Lefkos, venduto al pubblico a 13 euro circa. Ideale per accompagnare il pescato locale, grigliato o al sale, sauté di frutti di mare, ma anche carni bianche con erbe aromatiche. Non vi deluderà neanche se servito semplicemente come aperitivo, magari in accompagnamento a bruschette al pomodoro e fagioli.

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Un bell’incontro di un vino e di una persona sinceramente legata al proprio territorio d’origine. Pasquale ha scelto di innovarsi all’insegna della tradizione, dell’integrità e del rispetto verso il patrimonio delle sue vigne in affitto. Da qui la decisione di operare in maniera eco-sensibile, ad impatto zero sull’ambiente, come un dovuto omaggio che la cantina ha voluto tributare alla ricchezza del territorio. Rese basse e vendemmie manuali, condizioni che si affiancano a una serie di scelte di “basso intervento” nell’uso dei trattamenti e che vanno a caratterizzare i vini delle Cantine cenatiempo, che racchiudono in sé un’energia palpitante, la stessa del territorio ischitano. Il coltivare biologico significa anche rispettare l’ambiente che ti circonda, perché non inquini e non lo distruggi, entri a fare parte del cerchio della natura e in quell’agire sociale, non solo agricolo, che è una forma di rispetto: per la terra, per le tue origini e per la tradizione che ti porti dentro. E’ questa la filosofia di Pasquale Cenatiempo, lasciare che la natura faccia il suo corso e che l’armonia, l’energia delle piante siano trasmesse dai grappoli al suo vino.
Cantine Cenatiempo – via B.Cossa 84 – Ischia – www.cenatiempovinidischia.it

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