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Caremar, tuona la Di Scala: ci hanno negato l’accesso a bordo

Di Francesco Ferrandino

 

ISCHIA. Ieri ha avuto luogo l’annunciato sciopero dei dipendenti Caremar. All’imbarco di calata Porta di Massa, erano presenti tutti i massimi esponenti regionali dei tre sindacati autonomi, Ugl Mare, Federmar Cisal e Orsa Marittimi hanno ribadito la vicinanza ai lavoratori, che sono i primi a essere colpiti ogni volta che un’azienda a partecipazione pubblica viene acquisita da privati. Oltre agli interrogativi sul futuro dei dipendenti e delle loro condizioni, i sindacati hanno posto con forza l’accento sull’ulteriore e delicato problema dei precari da stabilizzare. Durante la giornata, il consigliere regionale di Forza Italia, Maria Grazia Di Scala, che ricopre anche la carica di segretario della Commissione trasporti, si è recata presso la zona d’imbarco col collega, il consigliere Luciano Passariello, ma i vertici della società, nelle persone del ragionier Francesco Ceci e dell’amministratore della stessa Caremar, il dott. Roberto Liguori, hanno vietato ai due esponenti della Regione l’accesso su una delle imbarcazioni. «Cosa nasconde la Caremar? Cosa non dovevamo vedere?» E’ questa la domanda che si pone il consigliere Di Scala. «L’ispezione sulla nave ci è stata vietata – hanno dichiarato i due consiglieri regionali – dal ragioniere Francesco Ceci, dirigente dell’azienda, che ha sostenuto telefonicamente di aver avuto dal Dott. Roberto Liguori, amministratore delegato di Caremar, ordine tassativo di non farci salire a bordo. Di cosa ha paura la nuova dirigenza privata? Cosa non dobbiamo vedere? Quale scandalo viene nascosto a bordo dei traghetti Caremar? Lo scopriremo presto e per questo mercoledì presenteremo un ordine del giorno in Consiglio Regionale». Come aveva preannunciato nei giorni scorsi, l’avv. Di Scala vuol mantenere alta l’attenzione sui problemi che angosciano i lavoratori del settore marittimo, come ad esempio i turni di lavoro troppo lunghi  che intaccano inevitabilmente la sicurezza delle traversate. «Ieri mattina abbiamo fatto visita – continuano Di Scala e Passariello – ai lavoratori della compagnia di navigazione Caremar in sciopero nei confronti dell’azienda che, a detta dei lavoratori, a causa della mancanza dei requisiti minimi di sicurezza adottati dalla stessa compagnia, mette a repentaglio la sicurezza e l’incolumità non solo dei lavoratori impegnati ogni giorno a garantire il servizio al pubblico, ma, anche degli stessi passeggeri che quotidianamente usufruiscono del servizio. I lavoratori iscritti ai sindacati UGL trasporti e FEDERMAR CISAL (che rappresentano circa l’80% dei lavoratori totali della compagnia) denunciano la mancanza di un accordo sull’organizzazione del lavoro che allo stato attuale porta a dover sostenere turni massacranti. Addirittura tra un turno e l’altro spesso, si riesce a malapena a riposare per 3 ore. Tutto ciò è inaccettabile e mette in serio pericolo dipendenti ed utenti». I lavoratori hanno sottoposto numerose criticità all’attenzione del consigliere, che quindi voleva visionare di persona a cosa i passeggeri del Golfo di Napoli vanno incontro:«Ma forse per paura – continua l’avv. Di Scala – la nuova Caremar ce lo ha impedito. Una chiusura che non ci convince, anzi, ci allerta ancora di più. Faremo luce fino in fondo». Il consigliere Passariello sottolinea: «L’azienda tra le altre cose ha minacciato ritorsioni nei confronti dei lavoratori che non hanno siglato un accordo che non rispetta le minime direttive sulla sicurezza. L’intesa è stata sottoscritta solo da CGIL, CISL e UIL che insieme rappresentano a mala pena il 15% degli addetti ai lavori. Caremar, di pronta risposta, ha minacciato tagli e licenziamenti». I due esponenti preannunciano battaglia nel prossimo consiglio regionale:

«Non resteremo passivi a guardare e presenteremo mercoledì, durante la prossima seduta del Consiglio, un Ordine del Giorno con il quale chiederemo alla Regione Campania di intervenire a garanzia della salvaguardia dei posti di lavoro e della sicurezza dei dipendenti e dei passeggeri, considerato anche il fatto che fino a pochi mesi fa Caremar era di proprietà Regionale e che ancora oggi percepisce fondi pubblici dall’Ente per garantire un servizio efficace ed efficiente». Per Maria Grazia Di Scala, l’acquisizione della Caremar da parte dei privati non esime questi ultimi da ben precisi obblighi verso la collettività: «La Caremar non è casa loro, questo lo deve capire bene la dirigenza della Caremar, ma lo devono capire bene tutti gli armatori del Golfo di Napoli. La Regione, e per quanto possibile in Commissione Trasporti batterò i pugni sul tavolo, dovrà essere quel controllore serio e puntale che mette spalle al muro gli armatori inadempienti. Abbiamo più di un motivo, a questo punto, di credere che le denunce dei lavoratori sono più che fondate se l’amministratore delegato ha paura di farci ispezionare le navi. Restiamo al fianco dei lavoratori della Caremar senza indietreggiare di un solo passo. Di sicuro – conclude la Di Scala –  questo non è un episodio isolato. Torneremo a bordo della Caremar e scopriremo cosa ci nascondono».

 

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