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CRONACA

Caso Cpl, al via l’appello nel processo “modenese”

Dopo la definitiva assoluzione di Giosi Ferrandino nel ramo partenopeo della vicenda, inizia il secondo atto per Casari, condannato in primo grado dal tribunale emiliano, e per gli altri imputati, tra cui il fratello dell’ex sindaco di Ischia

È iniziato ieri il processo d’appello nel ramo modenese della vicenda Cpl Concordia. Davanti alla Prima Sezione della Corte d’Appello di Bologna, presieduta dal Procuratore generale Ferrante, dai giudici Pederiali, Ghedini, Stigliano, si celebra dunque il secondo atto per l’ex presidente Cpl Roberto Casari, per gli ex dirigenti Cpl Nicola Verrini, Maurizio Rinaldi, per l’avvocato Massimo Ferrandino, fratello dell’ex sindaco di Ischia Giosi, e per Francesco Simone. Alcuni ricorderanno che in primo grado il processo per la presunta corruzione nell’ambito della metanizzazione di Ischia si era chiuso con la condanna per Casari.

Adesso, i suoi legali di fiducia e quelli degli altri imputati condannati, cercheranno di dimostrare l’infondatezza della pronuncia di primo grado forti del verdetto dell’appello nel processo parallelo svoltosi a Napoli: Giosi Ferrandino e Silvano Arcamone furono dapprima assolti dal Tribunale “perché il fatto non sussiste”, esito che non placò la Procura, decisa a contestare la sentenza ricorrendo in appello, e continuando a sostenere il legame tra una serie di azioni dei due esponenti dell’amministrazione e quelle della società, la quale per evitare ostacoli o intoppo burocratici avrebbe elargito favori e utilità, occultate sotto forma di convenzioni con l’albergo di proprietà della famiglia dell’allora sindaco e di contratti di consulenza con il fratello. Tuttavia anche il secondo grado di giudizio confermò la decisione, nel febbraio scorso.

Adesso, sono infine trascorsi i termini per un eventuale ricorso in Cassazione, e dunque l’innocenza di Giosi Ferrandino e Silvano Arcamone è definitivamente passata in giudicato, con una serie di motivazioni – rese note nei giorni scorsi e debitamente illustrate su queste colonne – che smontano anche nel merito l’intero impianto accusatorio. Un responso che dovrebbe avere il suo peso nel processo d’appello “modenese”, e gli avvocati non mancheranno di rimarcare lo stridente contrasto tra la doppia assoluzione napoletana e le accuse ancora in piedi in Emilia Romagna, in quanto “non può esserci corruttore senza corrotto”, infatti Casari fu condannato a quattro anni e due mesi per corruzione, per gli stessi fatti per i quali Ferrandino è stato assolto in via definitiva. Ieri i giudici, dopo la relazione con la lettura della sentenza di primo grado, hanno aggiornato il processo al 24 settembre, giorno in cui potrebbero svolgersi la requisitoria e le discussioni finali, e forse anche la lettura del dispositivo.

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