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Chiuse le indagini, ecco gli addebiti mossi a Vanni Ferrandino e Antonello D’Abundo

ISCHIA. C’è una svolta importante e significativa in un’inchiesta tra le più significative degli ultimi anni sulla nostra isola e sulla quale si sono puntati anche i riflettori dei media extra isolani. E cioè arrivata all’avviso di conclusione delle indagini preliminari la vicenda che vede coinvolti Vanni Ferrandino, Antonello D’Abundo e l’imprenditore foriano Ciro Castiglione. La storia, per rinfrescare la memoria ai lettori meno attenti, afferisce i controlli che vennero effettuati presso una delle strutture ricettive della Casthotels relativamente agli scarichi fognari e che avrebbero visto i primi due indagati godere di una serie di favori in cambio di soffiate circa lo svolgimento dei controlli stessi. Le novità sostanziali sono un paio: la prima è che entra nel registro degli indagati lo stesso Castiglione, fin qui parte lesa, la seconda è che però al netto dei provvedimenti della Corte di Cassazione anche le accuse rivolte a Ferrandino e D’Abundo sono decisamente pesanti, al punto tale che il codice prevede condanne nient’affatto irrilevanti.

COSI’ SI E’ CONSUMATA L’INDUZIONE INDEBITA

Gli indagati sono accusati tutti del reato di induzione indebita a dare o promettere utilità, perché “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, Ferrandino Giovangiuseppe in qualità di pubblico ufficiale e, in particolare, di sottufficiale dell’ufficio circondariale marittimo Guardia Costiera di Ischia, in concorso e previo accordo con D’Abundo Antonello, quale intermediario tra il Ferrandino e Castiglione Ciro, abusando della qualità e dei poteri del Ferrandino il quale – nell’ambito dei suoi compiti istituzionali, comandato dall’ufficio di appartenenza su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli attuava, presso la struttura alberghiera Hotel Terme Tramonto d’Oro, ubicata in Forio d’Ischia e gestita dalla Cast Hotel srl di cui Castiglione Ciro era amministratore delegato, dal 12 aprile 2014 all’11 giugno 2014, una serie di controlli al fine di verificare la regolarità dei rifiuti e dei reflui da parte della suddetta struttura alberghiera, all’esito dei quali veniva disposto il duplice sequestro preventivo della struttura alberghiera su indicata per violazione in materia ambientale, rappresentando, direttamente e per il tramite del D’Abundo, al Castiglione che corrispondendo al Ferrandino le utilità di seguito indicate non sarebbero derivate ulteriori conseguenze pregiudizievoli a carico di quest’ultimo dagli ulteriori controlli che sarebbero stati posti in essere, successivamente alle date sopra indicate, dallo stesso Ferrandino nei confronti  della struttura alberghiera ovvero delle altre strutture alberghiere gestite dalla Cast Hotel srl, inducevano Castiglione Ciro a dare indebitamente al Ferrandino un’utilità, rappresentata dal soggiorno alberghiero dapprima dal 23 giugno 2014 al 6 luglio 2014 (per un costo di euro 3.062) e successivamente dal 21 giugno 2015 al 5 luglio 2015 (per un costo di euro 3.179) presso il Valentino Grand Hotel Village sito in Marina di Castellaneta, di cui usufruiva Ferrandino Giovan Giuseppe unitamente al proprio nucleo familiare, per un importo complessivo di euro 6.241, pagato dal Castiglione”. Un passaggio quest’ultimo che lascia intendere come secondo l’accusa anche l’albergatore debba essere iscritto nel registro degli indagati, avendo col suo atteggiamento ricavato in ogni caso dei vantaggi.

D’ABUNDO E IL MILLANTATO CREDITO

Ma dicevamo delle accuse indirizzate invece ai due indagati della “prima ora”, Vanni Ferrandino e Antonello D’Abundo. Proprio al D’Abundo, in particolare, viene contestato il reato previsto e punito dall’art. 346 del codice penale ossia millantato credito perché per l’appunto “millantando credito presso personale di polizia giudiziaria, non meglio specificato, che nel mese di ottobre avrebbe dovuto effettuare controlli presso le strutture alberghiere di cui Castiglione Ciro era amministratore ed in particolare in occasione del controllo che si sarebbe realizzato, secondo quanto riferito da D’Abundo Antonello a Castiglione Ciro, in data 28 ottobre 2015 presso la struttura Hotel Tramonto d’Oro (controllo che in realtà non avrebbe mai avuto luogo perché non programmato, né delegato) si faceva promettere per conto del predetto personale di polizia giudiziaria un televisore marca Samsung di 50 pollici che nella realtà era destinato alla propria persona piuttosto che a terzi”. Un reato, questo, che si sarebbe consumato fino a tutto il 28 ottobre 2015.

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FERRANDINO-D’ABUNDO E LA RIVELAZIONE DI SEGRETI D’UFFICIO

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Ma non è tutto, perché nell’avviso di conclusione indagini a carico di Vanni Ferrandino e Antonello D’Abundo si ipotizza anche il reato previsto e punito dall’art. 326 del codice penale, ovviamente in concorso, e cioè quello di rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. Si legge infatti che entrambi gli indagati “in concorso e previo accordo tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi: Ferrandino Giovangiuseppe, in qualità di pubblico ufficiale e, in particolare, di sottufficiale dell’ufficio circondariale marittimo Guardia Costiera di Ischia, il quale nell’ambito dei suoi compiti istituzionali, comandato dall’ufficio di appartenenza, su delega della Procura della Repubblica di Napoli, di effettuare, presso la struttura alberghiera Hotel Tramonto d’oro, ubicato a Forio d’Ischia e gestita dalla Cast Hotel srl negli anni 2014 e 2015, e di cui Castiglione Ciro era amministratore delegato per l’anno 2014, una serie di controlli al fine di verificare la regolarità dello smaltimento dei rifiuti e dei reflui da parte della suddetta struttura alberghiera; D’Abundo Antonello, quale intermediario tra il Ferrandino e il Castiglione, rappresentando, direttamente e per il tramite del Ferrandino, al Castiglione l’effettuazione dei controlli delegati dall’ufficio di Procura di Napoli nell’ambito del procedimento penale violando i doveri inerenti la funzione del Ferrandino; rivelavano natura, tempi e modalità concernenti alcuni dei controlli da espletarsi nell’ambito del procedimento penale testé indicato, nonché, in particolare, rivelavano il controllo che sarebbe avvenuto in data successiva al 9 dicembre 2015 così come disposto dalla Procura della Repubblica di Napoli nell’ambito del procedimento penale a firma del sostituto procuratore dottor Luigi Cannavale e relativo in particolare alle strutture alberghiere Tramonto d’Oro e Punta del Sole”. Fatti, questi, commessi proprio fino al mese di dicembre 2015.

20 GIORNI PER PRESENTARE MEMORIE, POI LA DECISIONE

Fin qui dunque le accuse ai protagonisti di un romanzo che potrebbe avere ancora molti capitoli da “leggere”. La prassi, in casi del genere, prevede che ciascuno degli indagati ha facoltà, entro il termine di venti giorni dalla notifica del presente atto, di presentare memorie, produrre documenti, depositare documentazione relativa ad investigazioni del difensore, chiedere al pubblico ministero il compimenti di atti di indagine, nonché di presentarsi per rilasciare dichiarazioni ovvero chiedere di essere sottoposti a interrogatorio. Insomma, se l’annullamento delle ordinanze di custodia cautelare aveva fatto cantare vittoria, l’avviso di chiusura indagini, analizzato nella sua completezza, non è poi un quadro così allegro. Vedremo (e seguiremo) i prossimi sviluppi, capendo in primis se si arriverà al rinvio a giudizio che potrebbe aprire la “porta” ad un lungo e complesso processo.

Gaetano Ferrandino

 

 

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