CRONACAPRIMO PIANO

«Ciao Michele, amico per l’eternità: ci vediamo dopo»

La toccante lettera dei compagni di scuola a Michele Monti, vittima della tragedia del Celario: “La speranza è l’ultima a morire, ma sotto quel fango vi è rimasta soffocata anche la nostra”

“E ti penso perché nella gola

mi è rimasto il gusto delle tue risate”

Non imparerò mai ad affrontare questi lutti, non è umanamente possibile. Dopo un anno, una nuova ferita. Resta grande l’interrogativo sul perché di tanto dolore innocente; continuo a non avere risposte.

Ci siamo conosciuti circa tre mesi fa, subito abbiamo stretto amicizia, mi hai accolto nel gruppo classe in modo caloroso.

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Avrò sempre un ricordo speciale di te: sei stato uno dei pochi che riusciva a farmi ridere nel periodo di cambiamento più radicale della mia adolescenza, il recente cambio di scuola.

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Un angelo incontrato lungo il tortuoso cammino della vita, ti voglio ricordare così.

All’insensibile “la vita continua”, mi piace dire:- Continuiamo a vivere, tu da lassù, noi da questa Isola, una bella signora ma anziana e malata.

Ti voglio e vorrò sempre bene, Mike!

«Caro Michele,

caro compagno di classe,

caro amico per l’eternità,

mai è stato così difficile trovare le parole giuste, ma con il cuore a brandelli, come tua classe, volevamo dare concretezza ai tanti pensieri che ci affollano la mente dalla mattina di quell’ultimo sabato di novembre.

Sono pensieri fatti di ricordi nostalgici, di scherzi e risa, di svago e divertimento, di aeroplani di carta fatti volare durante le ore di sostituzione, di miscela al 3% per la tua Vespa Hp verde, di note disciplinari prese e poi contestate ai prof, di caffè e cornetti consumati al bar della nostra scuola, di TikTok fuori tempo, di conti alla rovescia per la fine delle lezioni, di interrogazioni e compiti fatti con l’orgoglio di chi neanche il giorno prima aveva aperto libro ma anche di sufficienze conquistate, di “buongiorno” carichi al mattino, di strette di mano, di batti cinque, di scuzzetti dispettosi, di esultanze in palestra, di abbracci e baci alle tue “girls”.

Sono pensieri fatti anche di speranza, sì, di “speriamo bene” scritti nelle nostre chat fino all’ultimo, di messaggi scritti in privato, a te, che confidavano in una risposta, poi, mai arrivata, di telefonate, di telegiornali, di notizie, prima, date per certe e, dopo, smentite. La speranza, l’unica a darci forza nell’angosciante attesa di una risposta, era quella di poterti riabbracciare forte e dire:- È stato solo un brutto sogno, Mike.

Spes ultima dea, la speranza è l’ultima a morire, ma sotto quel fango vi è rimasta soffocata anche la nostra.

Abbiamo sperimentato rifiuto e negazione: non accettiamo, non realizziamo, queste bare ai piedi dell’altare, la tua bara bianca.

Non le accettiamo, così come non accetteremo il banco che hai lasciato vuoto.

Non accetteremo di salire le scale che portano alla nostra aula sapendo di non trovarti, non lo faremo, perché con te è andata via una una parte di noi.

Non accettiamo le lacrime che ci rigano il volto, come i pianti e i singhiozzi trattenuti nella riservatezza delle nostre camerette.

Ti ricorderemo, nel vero senso della parola: ti ripoteremo al nostro cuore.

Ti ricorderemo con il tuo inglese, con le tue parole, con il tuo “è trap”, con il tuo “yessir”, con il tuo “of course”, che da oggi faremo ancora di più nostri.

Mike, con te sale al Cielo, l’anima della nostra classe, colui che ci tirava su di morale, colui che se vedeva per un attimo uno di noi in disparte, subito si premurava di chiedergli se andasse tutto bene.

Ci lasci, non per colpa tua, orfani di te, orfani del tuo sorriso, del tuo essere immensamente affettuoso e casinista.

Anche per te studieremo, sosterremo compiti e interrogazioni, faremo casino, proprio come tu sapevi ben fare, ci divertiremo e, forse, continueremo a piangere. Riconfermeremo come verità il nome della nostra chat di gruppo “cerchio d’amore”, sarà proprio così.

Faremo di tutto per una nuova Casamicciola, per un’Ischia più bella e più sicura.

Lo faremo per te. Lo faremo con te.

Perché se da un lato la fede, come balsamo che consola, ci fa dirti “A Dio”, dall’altro la nostra giovane età ci spinge a salutarti con amichevole “A dopo”, perché questa catastrofe non metterà di certo un punto fermo al rapporto che abbiamo con te, ma solo dei puntini sospensivi, quasi si trattasse di un passaggio ad una nuova maniera, che nonostante tutto non avremmo mai preferito. Ci vedremo dopo, dopo questa vita vissuta anche per te, dopo successi e fallimenti.

Ne siamo certi: non è finita così.

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