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CRONACA

Codice rosso per lo storico Ponte Aragonese reale pericolo di crollo per l’arco della vecchia “corrente”

Un antico esempio di alta ingegneria marittima mal compreso dai politicanti del maggiore comune isolano – incompetenza e superficialità alla base dei molti errori tecnici

Questa volta l’allarme per l’antico Ponte Aragonese, fatto costruire nel lontano 1441 oltre sei secoli fa da Re Alfonso I D’Aragona, è maledettamente serio. Non è che in precedenza, quando più volte ho denunciato lo stato di pericolo, stavo a scherzare. Ne parlavo in termini allarmistici ed invitavo le autorità preposte, Genio Civile Opere marittime e Comune d’Ischia ad intervenire senza indugiare. Oggi la situazione del Ponte Aragonese, oltre che tragica, per i gravissimi danni patiti dalla furia dell’ultima tempesta dei giorni scorsi di questo dicembre che sta andando via, è serissima, da codice rosso. L’ampia voragine che si è creata nel tratto di strada in salita davanti all’ingresso del Castello mette paura.

Lo storico arco della cosiddetta “Corrente” per i danni subiti nel tempo fino all’ ultima recente spaventosa mareggiata abbattutasi sul litorale dell’intero Centro Storico di Ischia Ponte e non solo, può crollare da un momento all’altro. Le basi d’appoggio a mare a scivolo, sono pressoché, se non distrutte del tutto, poco ci manca. In sostanza non reggono più come dovrebbero. La curvatura nella parte terminale verso il mare, è in buona parte scalcinata e quasi depietrificata . La volta dell’arco presenta in più parti evidenti lesioni e le piastre di ferro per l’incatenamento della struttura non sono più una garanzia per il tenimento dell’arco al limite della sua staticità. Per farla breve, al vecchio ponte della “Corrente” mancano tutti i presupposti per lo stato di sicurezza per il quale rimanere tranquilli. Per tanto, prima che ci scappi il morto o i morti, è urgente correre ai ripari, in primis con una immediata verifica dello stato dei luoghi in generale e dell’ arco della “Corrente” in particolare. Una perizia scrupolosa può portare alla interdizione del tratto di ponte più pericoloso. Ossia quello che gravita sull’ arco della “Corrente”, dove spesso turisti ed ischitani sostano seduti sui mal tenuti parapetti di pietra consumata, al tiepido sole primaverile ed al fresco delle belle serate estive, affettuosamente e simbolicamente intestati allo scomparso e popolare Sparaspilli che con gli amici amava servirsene.

Infatti il luogo in questione è etichettato con un’apposita mattonella incastonata a muro con la significativa scritta “Seduta Sparaspilli”. Inoltre appare prioritario da affrontare il problema del continuo transito dei veicoli leggeri e pesanti (motorini, macchine e minibus) con “licenza” o senza di passare a tutte le ore. Lo stato di pericolo impone un fermo con una soluzione alternativa: la costruzione provvisoria di un ponte di legno al di sopra della “Corrente” per alleggerire lo stesso di qualsiasi “corpo” pesante. Non facciamo che con lo scaricabarile delle competenze si verifichi, sia pur in piccolo, ciò che è accaduto col Ponte Morandi a Genova. A fronte di tutto quanto, fa male al cuore vedere il secolare Ponte Aragonese ridotto a pezzo d’architettura marittima fatiscente e pericoloso per la pubblica incolumità. A questo punto, il diavolo va preso per le corna per capire in che modo si può intervenire su di uno scempio lasciato tale da molto tempo fino all’estrema conseguenza. Due anni fa, tanto per non andare troppo all’indietro nel tempo, e lo scorso anno, il Ponte che congiunge l’antico Borgo di Celsa al monumentale Castello di Gerone, era nelle identiche condizioni di abbandono di oggi, con buona parte del suo frontespizio che guarda a Cartaromana, privo dei suoi storici basoli di facciata del classico piperno, con le scalette che portano giù agli scogli, sui due lati in piedi, alla peggio maniera e non sicure per l’uso pubblico (quella del lato di Cartaromana è distrutta e quindi impraticabile), con i parapetti in tutta la loro lunghezza ricoperti dalla filiera di basoli gonfiati e disincastrati per la mutazione delle condizioni metereologiche delle stagioni, ed in fine con l’impianto di illuminazione prima arrugginito nella massima parte dei suoi elementi ed oggi rifatto, ma che ha scontentato tutti per il cattivo effetto. Insomma, un autentico disastro di manutenzione e conservazione di un patrimonio pubblico che la storia cataloga fra le strutture più importanti che l’isola d’Ischia nei secoli vanta. Oggi 29 gennaio, con la stagione invernale praticamente già iniziata, stiamo ancor una volta a rattristarci per un’altro anno fatto passare dove si è lasciato il Ponte aragonese nelle stesse condizioni di instabilità, di pericolo e di degrado degli anni precedenti. Ciò significa che lasciatoci alle spalle il 2019 senza nulla aver fatto, già da oggi che siamo ad un passo dal nuovo anno 2020 di fronte al quale, sarebbe un altro delitto rimanere ancora immobili e impotenti di fronte al grande problema che si denuncia. A questo punto, agire subito è quello che serve . Il Ponte Aragonese, per l’Amministrazione Comunale in carica, diventa per le ragioni di cui sopra, la massima priorità da seguire. L’asciare quella storica struttura anche per la prossima stagione turistica nelle medesime condizioni di abbandono, così come è stato fin’ora, è da incoscienti. Non servirà intervenire per rattoppare solo gli ultimi danni subiti allo scopo solo di fronteggiare l’emergenza con la inutile politica della “pezza posticcia” o della sistemazione solo di quelle parti del Ponte che la tempesta dei giorni scorsi ha frantumato .

Chi ha la responsabilità tecnica ed amministrativa dello stato dei luoghi in questione si faccia avanti. Il Genio Civile alle Opere Marittime e l’Amministrazione Comunale di Ischia abbiano la forza, il coraggio e la volontà politica di esercitare il proprio ruolo di esecutori dei servizi cui sono preposti, per non venir meno ai compiti con cui rispondere alla cittadinanza. Il Ponte Aragonese, per la sua storia e la sua funzione pubblica, vive il periodo più buio della sua lunghissima esistenza. Costruito oltre sei secoli fa nel 1441 con cinque archi o “correnti”, poi ridotti a tre ed in fine ad uno, ha subito negli anni il flagello del mare in tempesta e la furia dei venti riportando danni consistenti. Notevoli furono quelli del novembre del 1966, ancora quelli 1978 ed altri negli anni successivi, sia pure di minore entità e il penultimo dell’ottobre dello scorso ano 2018. Quello ultimo del dicembre del 2019 rimane uno dei più forti. Da qualche anno a questa parte, si va avanti con tutt’altra politica, caratterizzata dalla staticità delle idee e dal fermo delle operazioni che in termini di critica severa si chiama immobilismo. Guai se per quel che è accaduto giorni fa si temporeggerà amcora dal molmentoi che siamo già oltrte il limite. Indubbiamente le maggiori responsabilità sono del Genio Civile alle Opere Marittime, mentre il Comune dal canto suo può giustificarsi dimostrando di aver fatto le segnalazioni del caso all’Ente preposto. Ma non basta per Enzo Ferrandino e la sua Giunta tirarsi fuori da responsabilità precise, affermando che il Comune, nello specifico caso, non è l’Ente competente. In questa sconcertante situazione, seguire la comoda strada dello scaricabarile per sottrarsi ai propri doveri, è l’atteggiamento meno consigliabile. Il Ponte Aragoneser ha bisogno di lavori di ristrutturazione importanti, a cominciare dal potenziamento delle scogliere a protezione sottostanti. Si faccia presto. E’ ciò che chiedono i cittadini comprensibilmente arrabbiati. E il sottoscritto con loro.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano antonioubrano1941@gmail.com

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