CRONACA

Emergenza lavoro in Campania, a rischio oltre 320.000 posti

Severino Nappi, presidente del movimento civico Il Nostro Posto, lancia l’allarme: in base ai dati attuali, le conseguenze della pandemia di COVID-19 potrebbero spazzare via oltre il 15% dei posti di lavoro nella regione

Una vera e propria emorragia di posti di lavoro, una reazione a catena che potrebbe innescare conseguenze drammatiche per le aziende e le famiglie campane: non esita a parlare di possibile ‘mattanza’ Severino Nappi, presidente del movimento civico Il Nostro Posto e ordinario di Diritto del lavoro, che non solo richiama l’attenzione su studi e cifre che restituiscono uno scenario preoccupante, ma mette sul piatto un’analisi che denuncia il rischio per la Campania di un impatto economico della pandemia in grado di assumere i contorni di una vera e propria emergenza. “Le previsioni – spiega Nappi – ci mostrano una situazione che non può e non deve essere sottovalutata, specialmente da parte delle istituzioni regionali e nazionali: se anche la riduzione del Pil del 2020 restasse contenuta all’8%, come ipotizzato dal Governo nel Def approvato dal Consiglio dei Ministri del 24 aprile, la perdita potenziale di occupanti in Campania rischia di essere pari ad oltre 327.000 posti di lavoro. Il dato – continua Nappi – appare ancora più allarmante se si tiene conto del già ridotto numero degli occupati ante-covid nella regione. I dati del 2019 indicano una forza lavoro attiva nella nostra regione – pur aggiungendo ai numeri certificati dall’Istat quelli di stima dell’occupazione irregolare – che si aggira attorno ai 2.060.000 posti di lavoro (fonti Istat/Srm,). Di questi sono a rischio quasi il 16%, come emerge dall’analisi scientifica del rapporto tra andamento del Pil e tassi di occupazione negli ultimi 5 anni”.

Questo, purtroppo, non si pone neppure come lo scenario peggiore: secondo le analisi della Commissione Europea, la perdita del Pil del 2020 potrebbe sfiorare il 10% provocando conseguenze ancora più gravi. “Le cose non vanno meglio – avverte Nappi – neppure se si guarda al quadro complessivo nazionale, dove nel 2020 rischiamo di avere 21.106.000 occupati, contro i 25.499.700 del 2019, con una riduzione corrispondente a 4.393.700 posti di lavoro” (dati calcolati in Ula – Unità di Lavoro Standard – corrispondenti a un contratto di lavoro a orario pieno e sulla base dei dati della Contabilità nazionale elaborati su base annuale dall’Istat). Nappi sottolinea anche come “a pagare il prezzo più alto saranno gli occupati a tempo determinato, sotto forma di mancati rinnovi e di contrazione della durata dei rapporti, oltre naturalmente ai precari che, in assenza di interventi strutturali sull’economia, rischiano addirittura di uscire persino dal mondo del lavoro irregolare. I settori più colpiti sono il terziario e i servizi, a partire dalla filiera dell’accoglienza che peraltro in Campania rappresenta da sola oltre il 15% dell’intero fatturato regionale lavorativo (rispetto al 12% nazionale). Uno scenario come questo non si può certo affrontare con micro interventi assistenziali a pioggia, destinati a durare giusto qualche settimana, come immagina Vincenzo De Luca. La strada da percorrere deve essere un’altra: è necessario mettere in campo, fin da subito, misure di sistema organizzate in base alle diverse filiere produttive della nostra regione. Turismo, edilizia, trasporti, servizi e terziario, devono avere la priorità! Per ciascuno di questi settori va strutturata una proposta strategica e mirata, costruita insieme agli attori produttivi e coinvolgendo anche il livello nazionale. La partita si gioca ora, anticipando i tempi e puntando anche sulla nuova programmazione europea (12 mld di euro), senza pensare a pannicelli caldi che guardano solo alle elezioni e non al futuro della Campania” conclude.

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