POLITICAPRIMO PIANO

Enzo Ferrandino: «I conti sono a posto ma a Comune e aziende manca liquidità»

Il bilancio prossimo argomento da dibattere, a breve, in consiglio comunale. Ma il sindaco d’Ischia si sofferma anche sulle sofferenze di molte attività ischitane, sulle preoccupazioni per un autunno di “stenti”: e poi guarda già alle prossime amministrative…

E’ arrivata puntale la diffida del Prefetto ai Comuni isolani per la mancata approvazione del bilancio. Una nota che già abitualmente viene indirizzata agli enti locali, ma che quest’anno in tempo di Covid-19 era scontata dal momento che un po’ tutti hanno altre cose alle quali pensare e prestare priorità. Si dice che la matematica non sia un’opinione, ma da anni a Ischia questo non vale quando si parla di conti. Ma qual è l’effettivo stato di salute delle casse comunali?

«Lo stato di salute è buono se si considerano le dinamiche che si innestano nella finanza pubblica e poi di riflesso sul territorio. La finanza locale finisce d’altronde sempre con l’essere condizionata da quello che accade nel contesto sociale, mi pare ovvio. Diciamo subito che il rendiconto 2019 chiude con un avanzo di amministrazione, significa che nell’ambito della gestione quelle che erano le entrate di competenza sono risultate maggiori rispetto alle uscite che si sono riscontrate. Però dobbiamo dire che da oltre dieci anni il Comune di Ischia soffre di una crisi di liquidità, riconnessa alla difficoltà di incassare una serie di crediti da contribuenti presenti sul territorio. Difficoltà riconducibili alla crisi di determinate aziende ma anche alle procedure per il recupero di particolari crediti, con tempi che spesso si allungano. L’ultima legge Milleproroghe ha visto il legislatore prevedere che all’interno del bilancio venga creato un fondo di svalutazione crediti seguendo criteri molto severi. Ma questo viene comunque incontro agli enti locali».

In che senso?

«I Comuni possono recuperare lo sbilancio che si viene a generare in quindici esercizi e noi a Ischia in maniera molto responsabile abbiamo deciso di seguire questa prassi di finanza pubblica, dotando il bilancio di un fondo crediti in grado di “sterilizzare” gli eventuali pericoli derivanti da un eventuale mancato incasso dei crediti che vantiamo. E qui parliamo di circa trentacinque milioni di euro».

Che non sono pochi.

«Certo, è ovvio. Ma con questa manovra creeremo un fondo che arriverà a 32 milioni, annullando i pericoli di eventuali default per il nostro ente, attuando una politica per i prossimi quindici anni (partendo dal 2021) attenta nell’ambito di quelle che sono le gestioni dei costi della spesa comunale».

Domanda diretta e brutale. Quanto è vero che se oggi il Comune recuperasse da alcune attività i crediti vantati, le stesse rischierebbero di dichiarare fallimento? E mi riferisco anche a tante attività ricettive, giusto per essere chiari ed espliciti.

«Non so se rischierebbero il default, ma molte attività produttive si trovano in una situazione di carenza di liquidità. Ma noi non rimaniamo con le braccia incrociate, tanto è vero che nel corso dell’anno 2019 abbiamo dato incarico ad una società specializzata nella riscossione, che sta procedendo a svolgere la propria attività. Anche perché a causa di difficoltà nell’esecuzione, era difficile recuperare queste somme direttamente tramite la Genesis. Così ci siamo visti costretti a guardare all’esterno incaricando un soggetto privato».

Ma come ci si muove in casi del genere, quando si ha la consapevolezza che si va a trattare con un ferito grave?

«Si va a trattare con feriti gravi e ne siamo consapevoli, ma abbiamo anche normative stringenti che certo non ci consentono di praticare criteri di discrezionalità rispetto alle procedure da portare avanti. In questo cerchiamo di rispettare le leggi».

Adesso si voterà il bilancio relativo al 2019, ma appare chiaro che il prossimo anno – quando bisognerà fare i conti col rendiconto 2020 – a causa dei mancati gettiti e incassi senza l’aiuto del Governo centrale ci sarà poco da stare allegri. A Ischia come nel resto d’Italia…

«C’è una peculiarità per gli enti locali che governano territori che hanno una forte vocazione turistica, che hanno una voce significativa nel quadro delle entrate. Oggi scopriamo che i flussi turistici sono fortemente condizionati al ribasso a causa di questa emergenza sanitaria e dunque i Comuni stanno avendo una drastica riduzione delle entrate. Non c’è dubbio, serviranno misure straordinarie soprattutto per questi enti ma il fenomeno è ormai mondiale. La verità è che le vere emergenze sono rappresentate in primo luogo dai lavoratori stagionali che ancora oggi non sono tutti rientrati in servizio, e questo è un dato oggettivamente preoccupante. E poi ci sono gli stessi enti locali, che si trovano in difficoltà nel far fronte all’erogazione dei servizi pubblici rispetto a mancati incassi. Posso fare un esempio?».

Prego.

«Siamo arrivati a luglio, non abbiamo ancora incassato un solo euro di Tari ma intanto alle spalle abbiamo già sette mesi di servizio dove il Comune ogni mese puntualmente ha pagato il servizio alla società che lo svolge».

Ritieni ancora giusta la scelta di erogare un contributo non ai lavoratori ma alle aziende in termini di credito di imposta per ogni dipendente assunto?

«Sì, perché gli eventuali contributi che potevamo mettere a disposizione dei lavoratori erano irrisori, avrebbero consentito loro al massimo di andare un paio di volte in qualche supermercato e nulla più. Il credito di imposta riconosciuto alle aziende, invece, potenzialmente può far scattare (e in certi casi questo è successo) quel volano positivo che genera opportunità di occupazione e quindi maggiore ricchezza e disponibilità economica per i lavoratori oltre all’eventuale accesso a un sussidio come la Naspi. E poi bisogna pur considerare che non a caso si parlava di credito d’imposta e non di fondi disponibili: con onestà intellettuale bisogna riconoscere che fondi non ce ne sono, il Comune avrebbe dunque avuto anche difficoltà nell’elargizione».

Due parole sull’acqua arrivata nella zona di Campagnano alta e magari anche sull’accusa che il sindaco non la volesse.

«Questa è una “leggenda”. L’acqua nella parte alta di Campagnano è un impegno che come amministrazione avevamo assunto in campagna elettorale. In maniera collegiale nel 2018 abbiamo varato una delibera di giunta che ha innescato la procedura amministrativa che ha portato a far finalmente nei giorni scorsi zampillare l’acqua in una delle aree più belle del territorio e maggiormente legate alla tradizione contadina».

Parlare di elezioni amministrative a Ischia può apparire un paradosso visto che a breve si voterà a Lacco Ameno, Procida e per le regionali. Insomma, parliamo di un appuntamento lontano ma non troppo e allora ti chiedo di provare a ipotizzare possibili scenari di qui a meno di un paio d’anni.

«Gli scenari si legano alle forze politiche che oggi sono presenti sullo scacchiere e portano avanti le proprie attività politiche. Dobbiamo registrare che la maggioranza oggi ha come fondamenta una coalizione eterogenea ed omogenea negli intendimenti, che obiettivi e priorità fissati. Con una squadra del genere a disposizione credo che in ottica prospettica non ci saranno particolari problemi per poter essere competitivi nel 2022».

Te l’ho già chiesto un paio di mesi orsono ma la questione resta tremendamente seria. Come la mettiamo sull’isola a partire dall’autunno, quando per molti lavoratori (stagionali in primis) si prevedono tempi bui?

«Serviranno ausilio e sostegno del governo centrale che dovrà mettere risorse a disposizione. E’ un fatto basilare per superare quel momento di difficoltà che purtroppo inevitabilmente ci ritroveremo a dover affrontare. Le voci che arrivano dalla comunità europea almeno incoraggiano sotto questo punto di vista, perché pare abbia assunto la consapevolezza de momento di grave difficoltà che si sta vivendo. Con piacere riscontro che si stanno interpretando politiche che sono consequenziali a tale consapevolezza. I fondi ci sono, lo Stato dovrà avere la capacità di spenderli in maniera produttiva ed efficiente rispetto alle esigenze che la gente manifesta».

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