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Enzo non sente il rumore dei nemici: «Sono come la formichina sorda»

Le recenti punzecchiature non sembrano scalfire il sindaco d’Ischia, che in questa lunga intervista a Il Golfo risponde con un pizzico di ironia ribadendo che quello attuale non è il tempo della polemica

Partiamo dalla tua provocazione di voler consegnare la fascia al Prefetto in caso di mancanza di risposte da parte del Governo centrale. C’è chi l’ha considerata una dimostrazione di debolezza.

«La fascia al Prefetto? Se c’è una cosa che non so fare è scappare. La connotazione di provocazione rispetto alla mia iniziativa era chiara ed evidente. Rispetto alle polemiche non ho cambiato idea: viviamo un momento di particolare difficoltà che richiede altro piuttosto che polemizzare»

«Chi mi conosce sa che caratterialmente sono fatto in una certa maniera e come affronto i momenti di difficoltà. Se c’è una cosa che non so fare rispetto ai problemi è scappare. Insomma, la connotazione di provocazione rispetto alla mia iniziativa era chiara ed evidente. Rispetto alle polemiche non ho cambiato idea: viviamo un momento di particolare difficoltà che richiede altro piuttosto che polemizzare. Sai cosa mi viene in mente?».

Cosa?

«La favoletta di quel gruppo di formiche che sono state chiamate a scavare una montagna molto ripida e dei tanti sostenitori che – osservando – giudicavano l’attività di queste formiche e le ritenevano inadatte a scavare quella montagna. Alla fine una sola formichina riuscì ad arrivare sulla cima della montagna e si scoprì poi che era sorda. Ecco, io in questo momento mi sento una formichina sorda».

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L’impressione, a meno che non accada qualcosa dietro le quinte e noi non ce ne accorgiamo, è che sull’isola manchino idee e proposte per creare una strategia univoca e condivisa per provare a salvare il salvabile. Ha ragione chi sottolinea questo aspetto?

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«Oggi ci si sta muovendo in relazione a quello che è un quadro peraltro non ancora definito. Giova ricordare che fino a qualche sera fa non si conosceva quale poteva essere l’evolversi della situazione da adesso a un mese. Abbiamo scoperto che non ci sarà possibilità di ripartenza per il turismo se non dopo l’1 giugno e comunque la stessa è condizionata alle dinamiche della curva di contagio che andrà a generarsi nel nostro paese».

«Idee e proposte? Ci sono troppe variabili non definite, possiamo fare anche esercizio dialettico su quello che è il sesso degli angeli. Ma a fronte di amministrazioni che oggi cercano di affrontare problemi seri e nuovi (e assumono decisioni con un forte senso di responsabilità), chi frettolosamente esprime dei giudizi potrebbe tranquillamente tacere»

Qualcuno obietta che però precauzionalmente si potrebbe iniziare a studiare qualche iniziativa…

«Non abbiamo ancora chiuso la Fase 1, è bene sottolineare che noi abbiamo ancora una emergenza che man mano sta assumendo i connotati della perimetrazione definita: mi riferisco alla questione Villa Mercede, che potenzialmente poteva avere un effetto deflagrante sull’isola anche se pare che ormai sia circoscritta, il che ci solleva non poco. Per quanto riguarda l’aspetto legato al rilancio economico, molto è legato a quelle che sono le dinamiche che deve innescare il Governo centrale, che deve venire a sostegno dei Comuni (le cui finanze saranno colpite da un abbattimento notevole delle entrate) ma anche dei lavoratori stagionali che ad oggi non hanno avuto risposta compiuta di fronte alle proprie esigenze di sopravvivenza. Bisogna sostenere l’economia reali delle aziende che ancora aspettano risposte in relazione al futuro. Ancora, va detto che non conosciamo le prescrizioni sanitarie che saranno dettate al comparto turistico per svolgere l’attività. Ci sono troppe variabili non definite, quindi possiamo fare anche esercizio dialettico e confrontarci teoricamente su quello che è il sesso degli angeli. Ma, consentitemi, a fronte di amministrazioni che oggi cercano di affrontare problemi seri e nuovi (e assumono decisioni con un forte senso di responsabilità), chi frettolosamente esprime dei giudizi potrebbe tranquillamente tacere».

Come finirà col riflettersi sul Comune di Ischia e sugli enti locali in genere lo stato di crisi che ormai è davanti agli occhi di tutti?

«Lo sforzo da fare è contenere il costo dei servizi che gestiamo. Con i vari funzionari della casa comunale stiamo facendo valutazioni in questa direzione, cercando di aderire ad istituti che lo Stato ha ipotizzato. Questo in modo da traslare alcuni costi del servizio in capo al Governo centrale».

Lo stato di calamità naturale è un’ipotesi che ti convince?

«Io penso che abbiamo un comparto come quello turistico che in Italia rappresenta il 15 per cento del PIL nazionale. Questo settore, inutile girarci intorno, è sotto sopra. Abbiamo capitali mondiali del turismo, come Venezia, che brancola nel buio e non sembra avere prospettiva economica. E’ chiaro che già siamo in una situazione di calamità naturale».

E quindi?

«Io chiedo di non abbandonarci in banalità, perché poi la gente dall’esterno ci guarda e ci giudica. La questione dello stato di calamità naturale e il collegamento con la dichiarazione per quanto riguarda il mondo agricolo e zootecnico deve far pensare: nel caso di specie aveva un senso perché c’è un fondo nazionale di solidarietà al quale si può attingere e c’è bisogno di una delibera della Regione Campania e quindi in tal caso De Luca è stato pronto a recepire le istanze pervenute dalle associazioni di categoria del mondo agricolo. Nel caso del turismo non c’è alcun fondo, non c’è una normativa che chiede di seguire questo iter: ecco perché parliamo di qualcosa di superfluo».

Rispetto all’ultima volta che ci siamo visti, sei sempre dell’idea che la stagione turistica sia definitivamente saltata o magari qualche spiraglio c’è ancora?

«Lo stato di calamità naturale? Evitiamo le banalità, è possibile per il settore agricolo e zootecnico che dispone di un fondo di solidarietà non a caso attivato dalla Regione Campania. Nel caso del turismo non c’è alcun fondo, non c’è una normativa che chiede di seguire questo iter: ecco perché parliamo di qualcosa di superfluo»

«Oggi dobbiamo lavorare per riuscire a portare avanti una porzione di stagione tale da garantire l’immissione di denaro nel nostro sistema turistico. Spero che una quota parte di stagione la si possa salvare, ma è chiaro che senza gli aiuti di Stato per i lavoratori stagionali e per l’economia reale e per i Comuni che reggono i territori dove c’è una forte vocazione turistica (e parlo per tutti gli enti locali italiani) noi saremo nei guai. Voglio essere ottimista e dare fiducia al governo affinché questi sostegni possano realmente innestarsi, anche alla luce delle ultime determinazioni a livello europeo dove comunque sono state previste delle forme di indebitamento garantite dalla Comunità Europea e dunque a condizioni facilitate per gli stati partecipanti. Insomma, l’Italia avrà l’opportunità di reperire risorse finanziarie per immetterla laddove occorre, garantendo sussistenza e superamento di questo momento di crisi che durerà fino a quando non sarà individuata una cura efficace rispetto all’infezione se non al vaccino che ci porterà ad abbandonare finalmente una serie di prassi legate a distanziamento e dispositivi di protezione individuale».

A prescindere da come si ripartirà, appare chiaro che andranno “ridisegnati” una serie di spazi. Paradossalmente questo potrebbe non giovare tanto ad Ischia, che pur essendo un’isola ha spazi decisamente “ingolfati”. Non credi?

«Sicuramente è così e faccio riferimento a luoghi che in particolare nei momenti di punta di massimo afflusso turistico hanno sempre lavorato con assembramenti, vivaddio aggiungo perché era sinonimo di “salute” e successo di un’attività economica. Abbiamo il problema degli arenili non certo sterminati ma anzi piuttosto compressi, così come nell’ambito della movida troviamo locali di piccole dimensioni che certamente risulteranno incompatibili con le limitazioni sanitarie che saranno poste in essere per garantire e tutelare la salute pubblica. Per questo urgono sostegni forti e concreti a queste attività, altrimenti molte di esse alla fine di questa emergenza non riapriranno più i battenti. E sarebbe un gran peccato. Ma voglio ancora nutrire speranza, vedo nel prossimo futuro l’opportunità di sostenere queste realtà: ripeto, spero che lo Stato possa (abbandonando meccanismi burocratici e tecnicismi che appartengono alla nostra cultura e devono essere abbandonati) fare il suo dovere. E poi…».

E poi?

«In un’ottica prospettica, e parlo di un arco temporale tra i dodici e i diciotto mesi, sogno l’opportunità di un rilancio e di una ricostruzione dell’economia italiana e ischitana. Questa tragedia, per tutti quanti noi, può anche trasformarsi in una opportunità, in una ripresa come quella vissuta immediatamente dopo il secondo dopo guerra. Dovremo essere bravi noi a essere validi e intelligenti interpreti, con una visione che non ci porti a commettere gli errori di un passato più o meno recente».

E nel frattempo ci toccherà sopravvivere, in un modo o nell’altro…

«Chiaramente tutto questo deve passare per la fase della sopravvivenza attuale»

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