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Frana la montagna, una nuova tragedia colpisce Casamicciola

Fango e detriti hanno travolto la zona alta del comune termale, che rivive l’incubo-alluvione a tredici anni di distanza dal dramma del 2009. Nel pomeriggio è stato recuperato il corpo di una donna

Un risveglio da incubo. Ieri mattina l’isola si è ritrovata annegata nell’ennesimo disastro idrogeologico. Il triste tam tam delle notizie è iniziato alle primissime ore del mattino, quando il buio avvolgeva le zone alte di Casamicciola: una pioggia intensissima, una quantità di acqua caduta in poche ore, circostanza che non accadeva da venti anni (125 mm in sei ore), ha provocato una frana le cui dimensioni sono state progressivamente intuite soltanto con il passare delle ore, in un convulso passaparola di frasi e immagini che viaggiavano sulle chat e sui dispositivi digitali. Il fiume di fango ha portato via decine di automobili che si sono ammassate nella zona portuale dell’Ancora, vicino al Pio Monte della Misericordia, quasi un tragico replay di quanto accadde 13 anni fa nello stesso punto, dove i detriti portarono via la vita della giovane Anna De Felice. Nel mare antistante, le auto galleggiavano, e persino due pullman turistici sono finiti sull’arenile, a indicare che il disastro stavolta se possibile era anche peggiore dei precedenti.

Per l’intera giornata i soccorsi hanno lavorato per cercare di raggiungere la zona più colpita

Che la situazione fosse drammatica, lo si era capito risalendo, come un lugubre filo di Arianna, il percorso tracciato dal fango: Piazza Bagni infatti appariva come un lago di detriti, e anche qui le auto trascinate apparivano accatastate l’una sull’altra, con l’hotel Manzi invaso dalla furia della melma riversatasi dalle zone alte del paese. Già, ma quanto alte? Nella ridda delle voci che si inseguivano, si è progressivamente affermata con forza quella che indicava nella zona del Celario e di Santa Barbara l’origine dell’immane frana. In pratica, al di sopra dello slargo detto anche del “Rarone”: è da lì che sono arrivate le immagini più terrificanti, i filmati che hanno poi iniziato a fare il giro di tutti i giornali e le televisioni nazionali. Una enorme ferita sul corpo del territorio casamicciolese, un pezzo di montagna, terreno, alberi e fango, staccatasi e riversatasi come una valanga che ha travolto ogni cosa sul suo percorso, comprese alcune abitazioni, fino al mare. Contemporaneamente, anche sulla Litoranea in corrispondenza dell’ex parcheggio Anas una parte del terrapieno interno è franato sulla carreggiata dell’importante arteria. Mentre le amministrazioni dei sei comuni isolani emettevano l’ordinanza che invitava la cittadinanza a rimanere per quanto possibile nelle proprie abitazioni, a metà mattina è iniziato il macabro balletto delle cifre: si ipotizzavano vittime, ma la mancanza di dati ufficiali spingeva i giornalisti a mantenersi sul dato relativo ai dispersi. Un uomo estratto dalla propria abitazione, interamente coperto di fango al punto da apparire simile a una statua, è subito diventato il simbolo mediatico di questo dramma collettivo che si è consolidato via social, con le reti televisivi nazionali che hanno costantemente seguito l’evolversi della vicenda, con l’immancabile dibattito sul ruolo dell’abusivismo nella tragedia che si stava dipanando.

Grottesco il balletto delle cifre relative alle persone coinvolte: in serata risultavano ancora almeno 11 i dispersi

L’interruzione della corrente elettrica in varie zone dell’isola, ma soprattutto l’impossibilità di mettersi in contatto telefonico con diverse abitazioni hanno subito alimentato un’atmosfera già carica di tensione e di panico. Intanto al Pronto Soccorso dell’ospedale Rizzoli era giunto un uomo ferito, fortunatamente recuperato dai soccorritori: verso sera i feriti soccorsi saliranno a quattro, il più grave dei quali trasportato al Cardarelli di Napoli. L’incertezza più totale riguardava i dispersi, fino al grottesco botta e risposta istituzionale, col ministro Matteo Salvini che ha dichiarato nel primo pomeriggio un bilancio di otto morti accertati, costringendo il Prefetto a una smentita. Nessun decesso era infatti ancora verificato, ma continuavano a mancare all’appello una decina di persone. Una coppia con un bambino è stata ritrovata sana e salva, facendo tirare un sospiro di sollievo, ma la richiesta di sacchi per cadaveri che le squadre dei soccorritori avevano rivolto al Pronto Soccorso non faceva presagire nulla di buono. E infatti a pomeriggio inoltrato è arrivata la prima tragica conferma: il corpo senza vita di una donna era stato estratto dalle macerie: il fango e la furia degli elementi avevano straziato la salma rendendo improba l’identificazione della vittima. Con le prime ombre della sera, e il meteo sempre inclemente, il lavoro dei soccorritori si è fatto ancora più difficile, e aumentava la confusione dei dati: alle 19.30, erano ancora almeno 11 le persone che risultavano disperse. Impossibile per i tanti giornalisti presenti, locali e nazionali, avere un computo preciso della situazione. Intanto gli altri Comuni avevano attivato le procedure per ospitare al meglio le persone costrette a sgomberare le proprie abitazioni nelle tante zone limitrofe a rischio di dissesto idrogeologico. A Lacco Ameno il sindaco Pascale ha ordinato lo sgombero immediato per altissimo rischio idrogeologico di tutte le abitazioni e i fabbricati a qualsiasi destinazione (abitativa, produttiva e di lavoro) nelle aree vicine al confine con Casamicciola, ma anche in altre zone a rischio del territorio lacchese. Molti albergatori hanno dato la propria disponibilità ad accogliere gli sfortunati concittadini. Al palasport di Forio venivano ospitate circa ottanta persone. In serata è arrivata una testimonianza della potenza devastante della frana: l’Osservatorio vesuviano ha comunicato che a partire dalle ore 4.00 del mattino fino alle ore 6.00, la rete sismica di Ischia dell’INGV aveva registrato un segnale associato agli eventi franosi che hanno interessato il territorio casamicciolese, con la fase più intensa tra le 5 e le 5.30. Al momento di andare in stampa, il balletto ambiguo delle cifre era ancora in corso, a conclusione di una giornata tragica come poche nella pur drammatica storia del tormentato territorio isolano.

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FOTO FRANCO TRANI

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