CULTURA & SOCIETA'

Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio, si manifesta al Mondo (Matteo 2, 1-12)

di Pasquale Baldino e i suoi Tralci

“Entrati nella casa, videro il Bambino con Maria sua Madre, si prostrarono e lo adoraro”. Lo adorarono, traduzione dal verbo greco “proskiunèo” che significa “adorare”. L’adorazione dei Magi, astrologi provenienti dall’oriente (punto cardinale donde nasce il Sole), prefigura l’adesione della cultura di ogni uomo (come quella dei poveri pastori) alla manifestazione di Gesù, vero Dio e vero Uomo. Come i Magi, estranei al popolo eletto, seguendo la stella per la quale “provarono una grandissima gioia”, arrivarono fino al Messia, così ogni uomo, dal più preparato al meno dotato può raggiungerlo e donargli con la sua vita: oro (simbolo di regalità), incenso (simbolo di santità, divinità), e mirra (simbolo di sofferenza, mortalità, come appunto prefigurazione della Passione di Gesù Cristo). Avevano chiesto a Erode: “Dov’è colui che è nato il re dei Giudei. Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo. All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme”. Allora Erode si informava per sapere ove fosse nato il Re Bambino divino per ammazzarlo. Avviene anche in questi ultimi tempi (di Satana), ove mai si assiste e si adora in questo primo Avvento alla nascita del Dio Bambino nella squallida povertà di una stalla (il secondo Avvento o Parusìa sarà nella gloria del Regno eterno di Gesù e Maria, annunciato a Fatima e realizzato dal 24.06.81 a Medjugorje), ma si assiste piuttosto alla pandemìa dello shopping, della vacanza, del weekend, dell’opulento consumismo capitalistico, ideologico.

Sono due i campi in cui è divisa la storia dell’uomo: la Bibbia li descrive attraverso i simboli universali della luce e delle tenebre, segni dell’antitesi tra bene e male. Il grande duello della storia attorno al Bimbo Gesù: da un lato l’amore (i magi), dall’altro la persecuzione, la fuga a causa dell’odio (Erode e Gerusalemme). Infatti a Betlemme, la città di Davide secondo la profezia di Michea (5,1,), si oppone l’ostilità di Gerusalemme, la città di Erode e della classe dirigente della nazione ; alla ricerca omicida di Erode, quella amorosa dei magi sapienti; alla paura succede la gioia (“al vedere la stella i magi provarono una grandissima gioia”). Alla notte si sovrappone la stella che illumina l’oscurità. “Tutti i sommi sacerdoti e gli scribi riuniti da Erode” sono i conoscitori per professione delle Sacre Scritture, incaricati ufficialmente della esposizione di esse al popolo, essi conoscono la verità, ma la avversano, la rifiutano, la silenziano. Come oggi. Dio accetta la libertà dell’uomo, il suo desideri o di “conoscere il bene e il male”, cioè di decidere in modo autonomo la morale, prescindendo dalla proposta del Progetto Creatore di Dio. La libertà dell’uomo è un dono altissimo, anche se rischioso d’Inferno , libertà che Dio rispetta. La stella è un glorioso segno messianico e l’Apocalisse chiama Cristo “radiosa stella del mattino” (2,28; 22,16). Gesù è Dio, Luce di grazia attraverso i Sacramenti (in particolare la Confessione e l’Eucaristia), di cui Maria è Madre. L’Epifania è il giorno in cui il credente coerente ritrova e rinnova la sua stella interiore in preghiera e giunge a contemplare in pienezza, come i Magi, il suo unico Signore Gesù Cristo Dio. Perciò l’unica Chiesa fondata da Cristo sull’immutabilità e infallibilità di Pietro (“Gesù Cristo è sempre lo stesso ieri, oggi e sempre!”) dedica il primo giorno dell’anno alla Madre di Dio e Regina della Pace, percorrendo “un’altra strada” (Mt 2,12) rispetto a quella di Gerusalemme.

Nella giornata del 6 gennaio, Epifania del Signore, Natale per i nostri fratelli ortodossi, la Chiesa annuncia il giorno della Pasqua, culmine e cuore della nostra fede: unico è il Mistero dell’Incarnazione e della Passione, Morte e Resurrezione del nostro Salvatore, che si è fatto piccolo, umile e obbediente fino alla Croce, per la salvezza di ogni uomo. «Tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo» (II lettura, Efesini): al principio della vita terrena di Gesù l’arrivo dei Magi, venuti da lontano «per adorare il Re dei Giudei che è nato», è figura della chiamata di tutte le nazioni alla vita nuova in Cristo.

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